<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974</id><updated>2011-12-15T03:35:10.864+01:00</updated><title type='text'>Libera Idea</title><subtitle type='html'>Il pensiero fa la grandezza dell'uomo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>66</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-1159520810184130457</id><published>2007-11-08T15:26:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T20:23:32.483+01:00</updated><title type='text'>Stupidario Rom</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Ry3WuS74gNI/AAAAAAAAADw/M_0BP_gG_Rc/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Ry3WuS74gNI/AAAAAAAAADw/M_0BP_gG_Rc/s320/images.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128991641490194642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="small"&gt;di Simonde de Sismondi - &lt;/span&gt;Il principale problema concernente l’immigrazione è costituito dai pregiudizi ideologici del “politicamente corretto”: questo consiste, come è già stato ampiamente studiato, in tutta una serie di censure e autocensure, linguistiche e ideologiche, che creano una sorta di barriera insormontabile tra la realtà dei fatti e la loro conoscenza, impedendo ogni serio contrasto dell’illegalità e della clandestinità. Non si tratta di un fenomeno ovviamente spontaneo ma creato a tavolino da un’accorta strategia europea che prende ispirazione da ambienti politici, media e mondo accademico progressista, il cui principale obiettivo è manipolare la normale percezione della realtà. Sul piano storico-culturale, Il politicamente corretto non è altro che una conseguenza della convinzione, propria dell’egualitarismo totalitario, secondo cui tutti gli uomini devono eliminare ciò che storicamente e culturalmente li differenzia, per riconoscersi in modelli di convivenza modellati su astratti schemi ideologici. La percezione delle inevitabili e insopprimibili differenze e la loro espressione linguistica sono considerate frutto di “pregiudizi” e di “ignoranza”.&lt;br /&gt;La conseguenza di tutto ciò, è la creazione di uno “stupidario” concettuale fondamentalmente vacuo e fasullo che si limita a ripetere generiche banalità e luoghi comuni e ad affrontare, in questo caso le complesse problematiche concernenti l’immigrazione in forme di giaculatoria penitenziale o di vieti slogan terzomondisti.&lt;br /&gt;Tipico esempio di questo “approccio” può essere considerato quanto detto nell’ambito del convegno, organizzato dall’associazione “Govanni XXIII” a Bologna il 19 ottobre scorso dal titolo “Diritti umani del popolo ROM: un popolo (sic) escluso dalla storia” da una delle relatrici, tale Francesca Zanetti docente di Scienze della Formazione (quante persone cercano di assumere un’aura di autorevolezza, presentando come “scientifiche” le loro idee e attività!) secondo cui “Parlare di Rom significa soprattutto parlare di diritti umani negati, perché vengono relegati fuori dallo spazio delle decisioni e delle politiche delle relazioni di una città”.&lt;br /&gt;Conformemente ad uno dei più triti luoghi comuni del terzomondismo, secondo cui il sottosviluppo è una conseguenza dello sfruttamento da parte dei paesi più sviluppati, anche secondo la relatrice i rom sono vittime dei pregiudizi dei benpensanti, perché privati di diritti e perché esclusi da fantomatiche “politiche delle relazioni della città”. D’altra parte, secondo le parole del moderatore del convegno, il giornalista Nelson Bova “ Vengono chiamati da tutti zingari che ormai (sic) è diventato sinonimo di sporco; ambiguo irrecuperabile. Della loro etnia è permesso parlare male, non c’è politically correct come c’è verso gli atri popoli… Degli zingari salviamo solo i bambini e ci indigniamo perché il comune li aiuta, preferendoli agli italiani.”&lt;br /&gt;Ovvia e logica conseguenza di queste affermazioni, come si vede, è l’inversione di ruoli tra vittime e carnefici: sono gli zingari le vere vittime e non gli altri. Anzi, conformemente al giulebbe marxistoide che caratterizza certa sociologia criminale da accatto, la delinquenza da loro perpetrata o è inesistente o conseguenza di un non meglio definibile disagio sociale, dovuto ovviamente alle vittime, e ai loro pregiudizi. Anzi, queste ultime, devono accettare le benevole attenzioni delle comunità Rom, farsi derubare, e nei casi peggiori, seviziare o torturare come giusta punizione dei loro pregiudizi allo stesso modo delle inermi vittime del terrorismo degli anni ’70, anch’esse punite perché “nemici della classe operaia” o “complici dello sfruttamento capitalistico”. D’altra parte, gli “zingari” come si evince dalle parole del suddetto Nelson Bova non devono esistere: sono semplicemente e genericamente abitanti della Romania, romeni appunto!  Definirli “zingari” significa esercitare una sorta di discriminazione: la criminalità, la precarietà, l’abusivismo che li caratterizza sparisce immediatamente eliminando questo termine e sostituendolo con quello di romeni. Poco importa poi, se questa demenziale manipolazione linguistica di stampo orwelliano porta di conseguenza la gente comune ad identificare tutti i rumeni con gli zingari. L’importante è salvaguardare la purezza Rom, la loro valenza mitica: infatti, il loro stile di vita, è, in quanto tale, una denuncia della mentalità borghese benpensante, in quanto alternativo al capitalismo e più generalmente alla vita civile. E sotto questo punto di vista sono molto utili alla perpetuazione di retoriche che in questo paese, permettono cospicue rendite di posizione politico-culturali. Per dimostrare il fallimento del capitalismo e alimentare le speranze del comunismo o del catto-pauperismo marxisteggiante, occorre mantenere in vita tutta una serie di “vittime” pronte ad essere esibite, quando necessario: non è importante risolvere i loro problemi, quanto legittimare la presenza di chi su questi riesce a costruire una carriera politica o accademica o una qualche visibilità mediatica.&lt;br /&gt;Come si vede, quella del convegno in questione è una lettura della realtà Rom ben più inficiata da pregiudizi e luoghi comuni di quella della cosiddetta gente comune, dei “borghesi” di cui, immaginiamo con grande vergogna, facciano parte anche i relatori che vi hanno preso parte. Si tratta di un’accozzaglia di cliché pseudo-progressisti di scarso se non nullo valore concettuale.&lt;br /&gt;Sostenere che “Parlare di Rom significa parlare di diritti umani negati perché vengono relegati fuori dallo spazio delle decisioni, delle politiche e delle relazioni della città, come ha fatto la professoressa Zanetti, è assolutamente fuorviante se non ridicolo. In realtà sono i Rom stessi che con i loro costumi di vita basati sull’occupazione disordinata del territorio, un territorio che per loro non vale nulla, e i loro stili di vita fondamentalmente parassitari e basilarmente malsani si pongono al di fuori di qualsiasi relazione civile e umana. Posto che per diritti umani non si intenda il privilegio di vivere al di fuori da elementari norme che regolano la convivenza civile (civile, non borghese), oppure avere piena libertà di danneggiare i beni e le persone altrui.&lt;br /&gt;In realtà i cosiddetti rom o zingari, oggi non sono altro che una delle tante categorie di persone che per vari motivi (studio, lavoro, persecuzione politica), si spostano dai loro luoghi di origine per cercare fortuna in altri paesi. Tuttavia, per quanto l’integrazione nei nuovi paesi sia ovviamente difficile per tutti, gran parte di loro cerca un lavoro stabile, una casa in cui abitare e si sforza di rispettare le leggi dei luoghi in cui va a vivere. La convivenza con gli abitanti originari - e, volendo, l’integrazione - è quindi verificabile e misurabile tramite parametri e punti di riferimento precisi. Ma nel caso dei rom tutto quanto questo è molto difficile se non impossibile.&lt;br /&gt;Pensare di integrarli in una qualche forma fornendo loro degli alibi esterni o pseudostorici, come quello della supposta negazione di loro diritti umani è, oltre che inutile, profondamente deleterio: questa gente ha bisogno di prender coscienza della propri marginalità e dei gravi limiti del loro stile di vita. Un’opera questa, come si vede, molto lunga, complessa e difficile. Solo a partire da qui è, per loro, possibile pensare, posto che lo vogliano, a una qualche forma di progresso e di integrazione. Viceversa, fornire loro, gratuitamente alloggi, campi ed altro o magari, come ha fatto il vice sindaco di Bologna Scaramuzzino nell’ambito di questo convegno, scusarsi di doverli allontanare dal territorio cittadino non significa altro che perpetuare la loro mentalità parassitaria, la loro marginalità ed esibire un buonismo di facciata che agli occhi di chi è estraneo a questo codice di valori appare come colpevole debolezza e come implicita autorizzazione a disporre delle persone e dei beni altrui a proprio piacimento.&lt;br /&gt;L’unico risultato che ottengono queste esibizioni di pseudo-anticonformismo da anime belle è quello di offendere le numerose vittime dello stato di anarchia, di impunità, e precarietà che l’endemica presenza di queste popolazioni comporta nel nostro paese: la lingua di legno del politicamente corretto, la comoda posa pseudo-progressista del difensore dei diritti rom nell’atmosfera ovattata dei congressi e delle aule universitarie, suonano semplicemente come atti di disinteresse, disprezzo se non odio.  Un’attitudine questa ben poco umana e ancor meno cristiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da www.legnostorto.com&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-1159520810184130457?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/1159520810184130457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=1159520810184130457' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1159520810184130457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1159520810184130457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/11/stupidario-rom.html' title='Stupidario Rom'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Ry3WuS74gNI/AAAAAAAAADw/M_0BP_gG_Rc/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-249844786532127980</id><published>2007-09-21T17:27:00.000+02:00</published><updated>2007-09-21T17:51:48.139+02:00</updated><title type='text'>Democrazia e concertazione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RuJrKBws6XI/AAAAAAAAADo/kO-6RWnssHg/s1600-h/Parlamento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RuJrKBws6XI/AAAAAAAAADo/kO-6RWnssHg/s320/Parlamento.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5107762747407133042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="small"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Andrea Amati&lt;/span&gt;   - &lt;/span&gt;Sono anni che ci affliggono con il dogma della concertazione.&lt;br /&gt;E' una di quelle parole che sembrano assurgere ad un rango superiore, come se fossero espressione di un valore assoluto, che diviene sconveniente se non addirittura oltraggioso sottoporre a critica o sollevare in dubbio. Si dirà, sono solo parole, come il poeta diceva: sono solo canzonette. Ma la martellante insistenza con cui il valore espresso da questa parola è esaltato, riverito, magnificato dal coro unanime del politically correct, la rendono insopportabilmente antipatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola concertazione ferisce per il camuffamento con il quale  è stata introdotta nel linguaggio comune ad opera della classe politica dominante. Il suo significato etimologico è quello di decisione concertata, ovvero frutto della collaborazione di tutte le parti, come gli elementi di un'orchestra che suona in concerto. Nella realtà politica essa consiste nell'accordo che i partiti politici al governo stipulano con i rappresentanti di interessi privati, espressione di "poteri forti" della società, al fine di evitare la loro reazione ostile in occasione di decisioni di governo che li riguardano. Di fatto si tratta di una oggettiva prevaricazione dei principi della democrazia parlamentare che, in teoria, come ci ricorda il Prof. Sartoris dalle paginme del Corriere (fondo del 6 settembre), sarebbero tuttora vigenti in Italia. La democrazia parlamentare prescrive che le decisioni che riguardano la vita del Paese siano prese a maggioranza da un gruppo di persone, i membri del Parlamento, a ciò specificamente eletti dalla generalità dei cittadini. Indipendentemente  dal sistema elettorale adottato, il Parlamento è l'espressione della comunità nazionale, attraverso il vincolo di rappresentanza dei suoi membri, e solo in quella sede dovrebbero prendersi le decisioni che riguardano la generalità dei cittadini-elettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la così detta concertazione, invece, i problemi  vengono non solo discussi (come sarebbe certamente accettabile) ma anche decisi fuori dalle aule del Parlamento, direttamente tra i rappresentanti di interessi particolari (gli imprenditori, i sindacati, le banche, le assicurazioni, i farmacisti, i sindacati del pubblico impiego, i magistrati, gli avvocati, gli abitanti della Val Susa) ed i rappresentanti dei partiti politici al governo. I partiti politici hanno trasformato, con logica clerico-marxista, le loro strutture organizzative da libere associazioni ad una sorta di confraternita monastica massonica, dove la difesa del potere acquisito prevale su ogni altro valore, ancorchè teoricamente tutelato dalla Carta costituzionale. In questo modo i leader dei partiti politici hanno assunto un potere enorme: ogni decisione viene presa direttamente con le formazioni sociali di volta in volta interessate, prescindendo dalla volontà del Parlamento, e portata  in Parlamento solo per la formale ratifica, imposta ai parlamentari dai leader dei rispettivi partiti senza che sia loro consentito alcun reale apporto critico. Solo per salvare le apparenze, o per meri tatticismi richiesti dai partiti, i Parlamentari fingono di discutere tra loro ma, alla fine, votano sempre in conformità degli ordini di scuderia, ovvero come ordinano gli organi dirigenti del proprio partito. E non possono fare altrimenti: se sgarrano il partito non consentirà la loro rielezione, con perdita di tutti i vantaggi ed i privilegi che ne conseguono. Anche loro tengono famiglia. Isolati casi di parlamentari che, anche nel recente passato, hanno osato mostrare un po’ d'indipendenza dai rispettivi partiti sono stati esposti al pubblico ludibrio, additati con disprezzo da tutta la cosca massonico-monastica della politica italiana, e dai media,  finchè li stessi non hanno fatto pubblica ammenda e sono tornati a svolgere obbedienti il loro ben remunerato ruolo di onorevoli votatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'affermarsi della concertazione, il Parlamento è divenuto un mero votatoio, tanto che se possono, i parlamentari ci vanno il meno possibile, facendosi sostituire da "pianisti" che votano sottobanco per loro conto: per votare come comanda il partito ci si può ben fare sostituire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la concertazione non mortifica solo il ruolo costituzionale dei parlamentari, esautorandoli dal loro ruolo specifico di rappresentanti dell'intera comunità nazionale e, dunque, anche delle corporazioni, delle chiese, delle logge e financo delle cosche, emarginandoli al ruolo di esecutori di ordini di voto,  essa mortifica, se non addirittura annulla, anche le competenze del Governo, che avrebbe il compito di dirigere  la pubblica amministrazione. La concertazione ha spostato anche questa attività dalle stanze del Governo, inteso come organo indipendente dal Parlamento e dai partiti politici, a quelle dei rappresentanti dei partiti che lo sostengono: infatti i membri del Governo (i singoli ministri, viceministri e sottosegretari) sono nominati con logica spartitoria (manuale Cencelli) tra i leader dei partiti o esponenti ad essi strettamente legati. E così i singoli ministeri divengono l'area riservata di azione del partito del ministro, viceministro e sottosegretario la cui principale preoccupazione diviene quella di compiacere, grazie al potere conseguito, il più grande numero possibile di categorie, enti, organizzazioni comitati ed individui, al fine di garantire un buon risultato elettorale al proprio partito. Anche questi traffici sottobanco vengono pomposamente definiti concertazione. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bruno Vespa una volta disse con orgoglio che la sua trasmissione televisiva era definita il terzo ramo del parlamento. Non si era accorto che la sua trasmissione, al pari di altre trasmissioni d'intrattenimento politico di successo, sono divenute l'unico vero luogo di discussione politica, dove i politici possono davvero esporre le proprie idee ed i propri progetti. Con il limite, tuttavia, che lo share televisivo non attribuisce alcun potere decisionale e l'apprezzamento popolare su questo o quel punto oggetto di discussione si esaurisce necessariamente con la memoria della trasmissione, lasciando, al più, un sentimento di simpatia generica nei confronti di questo o quel politico, con l' effetto, auspicato, di spostare qualche voto in sede elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza, il Parlamento ed suoi parlamentari non servono più a nulla. La discussione politica avviene pubblicamente, per mezzo dei media, ma serve solo a fare specchietto per le allodole, per guadagnare generica simpatia e dunque voti. Le vere decisioni  sono prese in "concertazione" fuori dal Parlamento, direttamente tra i dirigenti dei partiti e qualunque forma di aggregazione sociale che dimostri di avere sufficiente seguito: lo scopo è sempre lo stesso, "muovere" voti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da legnostorto.com&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-249844786532127980?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/249844786532127980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=249844786532127980' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/249844786532127980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/249844786532127980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/09/democrazia-e-concertazione.html' title='Democrazia e concertazione'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RuJrKBws6XI/AAAAAAAAADo/kO-6RWnssHg/s72-c/Parlamento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-5531166746929667351</id><published>2007-09-17T11:43:00.000+02:00</published><updated>2007-09-17T11:39:17.067+02:00</updated><title type='text'>Assistenzialismo e assistenza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rt7BBBws6WI/AAAAAAAAADg/lmJ7lho2DYQ/s1600-h/socialismo_psdi.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rt7BBBws6WI/AAAAAAAAADg/lmJ7lho2DYQ/s320/socialismo_psdi.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106731250881456482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="small"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Barbara Di Salvo&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;Come spesso accade quando si aggiunge il suffisso -ismo e si passa dalla realtà all’astrazione, dalla pratica alla teoria, il risultato cambia, e notevolmente, in peggio. &lt;p&gt;Ecco che l’assistenza, un comportamento umano dei più nobili, si trasforma irrimediabilmente nella sua caricatura, l’assistenzialismo, non più attività pratica, ma pura dottrina, non più comportamento razionale, ma dogma morale.Per quanto possiamo essere delle bestie, non esiste essere umano che non sia istintivamente portato a fornire assistenza a chi si trova in stato di pericolo o necessità.Certo, c’è chi ha uno spirito più eroico, ma neppure il peggiore dei cinici, se non affetto da gravi disturbi psichici, lascerebbe morir di fame una persona a lui cara, anche solo il proprio figlio.L’unica differenza tra l’eroe e il cinico è che il primo aiuta anche gli sconosciuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è questa la sede per filosofeggiare sul perché lo faccia, ma va dato atto al cristianesimo di aver fornito un forte motivazione agli esseri umani: la conquista del Paradiso.Ora, che il clero ci abbia marciato sopra non lo metto certo in discussione, ma negare che i cristiani siano, per motivazioni prettamente religiose, più portati a dare assistenza ai bisognosi mi sembra francamente eccessivo anche per il più convinto degli atei.Non si può che rispettare una Madre Teresa, un Padre Pio, il prete di periferia o la dama della San Vincenzo che hanno dedicato la loro vita ad aiutare il prossimo.Ognuno di questi credenti avrà avuto le proprie motivazioni, ma va riconosciuto il merito a Cristo ed alle religioni da lui discendenti di aver saputo convogliare il naturale egoismo in comportamenti altruistici.&lt;br /&gt;L’egoismo, infatti, in questi casi non scompare, viene incanalato al servizio degli altri, ma la motivazione di fondo resta sempre egoista: la salvezza eterna è solo ed esclusivamente del singolo benefattore, mica del beneficiato.Con questo certo non critico gli altruisti cristiani, anzi tanto di cappello a chi li ha inventati. Ribadisco solo quanto sia profondamente sbagliato demonizzare l’egoismo ed osannare l’altruismo, visto che il secondo senza il primo neppure esisterebbe. Cosa si sono inventati, invece, il socialismo e il comunismo (altri due -ismi che rendono astratti, dottrinari, dogmatici e, quindi, peggiori due bei concetti come socialità e comunione)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assistenzialismo, l’altruismo senza egoismo, aiutare gli altri senza aiutare noi stessi, o peggio facendoci del male.Pura astrazione, semplice demagogia, favole per creduloni, ancora convinti che l’aiuto dell’altro possa essere imposto per legge e l’ego possa essere abolito per decreto.In qualche modo dovevano soppiantare una religione e ne hanno costruita un’altra dove l’unico dio terreno è il bisognoso, il debole, lo straniero, il povero, che vanno aiutati in ogni modo, costi quel che costi, qualunque siano le conseguenze.Poco importa se negando alla radice l’egoismo, invece di convogliarlo come ha fatto Cristo, si finisce per rimanerne vittima. Uno può anche non credere al diavolo, ma il giorno che se lo trova davanti, pensa di cavarsela dicendogli “tu non esisti”?  E i risultati di tanta stupidità e miopia sono sotto gli occhi di tutti. Ma loro, niente, non mollano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora insistono con la redistribuzione del reddito, con la spesa sociale incontrollata, con l’accoglienza indiscriminata di qualsiasi derelitto, ancora distruggono ogni risorsa del Paese per far vivere di rendita gli egoisti approfittatori.Questo perché contraddirebbero se stessi se ammettessero che l’egoismo non è solo nel ricco, ma anche nel povero che se ne approfitta per vivere di rendita.Così non si preoccupano di aiutare il bisognoso ad uscire dalla miseria, ma sono ben lieti di lasciarcelo, pur di continuare a soddisfare il proprio ego facendo i generosi coi nostri soldi e comprarsi così il loro consenso. È così che lo Stato, invece di agevolare l’assistenza sociale svolta dai privati, qualunque sia la motivazione che li spinge, dalla religione al lucro, ha la presunzione di poter fare a meno di questi enti, di potersi sostituire a loro e poter divenire esso stesso una religione.Ma sì, eliminiamo i privilegi della Chiesa, facciamo pagare l’ICI agli oratori e alle scuole cattoliche. Basta con questi regali ai preti che hanno tanti miliardi che potrebbero sfamare l’Africa. Applichiamo anche a loro i principi europei della libera concorrenza. Che competano anche loro nel lucroso business delle onlus. Oh, mi si dice dalla regia che anche le onlus non pagano l’ICI.Quindi dov’è il privilegio?E i centri sociali la pagano?Ne dubito visto che sono okkupati e, quindi, non pagano neppure l’affitto.E gli incassi del bar e dei concerti che ci fanno dentro sono tassati?Neppure quelli?E tutte le associazioni culturali, i club sportivi, e tutte quelle altre organizzazioni che si occupano di assistenza, previdenza, sanità, formazione, accoglienza, cultura ricreazione e  sport?Nemmeno loro?Quindi, non è un’esenzione data solo alla Chiesa?Ah, vale per tutte le confessioni religiose? Quindi, neppure le moschee e i centri culturali tibetani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma tu guarda. No, questo no. Pure loro? Non ci posso credere.... pure i sindacati e i partiti politici!Sono equiparati a onlus senza fini di lucro? Ma dai, è uno scherzo. Partito e sindacato senza fine di lucro è una contraddizione in termini.Ma davvero è proprio così?Quindi, volete dirmi che i sindacati come la CIGL, con 3.000 sedi in Italia, la CISL con 5.000 o la UIL, con un patrimonio immobiliare di 35 milioni di euro, non pagano un centesimo di ICI?Quello stesso patrimonio immobiliare delle corporazioni fasciste che è stato loro letteralmente regalato?Gli stessi immobili di cui non si conosce neppure l’esatto numero, perché i sindacati non sono obbligati a presentare un bilancio, in cui vengono investiti i miliardi che sottraggono a pensionati, lavoratori, Inps e Stato? Quindi, la sintesi è, in nome di un presunto privilegio anticoncorrenziale, i partiti, amici dei sindacati, che hanno inventato l’assistenzialismo stanno cercando di togliere a chi fa assistenza un’esenzione fiscale di cui loro stessi beneficiano?Questa sì che è concorrenza sleale.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da www.barbaradi.splinder.com&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-5531166746929667351?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/5531166746929667351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=5531166746929667351' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/5531166746929667351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/5531166746929667351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/09/assistenzialismo-e-assistenza.html' title='Assistenzialismo e assistenza'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rt7BBBws6WI/AAAAAAAAADg/lmJ7lho2DYQ/s72-c/socialismo_psdi.gif' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-612191356456403834</id><published>2007-09-08T11:59:00.000+02:00</published><updated>2007-09-08T11:30:05.713+02:00</updated><title type='text'>La Turchia e l'idiozia della vecchia Europa</title><content type='html'>&lt;a style="font-style: italic;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RtqJsRws6UI/AAAAAAAAADQ/_oF4QJi2a0U/s1600-h/irandonna.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RtqJsRws6UI/AAAAAAAAADQ/_oF4QJi2a0U/s320/irandonna.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5105544521352800578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Carlo Panella - &lt;/span&gt;L’elezione di Abdullah Gul a presidente della Turchia pone il sigillo alla sconfitta piena e totale del kemalismo con conseguenze straordinarie non solo per il quadro politico mediterraneo, ma anche per la riflessione dottrinale sull’Islam nella modernità. Per imporre il laicismo, per “esportare la democrazie europea”, fortemente influenzato dal pensiero massone e mazziniano (i Giovani Turchi copiarono il nome dalla Giovane Italia). Kemal Atatürk abolì il califfato e il sultanato, sciolse tutte le confraternite religiose e ne confiscò gli immensi beni, abolì la shari’a e la sostituì col codice penale Rocco e quello amministrativo di Neuchâtel e abolì anche l’alfabeto arabo (scritto da destra a sinistra) e impose quello latino, con una cesura drammatica che impedì ai turchi la lettura dei testi nella vecchia scrittura (di fatto, la censura totale sulla cultura islamica). Atatürk pose infine l’esercito nazionale a guardia della laicità, sovraordinandone il potere a tutte le istituzioni (nove anni fa una parlamentare fu privata del mandato per la sola colpa di indossare il hijab in aula). Una riforma che ha riscosso per 80 anni universale approvazione, tanto che da sempre molti studiosi (Bernardi lewis tra questi) la indicano come l’unica in grado di coniugare –con la sua violenza riformatrice- Islam e modernità .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passati 83 anni, il kemalismo, oggi è morto. Per via democratica la “vecchia talpa musulmana” ha sbriciolato tutti i vincoli che tenevano l’Islam ai margini del potere e l’Akp, un partito moderno e moderato, ma integralmente musulmano, è stato scelto dal popolo turco quale detentore di tutto il potere politico: governo e presidenza della repubblica. Il fallimento del modello di stato laico kemalista, pur legittimato dalla straordinaria vittoria militare di Atatürk contro l’invasione greco-inglese del 1920-22 (a cui partecipò pure l’Italia), costituisce oggi la prova provata che nessun modello, nessuna dottrina politica di marca laico-occidentale riesce comunque a imporsi nelle società islamiche. Momento di riflessione capitale non solo per l’Iraq, ma anche per l’Iran, là dove l’esperienza turca indica che solo una proposta politica democratica in ambito musulmano potrà riuscire a accumulare sufficiente consenso popolare per rovesciare la dittatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il fallimento del kemalismo, suona soprattutto da monito, inascoltato, alla misera cultura politica dell’Europa. E’ stata infatti l’Ue a fare a Erdogan l’immenso favore di “imporgli” la eliminazione del potere sovraordinato al governo dei militari, fedeli e democratici custodi della laicità. E’stata l’Ue a pretendere l’idiota applicazione meccanica dei “criteri di Copenhagen” (pensati per guidare alla democrazia i paesi ex comunisti, non certo quelli musulmani) che hanno permesso al antilaicista Erdogan di impadronirsi, grazie al voto del 46,5% degli elettori, di tutto, assolutamente tutto il potere. Ora, l’esercito turco, l’unico al mondo a aver fatto tre golpe pienamente democratici, non ha più potere politico e non può più fare da guardia al laicismo. L’Ue, può solo portare i ceri alla madonna: l’Akp di Erdogan e Gul –anche grazie al golpe militare del 1997- è un partito pienamente democratico. Ma le prossime elezioni potrebbero essere vinte dai Fratelli Musulmani, o dai fondamentalisti. Come in Algeria. E si sa come è finita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da www.carlopanella.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-612191356456403834?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/612191356456403834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=612191356456403834' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/612191356456403834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/612191356456403834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/09/la-turchia-e-lidiozia-della-vecchia.html' title='La Turchia e l&apos;idiozia della vecchia Europa'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RtqJsRws6UI/AAAAAAAAADQ/_oF4QJi2a0U/s72-c/irandonna.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-4999093396291599096</id><published>2007-08-30T17:24:00.001+02:00</published><updated>2007-08-30T17:26:25.323+02:00</updated><title type='text'>La licenza di molestare soluzione all'italiana</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RtbhRhws6TI/AAAAAAAAADI/xnwEjFZ5ido/s1600-h/stranieri.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RtbhRhws6TI/AAAAAAAAADI/xnwEjFZ5ido/s320/stranieri.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5104514918907701554" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="small"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Michele Brambilla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; - Visto che Fiorello e Baldini hanno annunciato che quest’autunno non replicheranno il loro esilarante programma radiofonico, la Rai si è prontamente rifatta ingaggiando un comico che a quei due là, Fiorello e Baldini appunto, gli fa un baffo. &lt;p&gt;Si chiama Pino Sgobio e di secondo mestiere fa il capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera. Come comico Rai ha esordito ieri mattina a Radio Anch’io, in onda su Radiouno, esibendosi in uno sketch che ha rapidamente oscurato il sarchiapone di Walter Chiari, la lettera alla malafemmina di Totò e Peppino, la brioche nel cappuccino alla Candid Camera di Nanni Loy.&lt;br /&gt;Si parlava di lavavetri, e dell’ordinanza emessa dal Comune di Firenze per mettere costoro nelle condizioni, se non di non nuocere più, perlomeno di seccare il meno possibile. Dopo che l’assessore alla Vivibilità e alla Sicurezza Graziano Cioni aveva spiegato le ragioni del provvedimento, Sgobio ha preso la parola e - dopo un’altissima dissertazione sul tema «punire i lavavetri è di destra o di sinistra?» - ha buttato l’asso, la proposta equa e solidale: occorre, ha detto testualmente, «un regolamento per rendere legale l’attività di lavavetro». E poco dopo: bisogna «regolamentare il lavoro, rilasciare delle licenze... Una concessione comunale come ce ne sono molte altre... Sarebbe stato sconfitto il problema del racket e avremmo avuto una mappa legale». Parole che hanno lasciato di sale perfino il conduttore, il bravo Stefano Mensurati, che non è riuscito a mantenere il suo consueto ruolo super partes e ha manifestato un certo stupore.&lt;br /&gt;Ma, siccome è una persona educata, Mensurati ha usato - per definire la proposta di Sgobio - un termine, «originale», che sarebbe andato benissimo in qualsiasi Paese, ma purtroppo non in Italia. Da noi bizzarrie come quelle udite ieri dalla bocca del capogruppo dei Comunisti italiani non sono ahimè originali, ma una desolante consuetudine.&lt;br /&gt;Nel 1992, l’allora ministro delle Finanze Rino Formica ebbe una non meno grottesca idea per porre fine alla piaga del contrabbando: «Con sincerità - disse ai microfoni di Mixer - voglio fare una proposta ai contrabbandieri: consegnino i mezzi e noi li acquisteremo: contemporaneamente stabiliremo un piano per il loro assorbimento», dove per «loro» non si intendeva i mezzi ma i contrabbandieri, e per «assorbimento» un’assunzione da parte dello Stato come lavoratori dipendenti. «I contrabbandieri sono circa 20-25mila - spiegò Formica - e se l’Italia ha assorbito 25mila albanesi non credo che avremo problemi ad assorbire i contrabbandieri».&lt;br /&gt;Ma sì: assorbiamo tutto, noi italiani, a cominciare dalle sciocchezze di una demagogia politicamente corretta che vuole illuderci che chi vive di espedienti, o di reati, si redimerebbe all’improvviso se dovesse timbrare un cartellino. Che s’illude, peggio ancora, di eliminare l’illegalità rendendola legale.&lt;br /&gt;È una cultura che abbiamo visto molte volte all’opera. Gli autonomi occupano le case? Facciamo una convenzione con il Comune così l’occupazione non è più abusiva. L’immigrazione clandestina? Ecco una sanatoria. Gli abusi edilizi? Un bel condono. I brigatisti latitanti? Ma ci vuole l’amnistia, che diamine: in fondo è il momento di una pacificazione nazionale.&lt;br /&gt;Alla fine succede che chi prima la fa sporca, poi la fa franca. Lo abbiamo visto recentemente anche in situazioni che avevano come protagonisti non dei delinquenti, ma dei cittadini spinti da nobili ideali quali lo spostare in altri Comuni abitati da altri cittadini una discarica o i binari della Tav: hanno protestato, bloccato strade e autostrade, in qualche caso tirato un po’ di pietre addosso ai carabinieri, insomma hanno anche faticato, però alla resa dei conti l’hanno avuta vinta.&lt;br /&gt;Passi pure, la proposta di Sgobio: vedremo se i fiorentini riterranno meno molesti i lavavetri con licenza di molestare. Dopo di che, aspettiamoci di tutto: le rapine in villa regolamentate dal ministero degli Interni, gli stupri da quello delle Pari opportunità, la mafia da una rediviva Cassa per il Mezzogiorno. Quanto agli usurai, l’ideale sarebbe fornirli di regolari sportelli in cambio di una bella ritenuta d’acconto, in fondo hanno sempre bisogno, all’Agenzie delle entrate.&lt;/p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da IlGiornale&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-4999093396291599096?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/4999093396291599096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=4999093396291599096' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/4999093396291599096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/4999093396291599096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/08/la-licenza-di-molestare-soluzione.html' title='La licenza di molestare soluzione all&apos;italiana'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RtbhRhws6TI/AAAAAAAAADI/xnwEjFZ5ido/s72-c/stranieri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-7156495535837457901</id><published>2007-07-31T10:39:00.001+02:00</published><updated>2007-07-31T10:42:33.951+02:00</updated><title type='text'>Il vizio dei soldi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rq71d9Px9YI/AAAAAAAAADA/HE6skl37dgc/s1600-h/profit.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rq71d9Px9YI/AAAAAAAAADA/HE6skl37dgc/s320/profit.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093278123608372610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Massimo Gramellini &lt;/span&gt;- Dopo aver saputo che un parlamentare sposato del suo cattolicissimo partito aveva trascorso la notte in albergo con una squillo, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa ha proposto di aumentare lo stipendio dei politici, per consentire loro di trasferire a Roma anche la moglie e i figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era dai tempi di Maria Antonietta che un potente non pronunciava una frase così impopolare. E lui l’ha pronunciata proprio adesso, quando i costi del Palazzo fanno venire l’orticaria a tutti gli italiani, tranne quelli che nel Palazzo, o alle sue spalle, vivono. D’altronde, il braccio armato di Casini è da sempre molto attento alle politiche della Famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua testa, il deputato italiano non è un’ameba come certi colleghi europei che lavorano per cifre di gran lunga inferiori e la notte sono capacissimi di andare a letto amoreggiando con i dossier. Il deputato italiano è un galletto ruspante. Nessuno può pretendere che si sorbisca tre, talvolta addirittura quattro giorni di attività fuori sede, senza che i suoi ormoni comincino a urlare per lo spavento. E se, rincasando la sera dopo un'estenuante seduta alla buvette, non trova la sacra famiglia a dirottarne gli ardori verso il lieto fine, diventerà per lui inevitabile imboccare la strada del vizio, dalla quale potrà uscire in retromarcia con un ben dosato mix di avemarie e paternoster.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, a rileggerla in controluce, l'affermazione di Cesa non è poi così impopolare. Riecheggia un luogo comune diffusissimo nel nostro Paese: che i soldi costituiscano un freno al vizio. Quando il dipendente della nota ditta di occhiali viene sorpreso a rivenderli per strada a metà prezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oquello dell'azienda di telefonini ad affittare a un extracomunitario l'apparecchio che ha in dotazione per fargli chiamare casa dall'altra parte del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O quando l'usciere di un ministero, e qualunque altro soggetto che abbia uno spicchio di potere sulle nostre vite, pretende di essere oliato per far viaggiare o deragliare una certa pratica. In tutti questi casi e in mille altri ancora, la reazione della categoria interessata è la stessa dell'onorevole Cesa: se guadagnassimo di più, potremmo permetterci il lusso di peccare di meno. Un ragionamento che avrebbe persino un suo fascino, non fosse che i grandi viziosi sono quasi sempre dei miliardari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da La Stampa&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-7156495535837457901?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/7156495535837457901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=7156495535837457901' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/7156495535837457901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/7156495535837457901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/07/il-vizio-dei-soldi.html' title='Il vizio dei soldi'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rq71d9Px9YI/AAAAAAAAADA/HE6skl37dgc/s72-c/profit.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-644506076133593403</id><published>2007-06-27T08:47:00.000+02:00</published><updated>2007-06-27T09:04:42.690+02:00</updated><title type='text'>Le nostre ambiguità</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RnYqoBk12tI/AAAAAAAAACw/P_SWqCXwsJU/s1600-h/liibanon.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RnYqoBk12tI/AAAAAAAAACw/P_SWqCXwsJU/s320/liibanon.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5077292497012906706" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Magdi Allam&lt;/span&gt; - E' vero che l'Italia non è considerata uno Stato credibile da parte di Israele e del governo libanese? E' vero che abbiamo sottoscritto un patto segreto con la Siria per salvare la pelle ai nostri 3 mila soldati dispiegati in Libano da un attentato dell'Hezbollah o di Al Qaeda? La rivelazione su un possibile accordo segreto tra D'Alema e Assad che impegnerebbe il nostro Paese a porre fine all'isolamento internazionale della Siria in cambio della garanzia che l'Hezbollah non compirà attentati, è stata smentita dal nostro ambasciatore a Tel AvivDeBernardin che ha assicurato che la notizia diffusa dall'edizione online del quotidiano israeliano Haaretz non è riconducibile a «fonti israeliane autorizzate ».  &lt;div class="p"&gt;Ma certamente la questione della sicurezza del nostro contingente inquadrato in seno all'Unifil è stata al centro dei colloqui che D'Alema ha avuto con Assad lo scorso 5 giugno a Damasco. Il nostro ministro degli Esteri ha additato nella «presenza di gruppi legati ad Al Qaeda, il «pericolo maggiore» per i nostri soldati. E ha lasciato intendere che la collaborazione dell'Hezbollah e diHamasè stata determinante nell'azione di prevenzione del pericolo. Così come è altrettanto certo che la Siria ha sollevato con forza la questione dell'istituzione del Tribunale internazionale sull'assassinio dell'ex premier libanese Rafiq Hariri, che vede imputata la leadership siriana. D'Alema a Damasco si è prodigato nel rassicurare i siriani che il Tribunale «non è diretto contro uno Stato» e che comunque «non partirà subito. &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt;L'impegno italiano a contenere l'ostilità nei confronti della Siria, è riemerso nel giorno dei funerali a Beirut del deputato anti-siriano Walid Eido, ucciso in un attentato all'auto- bomba il 13 giugno, sostenendo la nostra contrarietà a fare «l' elenco dei buoni e dei cattivi». Una posizione controcorrente rispetto a quella degli Stati Uniti e del governo libanese che hanno addossato la paternità dell'attentato alla Siria. La posizione dell' Italia è risultata in contrasto con quella del governo libanese anche sulla cruciale questione del riarmo dell' Hezbollah. Mentre il 14 giugno un memorandum dello Stato maggiore dell'Esercito libanese, reso noto dall'inviato dell'Onu per il Medio Oriente Terje Roed-Larsen, ha accusato la Siria di aver fornito illegalmente armi all' Hezbollah nel Libano meridionale, lo stesso giorno il generale Claudio Graziano, comandante dell'Unifil, ha controbattuto che «nella mia area operativa non vi è alcuna attività ostile aperta e non vediamo alcun riarmo». &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt;L'atteggiamento italiano risulta in contrasto con quello del premier Siniora che ha accusato i servizi segreti siriani di manovrare i terroristi binladiani di Fath Al Islam, di Saad Al Hariri che ha lanciato un appello ai Paesi arabi a «boicottare il regime terrorista siriano», e di Walid Jumblatt che ha definito il regime di Assad «una banda di assassini», ammonendo che «americani ed europei commettono un tragico errore flirtando con Assad ». Ciò che probabilmente sfugge a Israele e al governo libanese, è che per la verità non vi è alcuna novità nell'atteggiamento dell'Italia nei confronti della Siria e della strategia di prevenzione del terrorismo. D'Alema non sta facendo altro che perpetuare una prassi consolidata sin dagli anni Settanta quando esplose il fenomeno del terrorismo palestinese su scala internazionale. Ricordo come nel 1983 mi trovai al seguito dell'allora ministro degli Esteri Andreotti in una visita a Damasco del tutto simile a quella recente di D'Alema nello spirito e negli obiettivi. &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt;E non fu affatto un caso che il contingente italiano inviato a Beirut a protezione dei civili palestinesi dopo l'evacuazione dei fedaiyin di Arafat, fu l'unico a non essere colpito dagli attentati dell'Hezbollah che, proprio allora, inaugurò il fenomeno dei kamikaze islamici. I soldati italiani furono risparmiati in virtù di un accordo segreto con i servizi segreti siriani, che si fecero garanti del comportamento dell'Hezbollah e del loro sponsor principale, l'Iran di Khomeini. Così come non c'è alcuna novità nell'impegno dell'Italia a sdoganare i regimi dittatoriali arabi. Il caso di maggior successo è stato quello della Libia di Gheddafi che, dopo anni di isolamento internazionale per la sua responsabilità nelle stragi di Lockerbie del 1988 e dell'aereo Uta esploso nei cieli del Niger nel 1989, ha potuto riscattare una verginità politica grazie all'impegno dei governi italiani di sinistra e di destra. &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt;Probabilmente oggi è maggiormente accentuata una connotazione dell'Italia al fianco di Siria, Iran, Hezbollah e Hamas. Non può non lasciare perplessi il fatto che la Farnesina non abbia né condannato il sanguinoso golpe militare di Hamas a Gaza né dato il suo appoggio al nuovo governo costituito dal presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen. Quindi se è vero che l'Italia perde il pelo ma non il vizio nel flirtare con stati spesso sponsor del terrorismo, teniamo però presente che oggi il nemico non sta solo al di là dei confini ma ce l'abbiamo fin dentro casa nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-644506076133593403?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/644506076133593403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=644506076133593403' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/644506076133593403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/644506076133593403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/06/le-nostre-ambiguit.html' title='Le nostre ambiguità'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RnYqoBk12tI/AAAAAAAAACw/P_SWqCXwsJU/s72-c/liibanon.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-3131151765928969105</id><published>2007-06-20T10:05:00.000+02:00</published><updated>2007-06-20T10:08:00.830+02:00</updated><title type='text'>Pace in cambio di pace</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RnjgGRk12uI/AAAAAAAAAC4/9HJn9cmf0A0/s1600-h/islam.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RnjgGRk12uI/AAAAAAAAAC4/9HJn9cmf0A0/s320/islam.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5078054978261998306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="small"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Deborah Fait&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;E' molto difficile capire  quello che passa nella testa  di Abu Mazen.&lt;br /&gt;E' appena uscito da una guerra civile che non e' ancora finita, ha sulle spalle la responsabilita' di essere stato per tutti questi anni, dalla morte del suo infame predecessore, una specie di mummia e adesso, appena fatto il nuovo governo a Ramallah, ecco che, tutto ringalluzzito,  incomincia  a spiattellare le sue pretese. Chiede soldi, chiede aiuti, chiede la liberazione dei prigionieri e, anatema, vuole che Israele rilasci un  pluriassassino condannato a 5 regastoli, quel Marwan Barghouti, capo dei Tanzim, la famigerata polizia di Arafat, dalle cui fila sono usciti molti degli assassini suicidi che hanno fatto stragi in Israele.&lt;br /&gt;La nuova situazione seguita al "colpo di stato" di hamas a Gaza crea nuove speranze e la possibilita' di avere diversi rapporti con il nuovo governo di Ramallah.&lt;br /&gt;Israele ha fatto capire chiaramente di essere disposto a trattare con Abu Mazen purche' Hamastan venga isolato e non possa piu' nuocere alle possibilita' di pace e purche', aggiungo io,  Abu Mazen non voglia  cose che nessun politico  di un paese aggressore e terrorista puo' avere la faccia tosta di pretendere.&lt;br /&gt;Personalmente non sono ottimista, i palestinesi sono palestinesi e quelli di Ramallah sono gli stessi che ballavano per le strade e nelle piazze ogni volta che un kamikaze faceva strage in Israele.&lt;br /&gt;Sono gli stessi che a Gaza, in questi giorni,  hanno commesso atrocita' inenarrabili, entrando nelle case, sparando a bruciapelo a famiglie intere, gettando dal 15simo piano  di un edificio giovani legati mani e piedi, sparando per le strade sulla folla.&lt;br /&gt;I palestinesi sono sempre quelli dell'assassinio cumulativo, sparare nel mucchio , far esplodere autobus e bar e ristoranti con le loro stramaledette bombe umane.&lt;br /&gt;I palestinesi sono ancora quelli educati all'odio e alla ferocia dalla scuola materna fino al giuramento  davanti al Corano e al kalashnikof  con la fascia verde dell'Islam sopra il passamontagna nero e il giubbotto esplosivo stretto al petto.&lt;br /&gt;Non credo che quelli di Ramallah siano diversi.&lt;br /&gt;Vogliamo dargli una chance? benissimo ma sono loro che devono ascoltare le nostre richieste, non noi le loro. Chi ha sempre aggredito e rifiutato ogni dialogo per obbedire agli ordini di Arafat "gettare gli ebrei in mare",  adesso deve accettare le decisioni altrui , chi ha educato i propri figli a diventare assassini deve  chinare la testa  e dimostrare di voler cambiare.&lt;br /&gt;I palestinesi sono sempre stati abituati a pretendere, sono stati viziati dai loro ammiratori sparsi per il mondo, qualsiasi cosa facessero, qualsiasi atrocita' commettessero era scusata e capita in nome dell'"occupazione", in nome della favoletta fatta diventare realta' dalla propaganda  di "popolo cui i perfidi ebrei hanno rubato la terra".&lt;br /&gt;Adesso basta!&lt;br /&gt;Adesso si spera che il mondo, che ha sempre guardato altrove quando le atrocita' e la barbarie venivano fatte contro Israele, capisca, non puo' non aver visto che la barbarie fa parte della loro cultura al punto che possono trucidare la loro stessa gente, bambini compresi.&lt;br /&gt;Chissa' se i pacifinti, adesso cosi' silenziosi, ( vergogna? Imbarazzo?) si rendono conto di che genere di gente hanno protetto finora.&lt;br /&gt;Chissa' se quei delinquentucoli che bruciavano bandiere urlando "palestina libera- Palestina rossa" riusciranno a capire che la loro Palestina altro non era che un crogiuolo di criminali assassini e che potrebbe nascere una nuova Palestina soltanto se quei criminali assassini verranno isolati a Gaza come a Ramallah.&lt;br /&gt;Chissa' se qualcuno ammettera' che la Palestina , per poter avvicinarsi ad  essere una democrazia, non potra' mai essere rossa come vorrebbero i figli di Arafat, i vari Diliberto, Agnoletto e loro seguaci urlanti, ne' rossa come  il sangue sparso da hamas, men che  meno rossa come il sangue dei nostri figli.&lt;br /&gt;La nuova Palestina  dovra' adottare il colore del lavoro, della convivenza, del rispetto e della liberta' se no morira' per sempre.&lt;br /&gt;Mi torna alla mente l'aneddoto su Sharon durante un pranzo con Condoleeza Rice nella sua fattoria nel Neghev.&lt;br /&gt;Sharon elencava a una sorpresissima Condoleeza tutte le disgrazie dei palestinesi , poveri , governati male, bisognosi di tutto, succubi di una dittatura.... "Peccato che siano anche , disse a un certo punto Sharon e, rivolgendosi  al suo segretario gli chiese, facendogli andare per traverso l'avocado che stava gustando, "come si dice in inglese  assetati di sangue e traditori?"&lt;br /&gt;A questo punto e' stato il turno di Condie di farsi andare per traverso l'avocado.&lt;br /&gt;Nessuno conosceva i palestinesi meglio di Sharon, li aveva combattuti, salvati dalle stragi arabe contro di loro, li aveva come vicini di casa. Li conosceva come le sue tasche e non si faceva troppe illusioni!&lt;br /&gt;Bene,   i palestinesi, almeno quelli del West Bank,  devono cessare di essere assetati di sangue e traditori  se vogliono entrare a far parte del consesso civile, devono dimenticare la scuola dell'odio di Arafat e soprattutto devono piantarla di mendicare soldi per produrre morte .&lt;br /&gt;E Gaza?  Gaza continua ad essere mantenuta da Israele che la rifornisce di acqua, elettricita', cibo, medicinali.&lt;br /&gt;Paradossalmente chi dichiara apertamente di volere la distruzione di Israele accetta gli aiuti dal Paese che vuole eliminare.&lt;br /&gt;Perche' non li aiuta l'Egitto?  Perche' un paese arabo non si decide di  soccorrere altri arabi?&lt;br /&gt;Perche' l'Egitto non si riprende Gaza? ormai tutti hanno capito che quelli la' non potranno mai diventare una nazione, sono dei barbari , degli inetti incapaci di autogestirsi.&lt;br /&gt;Gaza va isolata o hamas va distrutto non ci sono altrenative.&lt;br /&gt;E finiamola di chiedere a Israele di dare, di fare, di mantenere.&lt;br /&gt;Adesso si parla , sempre piu' insistentemente, di restituire il Golan alla Siria in cambio della cessazione del terrorismo.&lt;br /&gt;Per chi fosse ottenebrato dalla propaganda  voglio fare una brevissima lezioncina di storia e geografia.&lt;br /&gt;Il Golan non e' siriano.&lt;br /&gt;Il Golan, la Siria, l'Iraq hanno fatto parte del Mandato Francese di Palestina, come il resto era sotto la sovranita'  del Mandato Britannico.&lt;br /&gt;Questa la situazione  dalla fine della Grande Guerra fino al 1947, prima, per 400 anni,  tutto era proprieta' dell'Impero ottomano.&lt;br /&gt;La Siria  che ha ottenuto l'indipendenza nel 1947 si e' impossessata del Golan, pur non avendo nessun tipo di legame storico con quel territorio , soltanto per poter dominare Israele e sparare sugli ebrei.&lt;br /&gt;La Siria ha mantenuto la sovranita' sul Golan fino al 1967.&lt;br /&gt;Quanto fa? Vent'anni.&lt;br /&gt;In questi 20 anni la Siria non ha fatto altro che sparare, non ha costruito un villaggio, una stalla, non ha coltivato un solo filo d'erba.&lt;br /&gt;Israele ha conquistato il Golan nel 1967 ed e' tuttora  israeliano .&lt;br /&gt;Dal 1967 a oggi quanto fa? Quarant' anni giusti giusti.&lt;br /&gt;In questi 40 anni  Israele ha costruito citta',  kibbuz, coltivato a perdita d'occhio  vigneti che producono l'ottimo vino del Golan, ha creato allevamenti di mucche e di cavalli.&lt;br /&gt;L'altipiano e' verde come uno smeraldo e , grazie ai mulini, fornisce energia pulita a mezzo Israele. Sono ritornate persino le cicogne e gli uccelli migratori che  durante l'occupazione siriana avevano cambiato rotta a causa dei continui spari.&lt;br /&gt;Allora,  adesso qualcuno deve spiegarmi, in modo chiaro e convincente, perche' 20 anni  di spari siriani valgono di piu' di 40 anni di lavoro e dedizione israeliani?&lt;br /&gt;Israele e' l'unico paese al mondo che ha restituito territori legittimamente conquistati durante guerre di aggressione.&lt;br /&gt;Non esistono altri esempi, nessuno costringe Slovenia e Croazia a restituire l'Istria all'Italia, nessuno cosrtinge la Francia a restituire all'Italia Nizza e la Corsica. E nessuno costringe l'Italia a restituire il Sudtirol all'Austria per non parlare di tutti i territori passati di mano durante la seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Allora chi e' in grado di spiegare perche' da Israele si pretendono passi mai richiesti a nessuno?&lt;br /&gt;Perche' gli arabi che possiedono il 99,99% di tutto il Medio Oriente , per convincersi a fare la pace con Israele, devono chiedere altra terra, mai sazi , mai paghi, interessati soltanto a rendere Israele sempre piu' minuscolo e vulnerabile.&lt;br /&gt;La pace si da per altra pace, volere in cambio territori conquistati da chi ha vinto tutte le guerre da cui si e' strenuamente difeso, e' immorale, ingiusto, inaccettabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da www.infoprmazionecorretta.com&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-3131151765928969105?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/3131151765928969105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=3131151765928969105' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/3131151765928969105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/3131151765928969105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/06/pace-in-cambio-di-pace.html' title='Pace in cambio di pace'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RnjgGRk12uI/AAAAAAAAAC4/9HJn9cmf0A0/s72-c/islam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-7262722464254457315</id><published>2007-06-01T13:17:00.000+02:00</published><updated>2007-06-01T14:34:46.602+02:00</updated><title type='text'>L’estate delle tre guerre civili</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RlLRj2EkJAI/AAAAAAAAACo/dl4BuqkhrS0/s1600-h/collaboratore.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RlLRj2EkJAI/AAAAAAAAACo/dl4BuqkhrS0/s320/collaboratore.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5067342944485516290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Antonio Ferrari - &lt;/span&gt;&lt;b class="b"&gt;Quella che ormai è alle porte&lt;/b&gt; potrebbe essere un'estate terribile per l'intero Medio Oriente. Se nel passato, un sanguinoso conflitto agiva da anestetico per tutte le altre situazioni regionali di tensione, oggi accade il contrario, con il gravissimo rischio di dover assistere impotenti a tre guerre civili contemporanee (Palestina, Libano e Iraq). &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt; Tre guerre civili moltiplicate&lt;/b&gt; per lo strapotere e la crescente arroganza iraniana. Le crisi sono infatti fatalmente intrecciate, come le violenze nel campo profughi palestinese di Nahr el Bared, nel settentrione libanese, stanno dimostrando.Eancora una volta, cause, pretesti e alibi si affollano sulla Palestina. L’ultima tregua, annunciata a Gaza, è molto meno di un’illusione perché gli attacchi e le vendette interpalestinesi tra i fondamentalisti di Hamas e i laici del Fatah sembrano entrati nella fase più pericolosa. La situazione, nella Striscia, è incontrollabile, «e noi non siamo in grado di governarla», ha ammesso sinceramente, al vertice del World Economic Forum sul Mar Morto, il ministro dell’informazione dell’Anp Saeb Erekat. &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;A Gaza regna l’anarchia&lt;/b&gt;. Con agguati, sparatorie, assedi e attentati, come quello che era stato preparato contro lo stesso presidente Abu Mazen, il quale si sforza di dimostrare di non essere prigioniero degli estremisti, e di non essere soltanto il «sindaco» di Ramallah. AbuMazen, figura tragica, è debole, come in realtà è debole l’attuale governo di Israele, e come appare debole la comunità internazionale, attonita e impotente di fronte al disastro che si sta producendo. AlForum faceva quasi tenerezza il re di Giordania, mentre annunciava al mondo che occorre «prepararsi al giorno dopo il raggiungimento della pace». &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;Non era certo una dichiarazione dettata&lt;/b&gt; da un poco realistico ottimismo ma il tentativo, quasi disperato, di scuotere attori e comprimari di un dramma collettivo. Re Abdallah, che guida un Paese che ha il 65 per cento della popolazione di origine palestinese, comprende più di ogni altro che se non si trova un accordo, «subito, entro l’anno» per riaprire un alito di negoziato, tutto precipiterà, e con esso svanirà anche la visione dei «due Stati, Israele e Palestina, che vivano l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza», sulla quale—a parole— tutti sono d’accordo. Il tentativo del re è di coniugare il raffreddamento del conflitto inter-palestinese con la realizzazione del piano arabo, approvato a Riad da tutti i 22 Paesi appartenenti alla Lega, e nel frattempo alleviare le sofferenze della gente di Gaza con interventi economici che consentano di far sfiatare, almeno in parte, le tensioni. Incoraggiante, per esempio, la creazione di un Business Council con 15 imprenditori israeliani e altrettanti palestinesi. &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;I&lt;/b&gt;&lt;b class="b"&gt;ncoraggiante anche la decisione dell’emiro di Du&lt;/b&gt;bai, Al Maktoum, di stanziare 10 miliardi di dollari per educazione, ricerca e crescita professionale dei giovani arabi della regione. Ma queste iniziative, pur lodevoli, non placano gli odii che lacerano il fragilissimo e già compromesso tessuto politico dell’Anp. Da Gaza, gli estremisti martellano con i razzi l’insediamento di Sderot, e Israele risponde con raid ed esecuzioni mirate. La Striscia è una giungla, e il solo pensiero di dispiegarvi una forza internazionale di pace è «ridicolo», scrive l’editorialista giordano Mousa Keilani. «Siamo noi che dobbiamo cominciare, aiutandoci da soli», gli fa eco il ministro palestinese Erekat, per poi chiedere il sostegno degli altri, a cominciare dai fratelli arabi. &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;Ma i sauditi pensano a contenere lo strapotere&lt;/b&gt; iraniano e a neutralizzare le manovre siriane sul Libano, appoggiando con ogni mezzo il premier Fuad Sinora e i suoi alleati. Damasco, che teme il processo internazionale sull’assassinio di Rafic Hariri, è pronta a tutto pur di impedirlo. L’Iraq sembra la preda di troppi appetiti e il terreno ideale per un devastante scontro fra sciiti e sunniti. Ela sfida nucleare di Teheran ripropone l’incubo di una guerra generalizzata. Lo scenario è angosciante, «ma noi dobbiamo reagire, tutti assieme. E fare qualcosa. Subito», ammonisce re Abdallah. Come non dargli ragione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-7262722464254457315?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/7262722464254457315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=7262722464254457315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/7262722464254457315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/7262722464254457315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/06/lestate-delle-tre-guerre-civili.html' title='L’estate delle tre guerre civili'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RlLRj2EkJAI/AAAAAAAAACo/dl4BuqkhrS0/s72-c/collaboratore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-1704867161964426306</id><published>2007-05-18T10:00:00.000+02:00</published><updated>2007-05-18T13:30:47.317+02:00</updated><title type='text'>Brigatismo senza fine</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RjGt4NoJZ8I/AAAAAAAAACg/wbN-xqVQJmM/s1600-h/robin_hood.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RjGt4NoJZ8I/AAAAAAAAACg/wbN-xqVQJmM/s320/robin_hood.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5058015037756106690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Ernesto Galli della Loggia&lt;/span&gt; - &lt;span class="span" id="U1202898381705OCC" style="font-weight: bold;"&gt;Perché l'Italia è l'unico Paese&lt;/span&gt; dell'Unione Europea dove ancora alligna, sia pure in misura assai ridotta, il terrorismo rosso e da 20 anni non accenna a scomparire? E perché sempre l'Italia è l'unico Paese dove quel terrorismo sembra essere in grado di godere ancora oggi di un'area più o meno vasta di consenso? Le celebrazioni milanesi del 25 Aprile, con la loro appendice di slogan e di cartelli filo-Br, ripropongono questi imbarazzanti interrogativi che come fantasmi ci inseguono da decenni.&lt;br /&gt;&lt;div class="p"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202898381705ZyG" style="font-weight: bold;"&gt;Ai quali è impossibile rispondere&lt;/span&gt; senza fare i conti con una questione più generale: quella della presenza storica nella società italiana di un fondo di violenza duro, tenace, che da sempre oppone un ostacolo insormontabile alla diffusione della cultura della legalità. Non è un caso se l'Italia è la patria delle più importanti organizzazioni storiche della criminalità europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202898381705xcG" style="font-weight: bold;"&gt;La sfera politica italiana&lt;/span&gt; è stata segnata profondamente dalla violenza. Sorti alla statualità da un moto rivoluzionario con alcuni tratti di guerra civile, come per l'appunto fu il Risorgimento, l'idea che a certe condizioni la violenza sia ammissibile (addirittura necessaria) ha caratterizzato in modo netto tutte le moderne culture politiche che hanno visto la luce nella penisola, che affondano le radici nella realtà più autentica della nostra storia: il socialismo massimalista, il nazional-fascismo, il comunismo gramsciano, l'azionismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202898381705Zm" style="font-weight: bold;"&gt;Tutte culture che in un modo&lt;/span&gt; o nell'altro si sono alimentate e hanno alimentato il mito della rivoluzione, qualunque fosse l'aggettivo che poi le veniva appiccicato. A livello di massa, in pratica, ha fatto eccezione solo la cultura politica cattolica. Se non ci fosse stata la quale, come si sa, è probabile che non ci sarebbe stata neppure l'Italia democratica che invece abbiamo avuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202898381705IcG" style="font-weight: bold;"&gt;Ma la storia non è acqua.&lt;/span&gt; L'Italia democratica, pure se tale, è stata pur sempre figlia di una vicenda che aveva sviluppato un'antica e lunga contiguità con la violenza, nella forma, come ho detto, del mito rivoluzionario (all'origine, non da ultimo, con la Resistenza, della stessa legittimazione della Repubblica). La democrazia da noi non ha potuto che vivere gomito a gomito, e spesso intrecciata, con questo mito e con la sua cultura, entrambi opportunamente trasfigurati nella dimensione dell'«utopia», ancora oggi considerata dal senso comune politico italiano quanto di più nobile e degno la politica possa mettere in campo. Mentre lo Stato di diritto, da tutti a chiacchiere omaggiato e riverito, nei fatti commuove l'animo solo di sparute, sparutissime minoranze: quanti sono infatti, ancora oggi, quelli (a cominciare dal ministro degli Interni, si chiami Pisanu o Amato) che di fronte al blocco di una stazione da parte di un gruppo di scioperanti o alle truffe delle certificazioni sanitarie degli impiegati pubblici invocano il pugno della legge?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202898381705kVB" style="font-weight: bold;"&gt;In realtà, il germe dell'illegalità &lt;/span&gt;e di quella sua manifestazione estrema che è la violenza l'Italia democratica lo porta in certo senso dentro di sé, nella sua storia culturale e dunque nella sua antropologia accreditata. Ed è per questo che non le è mai riuscito e non le riesce neppure oggi di estirparlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;  &lt;span class="span" id="U1202898381705fJC" style="font-weight: bold;"&gt;Può, per fare un esempio,&lt;/span&gt; cercare di insegnare l'educazione civica a scuola, ma nello stesso momento in cui lo fa mostra pateticamente quanto lei per prima creda poco ai suoi precetti non riuscendo a impedire in quella stessa scuola il venir meno di ogni norma di condotta, lo scatenarsi della più generale indisciplina. Non è il solo paradosso. C'è pure quello per cui l'Italia è il Paese dove più attecchiscono le parole d'ordine del pacifismo e la predicazione della non violenza ma insieme è anche quello dove rispetto al resto d'Europa più diffusa è la pratica dell'illegalità di massa e più frequente risuona l'esaltazione della violenza o la tolleranza di fatto nei suoi confronti: con una contraddizione solo apparente, però, dal momento che all'origine di entrambi i fenomeni c'è sempre il medesimo retaggio utopico della nostra cultura, sia pure diversamente declinato. Nonché, a custodire e perpetuare quel retaggio, l'involucro di una statualità debole che di fronte alle simpatie filo-Br di Milano dice per bocca del suo ministro degli Interni che sì, in effetti «c'è di che preoccuparsi» ma non se la sente di promettere nulla di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-1704867161964426306?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/1704867161964426306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=1704867161964426306' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1704867161964426306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1704867161964426306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/05/brigatismo-senza-fine.html' title='Brigatismo senza fine'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RjGt4NoJZ8I/AAAAAAAAACg/wbN-xqVQJmM/s72-c/robin_hood.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-7664702641428061467</id><published>2007-04-27T12:51:00.000+02:00</published><updated>2007-04-27T09:55:44.844+02:00</updated><title type='text'>Patologia di un sistema</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rf0oIyZmO_I/AAAAAAAAACM/io-JAQkCcbY/s1600-h/pace.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rf0oIyZmO_I/AAAAAAAAACM/io-JAQkCcbY/s320/pace.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043231289158024178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="small"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sergio Romano&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;Gli scandali sono il sale delle democrazie. Mettono a nudo gli errori del potere e i vizi della classe dirigente. Servono a correggere le storture del sistema politico e sociale. Sono la spada di Damocle che pende sulla testa degli uomini pubblici e li costringe a controllare i propri comportamenti. Ma se cinque scandali, solo apparentemente diversi, scoppiano in uno stesso Paese nel giro di due anni, il «sale della democrazia» smette di essere un utile campanello d'allarme e diventa una manifestazione patologica. E' ciò che è accaduto in Italia. Le vicende che hanno indignato il Paese hanno una matrice diversa (finanza, calcio, ricatti, corruzione, spionaggio industriale, scambio di favori sessuali contro vantaggi di carriera) ma ciascuna di esse è arrivata nelle nostre case grazie alla pubblicazione di intercettazioni telefoniche realizzate nell'ambito di un'indagine giudiziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non penso che a questo si possa rimediare emanando una legge, come quella predisposta dal ministro di Grazia e giustizia, o chiedendo ai mezzi d'informazione di censurare se stessi nell'interesse della privacy come ha fatto il Garante per la protezione dei dati personali. Queste norme e questi richiami sono probabilmente opportuni. Ma non si cura un male colpendo soltanto le sue manifestazioni esterne. La prima a interrogarsi sulla natura del fenomeno dovrebbe essere la magistratura. Negli anni Settanta i procuratori hanno combattuto il terrorismo, negli anni Ottanta hanno cercato di estirpare la mafia, negli anni Novanta hanno duramente colpito una buona parte della classe dirigente. Oggi, alla ricerca di una nuova missione, sembrano decisi a ripulire le stalle della società. Non sono più funzionari dell'accusa. Sono crociati della giustizia, forse convinti che il rinnovamento della società e dei costumi dipenda dalla loro opera più che da quella degli uomini politici. E si servono di un sistema, l'intercettazione telefonica, che colpisce indifferentemente colpevoli e innocenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non discuto qui il senso e l'opportunità di una tale missione. Non discuto il fatto che certi atteggiamenti abbiano contribuito a suscitare nella pubblica opinione un sentimento di qualunquistica diffidenza per tutta la classe politica, senza eccezioni e distinzioni. Non osservo che molte indagini producono quasi sempre risultati considerevolmente inferiori alle aspettative di coloro che le hanno iniziate. Mi limito a rilevare che le Procure, anche quando non concorrono alla divulgazione di notizie riservate o private, sembrano essere indifferenti alla delicatezza del materiale che si accumula nei loro fascicoli durante le fasi iniziali di una inchiesta. Sappiamo che vi sono fasi procedurali in cui un documento esce dalle mani del procuratore e diventa di pubblico dominio. Ma se il direttore di un ospedale è moralmente responsabile della custodia delle droghe contenute nella farmacia del suo istituto, è lecito chiedersi perché la magistratura non senta una stessa responsabilità verso quel velenoso intruglio di vero e falso, di utile e inutile, di rilevante e irrilevante che finisce in un'intercettazione telefonica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora un'osservazione. Il fenomeno non è esclusivamente italiano. Il procuratore battagliero, aggressivo e ansioso di pubblico consenso appartiene a quasi tutte le maggiori democrazie contemporanee ed è per molti aspetti un segno dei tempi. Ma confesso di non comprendere perché i giudici vogliano continuare a convivere, all'interno di una stessa carriera, con colleghi che hanno progressivamente assunto una diversa fisionomia professionale e hanno, di conseguenza, un diverso stile di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da: corriere.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-7664702641428061467?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/7664702641428061467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=7664702641428061467' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/7664702641428061467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/7664702641428061467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/04/patologia-di-un-sistema.html' title='Patologia di un sistema'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rf0oIyZmO_I/AAAAAAAAACM/io-JAQkCcbY/s72-c/pace.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-4171097198349886418</id><published>2007-03-24T12:47:00.000+01:00</published><updated>2007-03-24T12:50:27.931+01:00</updated><title type='text'>I talebani cantano vittoria: il "prezzo elevato" per la libertà di Mastrogiacomo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RgUQL71LIQI/AAAAAAAAACU/gb2yyb7wyfc/s1600-h/islam.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RgUQL71LIQI/AAAAAAAAACU/gb2yyb7wyfc/s320/islam.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5045456754763833602" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La scarcerazione di 5 esponenti di spicco dei talebani, in cambio del rilascio di Daniele Mastrogiacomo, suscita esaltazione tra gli estremisti islamici, che la celebrano come una vittoria. Nella popolazione vi è invece ira e critiche a Kabul per la scarsa attenzione verso i due connazionali presi in ostaggio (l’autista – decapitato - e l’interprete di Mastrogiacomo). Nella comunità internazionale vi sono polemiche più o meno esplicite.  &lt;p&gt;La liberazione ieri del giornalista italiano in Afghanistan ha dato il via sul web ad una pioggia di messaggi di complimenti ai talebani “per lo scambio dei prigionieri con il miscredente italiano”. L’italiano era stato catturato il 5 marzo dagli uomini del comandante talebano Dadullah insieme a Sayeh Agha, l’autista, e all'interprete, Ajma Naqshbandi. “Partecipa al registro di messaggi di complimenti da inviare ai talebani” si legge sulle pagine di alcuni forum islamici, dove vengono raccolte le congratulazioni dei sostenitori di al-Qaeda per l'esito positivo delle trattative sul rilascio del reporter. “Che bella notizia - scrive Sanafi al-Nasr - vogliamo la libertà anche per gli altri nostri fratelli detenuti”. Seguono poi inviti&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;a proseguire nella lotta contro le truppe Nato in Afghanistan. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo esperti del luogo, la libertà di Mastrogiacomo ha richiesto un “prezzo elevato”: l’autista del reporter, 24 anni, è stato decapitato, mentre del suo interprete si sa poco. Attualmente egli si trova nelle mani della polizia afghana, che lo interrogherà sulla vicenda e forse sul perché non aveva messo al corrente le autorità del suo lavoro con l’italiano. Inoltre – aggiungono – i talebani hanno ottenuto il riconoscimento di “interlocutori politici, con cui trattare”, che era un altro dei fini del sequestro. Esponenti del governo italiano hanno perfino invitato i talebani al tavolo di una possibile Conferenza di pace, mentre il portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan, Adrian Edwards, ha tenuto a sottolineare: “L’Onu non tratta coi terroristi”.&lt;/p&gt; &lt;span&gt;Non si è fatta attendere nemmeno la reazione della popolazione locale. Oggi a Lashkargah davanti alla sede di Emergency – l’ong che ha fatto da mediazione – &lt;span&gt; &lt;/span&gt;circa 200 persone hanno manifestato contro il governo del premier Hamid Karzai, colpevole di “rilasciare 5 criminali per uno straniero infedele e non per un povero afghano”, come ha gridato uno zio di Sayeh Agha, l’autista decapitato, il cui corpo è stato oggi consegnato alla famiglia. La moglie del giovane 24enne, padre di 4 figli, aveva perso il bambino di cui era incinta appena appresa la notizia della morte del marito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="articolo_inside"&gt;AsiaNews&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-4171097198349886418?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/4171097198349886418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=4171097198349886418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/4171097198349886418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/4171097198349886418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/03/i-talebani-cantano-vittoria-il-prezzo.html' title='I talebani cantano vittoria: il &quot;prezzo elevato&quot; per la libertà di Mastrogiacomo'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RgUQL71LIQI/AAAAAAAAACU/gb2yyb7wyfc/s72-c/islam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-6907671502741670826</id><published>2007-03-18T16:14:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T12:54:59.006+01:00</updated><title type='text'>Il Dispotismo Fiscale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RdCEi6jrUsI/AAAAAAAAAB0/flDV-F0jiFc/s1600-h/profit.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RdCEi6jrUsI/AAAAAAAAAB0/flDV-F0jiFc/s320/profit.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5030666519142159042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="TestoAutori"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;              di Simonde de Sismondi&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;Non passa praticamente giorno senza che qualche rappresentante del governo non colga l’occasione per fare la solita lezioncina di onestà fiscale, sostenendo che le tasse vanno pagate e che queste sono una delle massime conquiste della civiltà umana: slogan spesso gratuiti che i vari organi di stampa e i telegiornali, durante i governi di sinistra ridotti a semplici diffusori di slogan di regime, riportano puntualmente. In questa esibizione di misticismo fiscale, si distinguono in particolare il ministro del tesoro Padoa Schioppa ed il suo collega Visco. Il primo, come già si è visto, stende ridicoli editoriali in cui, all’interno di sommarie e approssimative analisi storico economiche, sostiene che le tasse sono una delle più alte e gloriose scoperte del genio umano; l’altro invece si produce in ripetitivi sermoni che variamente propina in ogni possile occasione pubblica  o magari  trasmette direttamente alle agenzie di stampa a mo’  di pensiero o meditazione edificante, evidentemente per mantenere vivo il fervore e l’afflato fiscale dei contribuenti. Giorni fa, ad esempio, ha dichiarato che “Il prelievo delle imposte, come l'attività' giurisdizionale, sono compiti che possono avere un impatto molto invasivo nei confronti delle persone e che dunque vanno svolti con equilibrio e prudenza. Nello stesso tempo, però, va anche sottolineato che essi vanno esercitati nella consapevolezza che il rispetto della legalità e' alla base del patto sociale e della convivenza civile nei sistemi democratici “..e che “Le leggi vanno rispettate e ahimè le tasse vanno pagate”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che curiosamente caratterizza queste dichiarazioni oltre alla demagogia gratuita con cui si affronta una questione così delicata e complessa è lo strano concetto di legalità che il ministro dimostra di avere: infatti, secondo la sua personale filosofia dell’oppressione fiscale, il cittadino è obbligato sempre e comunque a pagare le tasse, mentre lo stato non è egualmente obbligato ad osservare alcun limite alla sua attività impositiva. Esso è stranamente libero di imporre ogni tipo di tassa nella quantità e qualità desiderata. Si tratta a tutta evidenza di un principio puramente dispotico, che concepisce il rapporto tra stato e cittadino in maniera simile a quello esistente tra padrone e servo: come un antico schiavo o un servo della gleba, il cittadino deve devolvere il suo reddito al proprio padrone e soltanto a questo, alla sua umanità e sua bontà o alla sua volontà di ricompensare i servigi ottenuti spetta stabilire quali e quanti beni debbano restare nella disponibilità del primo. Nel caso del governo dell’Ulivo-Unione i criteri che determinano tale ripartizione sono ideologismi declinati in forma pseudo-valoriale quali la solidarietà, la giustizia sociale o vaghe esigenze assistenziali, o simulate emergenze di contabilità europea ma la sostanza fondamentalmente non cambia: la disponibilità del proprio reddito e dei propri beni non sono disciplinati da norme precise e durevoli nel tempo e che quindi consentano ai cittadini di agire liberamente prevedendo le possibili conseguenze delle loro decisioni, ma sono in balia di accordi, trattative e decisioni verticistiche di ristrette nomenklature politico-sindacali, che detenendo in toto il controllo dello stato e degli apparati propagandistici, la cosiddetta stampa libera, possono stravolgere e adattare ai propri interessi ogni forma di legalità. E le reiterate dichiarazioni che il Visco e il Padoa Schioppa rilasciano ormai quotidianamente, secondo cui l’eventuale riduzione delle tasse dipenderà soltanto dalla conseguente riduzione dell’evasione fiscale e dal buon andamento delle entrate non fanno altro che confermare questa realtà: la politica economica e fiscale del governo non solo ignora totalmente fondamentali diritti di proprietà e di libera disponibilità dei redditi da parte degli individui, ma addirittura si pone come obiettivo fondamentale la loro crescente riduzione se non addirittura la loro eliminazione. Si tratta, come si vede, a tutti gli effetti di una grave minaccia al fondamentale valore della libertà personale. Se, infatti, non sono gli individui a decidere liberamente cosa fare dei propri redditi ma tale diritto spetta solo ed esclusivamente allo stato, ne deriva che questo sia l’unico portatore di valori: cacciato dalla porta, lo stato etico rientra dalla finestra, come sempre ammantato di ideologismi pseudo-civici, quali il conformismo fiscale, o valori pseudo-democratici quali la solidarietà, il bene comune o di afflati variamente protettivi.. In realtà, l’unico valore che  questa politica promuove,  è la semplice obbedienza dispotica allo stato, che di per sé può realizzarsi soltanto attraverso lo svuotamento e l’eliminazione di ogni altro valore morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi ogni giorno ci si lamenta del progressivo venire meno di valori fondamentali quali la responsabilità personale e il rispetto degli altri a favore di uno stile di vita concepito come semplice espressione dei propri desideri e delle proprie pulsioni. Tuttavia, sono in realtà rare le analisi che mettono in relazione questo fenomeno con la progressiva invadenza da parte dello stato della  sfera decisionale degli individui. Una società che demonizza e limita fortemente l’autonomia e la libertà individuale, di cui quella economica è componente fondamentale, non può certamente aspettarsi  comportamenti responsabili da parte dei suoi membri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ciò che accade in Italia  è indubbiamente nulla se paragonato alle politiche “progressiste” che si affermerebbero in Francia, qualora nelle elezioni presidenziali prevalesse Segolène Royal, l’ennesimo candidato  “anima bella” scelto come paravento per coprire le rughe di una sinistra ormai incartapecorita e sclerotizzata, e il suo ministro Strauss-Kahn. Infatti, qui oltre alla consueta “tassolatria” e alla demonizzazione del profitto che, come da noi le “rendite”, “è “rapace, puzzolente e arrogante” salvo poi magicamente depurarsi e trasformarsi in essenza inodore o profumata se trasformato in tasse, si è escogitato  la geniale proposta di tassare i cittadini francesi residenti all’estero. Anche in questo caso, si afferma fondamentalmente il principio secondo cui gli individui non sono esseri autonomi e indipendenti, ma  proprietà dello stato-tribù e che in nessun modo essi possono sottrarsi al suo dominio e ai suoi soprusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messa di fronte all’ormai ineludibile problema della sua sostenibilità economica, provocato esternamente dalla globalizzazione economica, che ha ridotto drasticamente il vantaggio competitivo dei singoli sistemi paese, e internamente dal progressivo invecchiamento della popolazione, che si ripercuote  rispettivamente sul sistema sanitario e quello previdenziale, l’ideologia del primato del pubblico rivela la sua autentica natura dispotica ed autoritaria. Ma pur di non rinunciare ai suoi miti ideologici e di non fare i conti con la realtà, preferisce asservire e schiavizzare gli individui, riducendo progressivamente la loro autonoma sfera decisionale, nonché le loro disponibilità economiche. Tuttavia, è facile pensare che questi provvedimenti non faranno altro che accelerare la crisi dello stato assistenziale: se realizzati, essi avranno lo stesso effetto dell’assunzione di una maggiore quantità di  vino in un alcolizzato: invece di guarire, la malattia si aggraverà provocando la morte dell’intero organismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da www.legnostorto.com&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-6907671502741670826?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/6907671502741670826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=6907671502741670826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/6907671502741670826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/6907671502741670826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/03/il-dispotismo-fiscale.html' title='Il Dispotismo Fiscale'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RdCEi6jrUsI/AAAAAAAAAB0/flDV-F0jiFc/s72-c/profit.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-24708697138551127</id><published>2007-03-10T15:37:00.000+01:00</published><updated>2007-03-10T11:08:25.502+01:00</updated><title type='text'>I crimini fuori moda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Reg2y2nb5jI/AAAAAAAAACA/C9T6umyOTRE/s1600-h/irandonna.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Reg2y2nb5jI/AAAAAAAAACA/C9T6umyOTRE/s320/irandonna.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5037336430496179762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="small"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Luca Cosentino&lt;/span&gt;      - &lt;/span&gt;Ci sono cause ed eventi per i quali centinaia di migliaia di manifestanti di sinistra scendono in piazza per protestare, per raccogliere firme, per sfilare, per incitare ai boicottaggi.&lt;br /&gt;Ci sono altre cause ed eventi, invece, per i quali le stesse persone che sfilano, protestano, firmano e boicottano, non provano alcuno sdegno, non manifestano, non protestano, non raccolgono firme, non fanno nulla. Quella che segue è una di quelle tante storie che non ha suscitato indignazione e proteste nè il minimo interesse dei mass media.&lt;br /&gt;Si potrebbe dire che la breve storia di questa ragazza sia sostanzialmente fuori moda, inidonea a provocare e scuotere la coscienza soprattutto di quella nutrita parte della popolazione occidentale che non perde occasione per manifestare per le cause più nobili!!!&lt;br /&gt;Faramaz Mohammad è stata impiccata nella piazza centrale della città iraniana di Tabriz perchè leader del Movimento studentesco.&lt;br /&gt;Faramaz Mohammad aveva 19 anni.&lt;br /&gt;E’ stata giustiziata con l’accusa di aver guidato la protesta studentesca alle autorità iraniane. Faramaz è stata impiccata dopo un processo sommario senza nessuna accusa circostanziata.&lt;br /&gt;A 19 anni era semplicemente una leader del movimento studentesco che da mesi sta protestando contro la mancanza di democrazia nel Paese. In realtà stava facendo qualcosa di veramente pericoloso: cercava di far entrare il terzo millennio anche nel suo Paese tenuto a forza nel Medioevo dai pasdaran, i “guardiani della rivoluzione” islamica.&lt;br /&gt;Sono passati quattro anni dall’accaduto e, ovviamente, le notizie sono scarse: il Xalq Qazeti, giornale dell’Azerbaijan, una delle ex repubbliche sovietiche che confina con il nord dell’Iran, ha pubblicato la notizia che una ragazza di origine azera, Faramaz Mohammad, 19 anni, era stata impiccata sulla piazza pubblica di Tabriz con l’accusa di aver avuto un ruolo di rilievo nella protesta studentesca che ha opposto gli universitari alle squadre paramilitari alle dirette dipendenze degli ayatollah.&lt;br /&gt;L’articolo è stato individuato e tradotto dai corrispondenti del servizio internazionale della BBC inglese e diffuso alle agenzie.&lt;br /&gt;In Italia nessuno dei grandi media ha ritenuto la notizia degna di pubblicazione.&lt;br /&gt;Pochi sono i dettagli forniti dalla BBC: l’arresto risale alla fine di giugno 2003, il processo si è tenuto davanti alla Corte dei Rivoluzionari di Tabriz, i giudici erano stati scelti dalle autorità religiose, così come l’avvocato difensore pro forma e, infine, non le è stato consentito di presentare appello.&lt;br /&gt;A meno di un mese dall’arresto è stata impiccata, senza nemmeno quel minimo di preavviso che di solito si dà alla famiglia per un ultimo colloquio.&lt;br /&gt;Il corpo della ragazza, che frequentava la facoltà di letteratura, è stato riconsegnato al padre, che fino all’ultimo aveva sperato in un gesto di clemenza.&lt;br /&gt;La famiglia credeva infatti che le proteste occidentali per Zahra Kazemi, la giornalista canadese di origine iraniana picchiata a morte nel giugno di quell’anno in una caserma dei Pasdaran per essere stata sorpresa a fotografare gli scontri, avrebbero indotto le autorità religiose ad ammorbidire la linea di repressione.&lt;br /&gt;Invece la procedura di esecuzione è proseguita con la massima velocità. L’unico privilegio concesso alla famiglia, che non ha mai potuto visitare la ragazza in prigione, è stato di ottenerne il cadavere dopo ripetute ed estenuanti suppliche. La giovane Faramaz è stata seppellita ad Ardabil, la capitale dei tappeti persiani, al confine tra Iran e Azerbaijan.&lt;br /&gt;La famiglia tuttora piange e ricorda con rabbia il funzionario che insisteva perché comprendessero di doversi considerare fortunati per aver ricevuto il corpo della ragazza.&lt;br /&gt;Questo è solo uno dei tanti casi di violenza perpetrata sistematicamente da Stati per i quali evidentemente il popolo dei giornalisti e dei manifestanti di sinistra prova una certa simpatia.&lt;br /&gt;Avete mai visto un Diliberto, Bertinotti, Pecoraro, Cento, l’ex repubblichino fascista Dario Fo, o qualche altro compagno manifestare per i crimini commessi dai regimi cinesi, cubani, iraniani o siriani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da http://www.giustiziagiusta.info&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-24708697138551127?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/24708697138551127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=24708697138551127' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/24708697138551127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/24708697138551127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/03/i-crimini-fuori-moda.html' title='I crimini fuori moda'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Reg2y2nb5jI/AAAAAAAAACA/C9T6umyOTRE/s72-c/irandonna.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-1970883535859527357</id><published>2007-03-02T17:12:00.000+01:00</published><updated>2007-03-02T15:37:27.914+01:00</updated><title type='text'>La giungla dei ricatti ucciderà i partiti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rcip6gUkYyI/AAAAAAAAABc/Fyg0Xkc0_J4/s1600-h/Parlamento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rcip6gUkYyI/AAAAAAAAABc/Fyg0Xkc0_J4/s320/Parlamento.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5028455806532870946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Giampaolo Pansa&lt;/span&gt; - L'ho sempre saputo che Massimo D'Alema era provvisto di humour. Il 29 gennaio ha detto a Massimo Giannini di 'Repubblica': "Sto partendo per il Giappone, quando ritorno fatemi trovare il governo!". L'ironia era rivolta a due ministri dell'Unione: Clemente Mastella e Alfonso Pecoraro Scanio, per i loro proclami da scassapagliai. Mastella aveva gridato sui Pacs: "Non li voto, a costo di far cadere Prodi". E Pecoraro si sta dannando per spingerci al ritiro da Kabul, invece di occuparsi, come dovrebbe, dell'ambiente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, i due ministri citati da D'Alema non sono i soli a far ballare il governo Prodi. Dentro il centro-sinistra, emerge ogni giorno di più una tragica Babele dei ricatti. Tutti pretendono qualcosa e minacciano sfracelli pur di ottenerla. Si ricatta sulla missione in Afghanistan e tre ministri dell'area radical-regressista rifiutano di votarla. Si ricatta sulla base Usa di Vicenza. Si ricatta sulla riforma delle pensioni. Si ricatta su che cosa e quando liberalizzare. Insomma, si ricatta su tutto e il contrario di tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già prima del voto, Romano Prodi annusava la Babele in arrivo. Nell'intervista per 'L'espresso' mi disse: "Io voglio governare, non mediare". Ma non immaginava il Vietnam partitico che sarebbe emerso subito dopo l'anoressica vittoria elettorale. L'Unione si è rivelata una giungla zeppa di avversari pronti a sterminarsi. E sin dal giorno d'inizio, l'essere al governo non è mai stato come trovarsi in un pranzo di gala.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricavo l'immagine da un intervento di Rina Gagliardi, senatrice di Rifondazione, capace di analisi non banali. Domenica 28 gennaio, in un lungo articolo su 'Liberazione', ha spiegato a chi è più massimalista di lei l'aria che tira dentro il governo dell'Unione. Aria di battaglia incessante, di bracci di ferro senza sosta, di contrasti difficili da conciliare. "Per noi, sinistra radicale" scrive, "la scelta di stare in questo governo configura, oggi come ieri, un faticosissimo terreno di lotta. Un cantiere dove si lavora per strappare i risultati più avanzati possibili. Un luogo dove si danno e si prendono botte".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da espresso.repubblica.it&lt;/span&gt; &lt;!-- OAS AD 'Middle' - gestione 180x150 square inside --&gt; &lt;div style="display: none;" id="adMiddle"&gt; &lt;script language="JavaScript"&gt; &lt;!-- OAS_RICH('Middle'); //--&gt; &lt;/script&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-1970883535859527357?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/1970883535859527357/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=1970883535859527357' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1970883535859527357'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1970883535859527357'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/03/la-giungla-dei-ricatti-uccider-i.html' title='La giungla dei ricatti ucciderà i partiti'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/Rcip6gUkYyI/AAAAAAAAABc/Fyg0Xkc0_J4/s72-c/Parlamento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-2463520357400014669</id><published>2007-02-20T09:53:00.000+01:00</published><updated>2007-02-18T12:30:01.052+01:00</updated><title type='text'>L'imam: «Giusto picchiare le donne»</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RbsTI7tRlxI/AAAAAAAAABI/vJ_reRMgZyA/s1600-h/islam.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RbsTI7tRlxI/AAAAAAAAABI/vJ_reRMgZyA/s320/islam.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5024630853449389842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Magdi Allam&lt;/span&gt; - &lt;span style="font-weight: bold;" class="sommario"&gt;Verona, dopo la predica Amal massacrata dal marito. Lo ha denunciato: ora vive barricata in casa con i figli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--- SEPARAZIONE TITOLAZIONE - ARTICOLO --&gt;                       &lt;!-- google_ad_section_start --&gt;           &lt;div class="p"&gt;ROMA — «Sentito che ci ha detto l'imam? Che dobbiamo picchiare la moglie! Perché le donne sono stupide, sono come le pecore che devono essere governate da un pastore. Voi uomini avete ragione di picchiarle, perché è l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina». Era il 26 agosto 2005, al termine della preghiera del tramonto, il predicatore d'odio islamico Wagdy Ghoneim parlò con i fedeli raccolti nella moschea di Verona in via Biondani, uno stabile dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Leader dei Fratelli Musulmani, incarcerato in Egitto, espulso dagli Stati Uniti e dal Canada per apologia di terrorismo, Ghoneim riuscì ad ottenere un visto d'ingresso in Italia, su invito dell' Ucoii, tenendo quattro incontri a Bologna, Verona, Padova e Sesto San Giovanni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="kDbB" style="font-weight: bold;"&gt;Tra gli intervenuti ad ascoltarlo nel capoluogo scaligero c'era il marocchino Moustapha Ben Har&lt;/span&gt;, 46 anni, un uomo violento, che aveva costretto la moglie a suon di botte ad abortire due volte e l'aveva spedita tre volte al pronto soccorso con la faccia rotta; che era stato denunciato per l'accoltellamento di un connazionale che risiede nello stesso stabile; che infine si è ritrovato disoccupato per i continui litigi sul posto di lavoro. Una volta rientrato a casa, Moustapha, forte di una legittimazione islamica al comportamento brutale, rivolse minacce pesanti ad Amal El Bourfai, 33 anni, conosciuta e sposata a Casablanca: «L'imam ci ha detto che le donne sono senza anima. Sono create solo per fare bambini, sbrigare le faccende domestiche e soddisfare i piaceri del marito. Le mogli non possono alzare la voce. Chi comanda è solo il marito. Se la moglie sbaglia, è normale punirla. Questo è l'insegnamento del profeta ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202813953272JdG" style="font-weight: bold;"&gt;Quella sera Amal ebbe veramente paura.&lt;/span&gt; Strinse a sé i due figlioletti, Aiman, oggi di 4 anni, ed Elias, che a maggio ne compierà 3. Ripensò ai primi giorni di matrimonio, quando Moustapha si rivolgeva a lei con dolcezza. E come all'improvviso, due mesi dopo il suo arrivo in Italia nel 2000, lui cominciò a picchiarla perché lei non era ancora rimasta incinta: «Sei come una terra secca, non dai il frutto!». Amal si sentiva in colpa e sopportava le botte. Fino a quando dalle analisi non emerse che il problema era del marito. Lui si sottopose a una terapia ormonale che ebbe successo. Ma in realtà lui non amava i figli. Per ben due volte la sua furia criminale costrinse la moglie ad abortire per le percosse al ventre. Anche dopo la nascita di Aiman, lui l'aggredì stendendola a terra e saltandole sul ventre. Era incinta di quattro mesi, sanguinava, andò in ospedale e riuscì a portare avanti la gravidanza fino alla nascita di Elias. Poi Amal è stata costretta ad abortire per la terza volta in ospedale, perché lui non voleva più figli: «Non ho i soldi per mantenerli».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202813953272e7E" style="font-weight: bold;"&gt;Di fatto è solo lei a lavorare, come operaia in un'azienda ortofrutticola&lt;/span&gt;, con un compenso tra i 600 e i 700 euro. Ben poco per quattro persone. E, come se non bastasse, regolarmente lui le sequestrava i soldi per andare con prostitute. Si è ripetuto lo scorso 19 gennaio, il giorno dopo aver ritirato la busta paga. Quando lei si è ribellata, lui l'ha riempita di botte, le ha spaccato due denti e fatto l'occhio nero, costringendola a tornare al pronto soccorso. Perfino quando decideva di fare l'amore con lei, prima la picchiava per costringerla a seguirlo a letto. Per tre volte lei ha sporto denuncia e poi l'ha ritirata: «Se non lo fai, appena torni a casa non troverai più i bambini», la minacciava ripetutamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202813953272yaC" style="font-weight: bold;"&gt;Amal si sente impotente perché Moustapha le ha sottratto tutti i documenti&lt;/span&gt;: il passaporto, il permesso di soggiorno, la tessera sanitaria e il codice fiscale. Lei dipende da lui in tutto, perché formalmente risiede in Italia per ricongiungimento familiare. La svolta è avvenuta con la denuncia dopo il più recente ricovero al pronto soccorso, denuncia che Amal non intende più ritirare. Lui, per vendetta, ha deciso di scappare in Marocco portandosi via i figlioletti. Ha già spedito ai familiari a Casablanca, su un pullman che parte da Verona, i suoi bagagli. Da allora Amal si è barricata in casa con i figli. Ha chiesto aiuto al centro di assistenza sociale di San Giovanni Lupatoto, il comune di residenza in provincia di Verona, sentendosi rispondere che se avesse voluto usufruire di una struttura di accoglienza, avrebbe dovuto versare 95 euro al giorno. Ieri è tornata in tribunale chiedendo, tramite il suo avvocato, Rosanna Credendino, un provvedimento urgente di allontanamento di Moustapha dall'abitazione. Lunedì andrà in questura per chiedere il divieto di allontanamento dal territorio nazionale del marito e dei figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U12028139532724BH" style="font-weight: bold;"&gt;Questa è la drammatica storia di una «madre coraggio»&lt;/span&gt;, che lotta con tutte le sue forze per rimanere in Italia con i due figlioletti, e di un marito violento che ha già presentato richiesta per ottenere la cittadinanza italiana, essendo residente dal 1989. Che immagina di comportarsi in modo islamicamente corretto in virtù dell'aberrante predicazione d'odio dei Fratelli Musulmani a cui si rifanno gli aderenti all' Ucoii. Basta leggere il commento di Hamza Roberto Piccardo nel Corano a cura dell' Ucoii, il più diffuso nelle moschee d'Italia, del versetto IV, 34: «Si può ben capire perché il Corano fornisca al marito gli strumenti per fronteggiare l'insubordinazione della moglie prima di arrivare all'estremo rimedio del divorzio: rimprovero, esclusione dall'affettività e dal rapporto coniugale, punizione fisica. In proposito di quest'ultima si noti che la Sunna dell'Inviato l'ha sconsigliata con fermezza e, in caso estremo, l'ha permessa a condizione di risparmiare il volto e che i colpi vengano inferti con un fazzoletto o con il siwak (il bastoncino che si usa per la pulizia dei denti)». Questo dettaglio tecnico, sul modo islamicamente corretto di picchiare le mogli, deve essere sfuggito a Moustapha. E a migliaia di mariti violenti che in Italia invocano il Corano per brutalizzare le loro donne. Questo è l'appello di Amal: «Aiutatemi a restare a casa mia con i miei due bambini, aiutatemi ad allontanare il marito violento! Voglio vivere in Italia da donna libera e voglio che i miei figli vi crescano da persone libere!».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-2463520357400014669?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/2463520357400014669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=2463520357400014669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/2463520357400014669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/2463520357400014669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/02/limam-giusto-picchiare-le-donne.html' title='L&apos;imam: «Giusto picchiare le donne»'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RbsTI7tRlxI/AAAAAAAAABI/vJ_reRMgZyA/s72-c/islam.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-4838251810182761159</id><published>2007-02-06T12:04:00.000+01:00</published><updated>2007-02-06T16:59:00.543+01:00</updated><title type='text'>Il pentimento</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RbSaUO5NvUI/AAAAAAAAAA8/c21h74vnp80/s1600-h/pentimento-san-pietro.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RbSaUO5NvUI/AAAAAAAAAA8/c21h74vnp80/s320/pentimento-san-pietro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5022809156811078978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Gianni Pardo - &lt;/span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;Il pentimento ha una sua grandezza. Il coraggio e l’onestà di riconoscere i propri errori sono ammirevoli. Rimane però il problema della valutazione del colpevole.&lt;br /&gt;Chi non si pente rimane pericoloso e, per così dire, irrecuperabile. Scalzone ad esempio continua a vivere in un suo mondo delirante che ci lascerebbe indifferenti se non tendesse a distruggere il nostro e va dunque tenuto d’occhio. Il pentito invece si inserisce nella società. Ma può essere considerato uno fra gli altri? Si può passare un colpo di spugna sul suo passato, che abbia o no scontato l’eventuale pena?&lt;br /&gt;La risposta non può essere netta. Il Cattolicesimo, col sacramento della confessione, sostiene che è possibile cancellare la colpa e ritrovarsi nella grazia di Dio. Basta che il sacerdote pronunci alcune parole: “Ego te absolvo, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti”. Ma perfino per i credenti rimane il problema: perdonare equivale a dimenticare? A non tenere conto di quell’azione nel giudizio sulla persona? Certamente no. Dunque la soluzione non può essere generale e il problema si riduce a questo: l’errore è scusabile o inescusabile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giovani allevati dalla retorica fascista nel culto della patria potevano trovare giusto che ci si battesse contro l’invasore. Mentre altri giovani potevano pensare che continuare a combattere avrebbe solo prolungato l’agonia della patria la quale, del resto, era in mano ad un altro invasore: quello tedesco. In queste condizioni, nessuno può chiedere ai repubblichini o ai partigiani di pentirsi. Viceversa, quando qualcuno progetta a freddo di uccidere a tradimento un generale, un capo d’industria o un giornalista, si può pensare ad un atteggiamento di buona fede? Francamente no. E non si può pensare di “perdonare” nemmeno dopo trent’anni di carcere. Nessuno può pagare questo genere di debito. Nessuno può riscattare una personalità capace di non vedere l’assurdità criminale di quel gesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affermazioni di tale severità lasciano l’amaro in bocca. Vien quasi da chiedersi se non si stia omettendo il dovere umano di mettersi nei panni del colpevole. Ma la risposta che sale dall’intimo è netta: mai e poi la maggior parte le persone che ho conosciuto nella mia vita ed io stesso saremmo capaci di tanto. Costui è diverso da noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che l’omicidio sia inescusabile in ogni caso. Il tirannicidio è dichiarato lecito dalla stessa Chiesa Cattolica, per bocca di San Tommaso. Von Stauffenberg rimane un eroe, non un assassino. E se non si vuole sottilizzare anche Bruto e Cassio furono effettivamente uomini d’onore: uccisero Cesare perché, a loro parere, era l’unico modo di salvare la repubblica. Ma se Roma fosse stata una democrazia moderna, se fosse bastato aspettare qualche anno per avere una nuova elezione, il loro sarebbe stato un puro e semplice agguato. Un omicidio volontario da ergastolo. Esattamente come quello di Aldo Moro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche coloro che si sono allontanati dal loro passato da decenni rimangono difficili da perdonare. Nessuno oggi può avere paura di Adriano Sofri, Sergio Segio, Lanfranco Pace e tanti altri, divenuti magari valenti giornalisti o comunque onesti borghesi: ma se è lecito per una volta parlare in prima persona, confesso di avere in questo campo dei pregiudizi indistruttibili. Vorrei tanto poter dimenticare la loro esistenza. Non riuscirò mai, non dico a perdonare, ma a considerare un mio simile colui che ha ucciso a freddo un innocente, per motivi evanescenti e deliranti. Aldo Moro mi era veramente antipatico ma per me è morto ieri mattina. La mia volontà di vendetta rimane intatta e inappagata. Mi accontento certamente della pena che i colpevoli hanno scontata ma il fossato che mi separa da chi si è reso colpevole di simili crimini non è stato colmato. E mai lo sarà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="TestoNews"&gt;pardo.ilcannocchiale.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-4838251810182761159?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/4838251810182761159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=4838251810182761159' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/4838251810182761159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/4838251810182761159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/02/il-pentimento.html' title='Il pentimento'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RbSaUO5NvUI/AAAAAAAAAA8/c21h74vnp80/s72-c/pentimento-san-pietro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-1409459892625609</id><published>2007-01-20T16:54:00.000+01:00</published><updated>2007-01-22T12:04:06.152+01:00</updated><title type='text'>In che modo l'Occidente potrebbe perdere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RaEYCx-nu2I/AAAAAAAAAAk/Omn6b16Ed2U/s1600-h/islama.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RaEYCx-nu2I/AAAAAAAAAAk/Omn6b16Ed2U/s320/islama.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5017317895922236258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;&lt;i&gt;di Daniel Pipes - &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;Dopo aver sconfitto fascisti e comunisti, l'Occidente può adesso sconfiggere gli islamisti?&lt;br /&gt;&lt;p&gt;D'acchito, la sua preponderanza militare fa sembrare la vittoria inevitabile. Anche se Teheran fosse in possesso di armi nucleari, gli islamisti non hanno niente di simile alla macchina militare dispiegata dall'Asse nella Seconda guerra mondiale e nemmeno a quella utilizzata dall'Unione Sovietica nella Guerra Fredda. In cosa gli islamisti vanno paragonati alla Wehrmacht o all'Armata Rossa? Alle SS o agli Spetznaz? Alla Gestapo o al KGB? Oppure ad Auschwitz o al Gulag?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Finora, più di qualche analista, incluso me, teme che ciò non sia così semplice. Gli islamisti (definiti come quelle persone che pretendono di vivere secondo i dettami della Shari'a, la sacra legge islamica) potrebbero in realtà far meglio dei precedenti totalitari. Costoro potrebbero perfino vincere. E questo perché, per quanto solidi possano essere gli hardware occidentali, i loro software contengono alcuni bug potenzialmente fatali. Tre di essi – il pacifismo, l'odio di sé e il compiacimento – meritano attenzione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pacifismo&lt;/strong&gt;. Le persone colte sono ampiamente convinte che "non esiste una soluzione militare" ai problemi attuali, un mantra applicato a tutte le questioni mediorientali – al Libano, all'Iraq, all'Iran, all'Afghanistan, ai curdi, al terrorismo e al conflitto arabo-israeliano. Ma questo pragmatico pacifismo tralascia il fatto che la storia moderna abbonda di soluzioni militari. Cosa furono la sconfitta dell'Asse, quella incassata dagli Stati Uniti in Vietnam oppure la disfatta dell'Unione Sovietica in Afghanistan, se non delle soluzioni militari?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'odio di sé.&lt;/strong&gt; Importanti elementi di diversi paesi occidentali – specie di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele – credono che i loro governi siano depositari del male e considerano il terrorismo come una punizione per i passati peccati. Questa attitudine del tipo "Abbiamo incontrato il Nemico. E il Nemico siamo Noi" rimpiazza un'efficace reazione con l'appeasement, inclusa una disponibilità a rinunciare alle tradizioni e ai successi. Significativamente, a questo proposito, Osama bin Laden festeggia elementi della sinistra come Robert Fisk e William Blum. Gli occidentali che nutrono odio verso se stessi sono notevolmente importanti a causa del ruolo di spicco da loro rivestito come opinion-maker nelle università, nei media, in seno alle istituzioni religiose e nell'ambito delle arti. Costoro fungono da mujahideen ausiliari degli islamisti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Compiacimento.&lt;/strong&gt; La mancanza di una imponente macchina militare islamista suscita a parecchi occidentali, specie di sinistra, un senso di disprezzo. Mentre la guerra convenzionale, con i suoi uomini in uniforme, le navi da guerra, i carri armati, gli aerei e le sue cruenti battaglie volte a guadagnare territori e risorse, è facile da comprendere, la guerra asimmetrica con l'Islam radicale è inintelligibile. Taglierini e cinture esplosive per terroristi suicidi rendono difficile la percezione di questo nemico come un degno avversario. Sono in parecchi coloro che, insieme a John Kerry, considerano il terrorismo come una mera "scocciatura".&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma gli islamisti dispongono di formidabili risorse che superano di gran lunga il terrorismo su piccola scala:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Un potenziale accesso ad armi di distruzione di massa che potrebbero sconvolgere la vita occidentale.&lt;br /&gt;-Un fascino religioso che offre una più profonda risonanza e una maggiore garanzia di detenere più a lungo il potere rispetto alle ideologie artificiali del fascismo e del comunismo.&lt;br /&gt;Una macchina istituzionale ideata, finanziata e organizzata in modo strabiliante, che costruisce con successo credibilità, buona reputazione e successo elettorale.&lt;br /&gt;-Un'ideologia capace di attrarre musulmani di ogni tipo: dal sottoproletariato ai ceti privilegiati, dagli analfabeti a coloro che sono in possesso di un Ph.D., da coloro che sono ben inseriti nella società agli psicopatici, dagli yemeniti ai canadesi. Il movimento non tiene pressoché conto della definizione sociologica.&lt;br /&gt;-Un approccio non-violento – che io definisco "rispettoso della legge" – che persegue l'islamizzazione attraverso mezzi educativi, politici e religiosi, senza ricorrere all'illegalità o al terrorismo. L'islamismo rispettoso della legge sta dimostrando di aver successo in paesi a maggioranza musulmana come l'Algeria e in quelli a minoranza musulmana come il Regno Unito.&lt;br /&gt;-Un ingente numero di persone impegnate. Se gli islamisti costituiscono il 10-15 per cento della popolazione musulmana mondiale, il loro numero ammonta tra i 125 e i 200 milioni di persone ovvero essi superano di gran lunga il numero complessivo dei fascisti e dei comunisti mai vissuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pacifismo, odio di sé e compiacimento procrastinano la guerra contro l'Islam radicale e provocano eccessive vittime. Solo dopo aver assimilato le catastrofiche perdite di cose e di vite umane gli occidentali che tenderanno a sinistra probabilmente supereranno questa triplice afflizione e affronteranno la reale portata della minaccia. Il mondo civilizzato probabilmente poi prevarrà, ma tardivamente, e dopo aver pagato un prezzo più alto del dovuto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se gli islamisti dovessero diventare ragionevoli e non ricorressero all'uso delle armi di distruzione di massa, percorrendo invece la strada legittima, politica e non violenta, e se il loro movimento dovesse rimanere vitale, sarà difficile vedere cosa li fermerà.&lt;/p&gt;&lt;p style="font-style: italic;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;da www.danielpipes.org&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-1409459892625609?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/1409459892625609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=1409459892625609' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1409459892625609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1409459892625609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/01/in-che-modo-loccidente-potrebbe-perdere.html' title='In che modo l&apos;Occidente potrebbe perdere'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RaEYCx-nu2I/AAAAAAAAAAk/Omn6b16Ed2U/s72-c/islama.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-1152941548232357580</id><published>2007-01-09T12:52:00.000+01:00</published><updated>2007-01-09T12:54:03.508+01:00</updated><title type='text'>Wielgus ed i servizi al comunismo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RaOCGB-nu3I/AAAAAAAAAAw/qHI_J0aKcf0/s1600-h/comunismo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RaOCGB-nu3I/AAAAAAAAAAw/qHI_J0aKcf0/s320/comunismo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5017997449942776690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Davide Giacalone&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;Le coscienze a corrente alternata commentano la vicenda di Stanislaw Wielgus, ma non sono disposte a capire quel che significa per sé. Quel prete aveva collaborato con i servizi che facevano capo all'Unione Sovietica ed ora, che s'apprestava a divenire arcivescovo di Varsavia, quel passato lo afferra. Siamo in Polonia, la patria di prelati uccisi, come Jerzy Popielusco, quella del pontefice che i sovietici tentarono di ammazzare. Siamo anche nella Polonia del generale Jaruzelski, che con il colpo di Stato del 1981 non spianò certo la via alla libertà, ma protesse il Paese dall'invasione sovietica. La storia è complessa, nel suo divenire quotidiano non traccia confini impermeabili. Un giorno sentiremo riparlare di Agostino Casaroli, della politica vaticana nei confronti dell'Urss. Un giorno sapremo qualche cosa di più su Emanuela Orlandi, inghiottita da una guerra attorno, e forse anche dentro al Vaticano. Oggi le dimissioni di Wielgus, che le si accolga con sollievo o con rammarico, ci dicono che quel passato è ancora vivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, ma come fa ad essere vivo per un polacco, che ha vissuto sotto una dittatura, ed essere considerato morto, archeologico, pretestuoso per tanti italiani, che hanno vissuto in libertà, quindi in grado di scegliere? La colpa di Wielgus (se esiste) sarebbe quella di avere anteposto il servizio ai sovietici ai doveri di fratellanza nella fede. Noi viviamo circondati da ex comunisti che anteposero, pagati, la fedeltà ai sovietici alla sicurezza degli italiani, ma se lo facciamo osservare siamo degli invasati, dei fanatici, dei visionari. Siamo l'unico Paese al mondo che ha mandato tre comunisti (tre) a commemorare quei morti di Budapest che quando venivano ammazzati loro applaudivano. Ma non si deve dirlo, non sta bene. Per noi quel passato deve essere seppellito, per Wielgus riesumato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, visto che il culturale ex comunista si fa dare una lezioncina di serietà e trasparenza dalla chiesa, noi crediamo che ci sia un solo modo per far passare quel passato: conoscerlo. Molti di quegli uomini sono omertosi per alleviare la vergogna di sé, quel che vive del loro passato. La nostra tenacia anticomunista serve a propiziare la verità e difendere la libertà, e serve ad una sinistra che ritrovi orgoglio e forza innovatrice, seppellendo i suoi mostri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="TestoNews"&gt;www.davidegiacalone.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-1152941548232357580?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/1152941548232357580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=1152941548232357580' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1152941548232357580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/1152941548232357580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2007/01/wielgus-ed-i-servizi-al-comunismo.html' title='Wielgus ed i servizi al comunismo'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RaOCGB-nu3I/AAAAAAAAAAw/qHI_J0aKcf0/s72-c/comunismo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-8716189705026622413</id><published>2006-12-28T13:14:00.000+01:00</published><updated>2006-12-28T13:17:16.596+01:00</updated><title type='text'>Se nel Corno d’Africa nasce il nuovo Califfato del terrore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RZO1UPrJ9_I/AAAAAAAAAAY/atEain1BrIQ/s1600-h/homeAfrica.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RZO1UPrJ9_I/AAAAAAAAAAY/atEain1BrIQ/s320/homeAfrica.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5013550169603045362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Magdi Allam&lt;/span&gt; - &lt;b class="b"&gt;Sarei pronto a scommettere&lt;/b&gt; che di qui a qualche mese prevarrà la tesi secondo cui se la Somalia sarà diventata il nuovo fronte della «guerra santa islamica» di Bin Laden e dei suoi emuli, la colpa sarà di Bush che avrebbe istigato l’Etiopia a occupare un Paese che, tutto sommato, stava cominciando a conoscere una certa tranquillità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;Ma dato che mi auguro di perdere la scommessa&lt;/b&gt;, cerchiamo almeno di chiarire di cosa stiamo parlando. Si tratta forse di un’invasione militare dell’Etiopia tesa a occupare la Somalia? No, perché se fosse stato questo l’obiettivo, l’avrebbe potuto molto più agevolmente conseguire tra il 1994 e il 2005, quando la Somalia è stata letteralmente una «terra di nessuno», senza alcun potere centralizzato e alcuna forza in grado di resistere all’esercito etiopico. È comunque una guerra tra l’Etiopia e la Somalia? No, dal momento che l’esercito etiopico è entrato in Somalia su richiesta del Governo transitorio somalo, che è la sola autorità riconosciuta dalla comunità internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;È una guerra a connotazione religiosa&lt;/b&gt; tra un Paese filo-occidentale e cristiano, contro un altro musulmano legato al Mondo arabo e islamico? Non dovrebbe esserlo, perché in realtà la maggioranza degli etiopici sono musulmani, così come il suo esercito continua a affidarsi a un armamento prevalentemente russo, mentre l’intesa con gli Stati Uniti è un fatto recente. È una guerra sostanzialmente illegale scatenata in aperta violazione del diritto internazionale? No, dal momento che l’Unione Africana ha riconosciuto il diritto dell’Etiopia a difendere la propria sovranità minacciata dalle mire espansioniste delle Corti islamiche che hanno riesumato il proposito di realizzare la «Grande Somalia», e che le stesse Nazioni Unite si sono finora astenute dal condannare l’azione militare etiopica pur auspicando una soluzione politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;È una guerra neo-coloniale&lt;/b&gt; per mettere le mani sul petrolio o altre risorse naturali? No, perché sia la Somalia sia l’Etiopia sono tra i paesi più poveri del mondo, con un reddito pro-capite rispettivamente di 600 e 800 dollari. È una nuova tappa della guerra al terrorismo islamico globalizzato decisa dagli Stati Uniti per interposta persona? Sì e no, perché a preoccuparsi della manifesta collusione tra il regime delle Corti islamiche somale e Al Qaeda non è soltanto Washington, masoprattutto il governo di Addis Abeba che teme più di altri il contagio dell’estremismo islamico. È nella questione del terrorismo islamico che si intravede il bandolo della matassa per capire la natura del conflitto appena esploso nel Corno d’Africa. Una realtà che avrebbe dovuto essere manifesta a tutti noi quando un recente rapporto dell’Onu ha denunciato la presenza in Somalia di migliaia di terroristi islamici provenienti da Yemen, Eritrea, Siria e Libia, quando il 9 ottobre scorso le Corti islamiche hanno dichiarato la Jihad, intesa come «guerra santa», contro l’Etiopia, quando il 23 dicembre hanno lanciato un appello «a tutti i combattenti islamici del mondo per prendere parte alla Jihad in Somalia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;Ecco perché diventa facile presagire&lt;/b&gt; che prossimamente la Somalia si trasformerà in un campo di battaglia del terrorismo islamico globalizzato, una sorta di nuovo Iraq. Ebbene, a meno che non si immagini che la guerra in Somalia sia una sorta di metastasi del cancro iracheno, quanti hanno finora sostenuto a squarciagola che, se non ci fosse stato l’intervento americano in Iraq, il terrorismo islamico non sarebbe stato così dirompente ovunque nel mondo, dovrebbero riconsiderare quello che appare sempre più un atto di fede inficiato da un pregiudizio piuttosto che una realtà suffragata dai fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;b class="b"&gt;Proprio la vicenda somala dimostra&lt;/b&gt; che questo terrorismo islamico globalizzato è tutt’altro che reattivo, bensì il frutto deliberato di una strategia aggressiva decisa e attuata da potenti burattinai con lo scopo manifesto di dar vita a un Califfato Islamico Internazionale. Né si scongiurerà questa nefasta prospettiva continuando a corteggiare, così come stanno facendo l’Unione Europea e la Lega Araba, le Corti islamiche affinché tornino al tavolo del negoziato. Ma se sono stati loro a farlo fallire e a tentare un colpo di mano per eliminare del tutto il Governo transitorio somalo arroccato a Baidoa! Così come risparmiamoci il ridicolo di rispolverare il mito dell’Onu, le cui forze abbandonarono vergognosamente nel caos la Somalia nel 1995, continuando a immaginarlo come una bacchetta magica per la soluzione del conflitto. La verità è che non ci sono scorciatoie: se vogliamo la pace in Somalia, dobbiamo affrontare insieme la minaccia del terrorismo islamico globalizzato che è riuscito anche lì, tra l’indifferenza generale, a insediare il proprio potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-8716189705026622413?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/8716189705026622413/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=8716189705026622413' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/8716189705026622413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/8716189705026622413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/12/se-nel-corno-dafrica-nasce-il-nuovo.html' title='Se nel Corno d’Africa nasce il nuovo Califfato del terrore'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RZO1UPrJ9_I/AAAAAAAAAAY/atEain1BrIQ/s72-c/homeAfrica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-3623122346583687783</id><published>2006-12-05T13:30:00.000+01:00</published><updated>2006-12-05T13:33:00.044+01:00</updated><title type='text'>Il comunismo risorto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RXVmbLLM3rI/AAAAAAAAAAM/4A8A4FodJ2A/s1600-h/chavez.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RXVmbLLM3rI/AAAAAAAAAAM/4A8A4FodJ2A/s320/chavez.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5005019177934446258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Lino Siciliano&lt;/span&gt; - La vittoria del presidente Venezuelano Chavez è l'ultima, in ordine di tempo, conferma che il neo-comunismo sta attecchendo, un comunismo diverso perchè al passo con i tempi ma con un alleato forte e motivato.&lt;br /&gt;Alla vittoria di Chavez hanno risposto entusiasti Ahmadinejad presidente dell'Iran, Morales presidente della Bolivia, Lula presidente del Brasile, Correa presidente dell'Ecuador e gli auguri di Fidel a cui il neo-presidente fa spesso riferimento.&lt;br /&gt;Questa è la punta dell'iceberg, per capire quali sono i retroscena bisogna fare un passo indietro.&lt;br /&gt;Al primo mandato Chavez ha stretto rapporti con l'islam di cui l'Iran è il maggiore esponente in quanto hanno un nemico comune l' "america di Bush" e stretto rapporti con Castro da cui ha avuto aiuti medici in cambio di Petrolio e con cui è affine ideologicamente.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Ma questo "neo-com" non auspica la sottrazione della proprietà, che l' Urss prima e la Cina dopo hanno dimostrato impraticabile, ma un "socialismo venezuelano, bolivariano e democratico, contro l'imperialismo".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;In altre parole la lotta di classe resta ma fatta in modo democratico e populista. &lt;/span&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt; &lt;/p&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Che questo modo sia vincente lo dimostrano appunto Correa in Ecuador, Morales in Bolivia e in parte Lula ma con toni meno marcati ma comunque tutti con Bush, l'america e l'imperialismo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Una guerra ideologica che ha trovato la sponda in un altra parte del mondo anch'essa anti-americana e anti-imperialista ovvero l'islam radicale, un connubio tra ideologie diverse ma che hanno un comune sentire l'anti-americanismo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;In questo scenario la posizione più scomoda è quella Europea da una parte ci sono spinte "neo-com" vedi in Italia, Germania e Francia dall'altra c'è una forte immigrazione islamica e spesso radicale che hanno trasformato l'Europa in quello che osservatori americani chiamano Eurabia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Ma mentre in sud-america abbiamo il primo fenomeno ma manca, tranne casi rari, il secondo, in europa le due ideologie sono a stretto contatto quando non conniventi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;In Germania la "grande coalizione" si è avuta pur di non mandare i "neo-com" di Lafontaine  al potere.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;In Francia problematiche di questo tipo si avranno alle prossime elezioni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Ma l'esempio più eclatante si è avuto in Italia in cui nonostante una forte parte sia moderata, il governo ha avuto una deriva troppo accentuata verso la sinistra massimalista, prova ne siano i continui richiami alla lotta di classe e alle manifestazioni, in cui partecipavano esponenti della maggioranza, in cui si inneggiava all'anti-americanismo e all'anti-imperialismo e in cui sfilavano islamici che inneggiavano contro Israele e in cui c'erano esponenti del pacifismo che evidentemente è solo di parte.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Il connubio di cui si parlava prima, e tutto in una fase embrionale i futuri sviluppi si avranno in un futuro prossimo venturo dei neo-comunisti.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-3623122346583687783?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/3623122346583687783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=3623122346583687783' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/3623122346583687783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/3623122346583687783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/12/il-comunismo-risorto.html' title='Il comunismo risorto'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_z_y3uUkcQGQ/RXVmbLLM3rI/AAAAAAAAAAM/4A8A4FodJ2A/s72-c/chavez.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116325159431635274</id><published>2006-11-27T14:23:00.000+01:00</published><updated>2006-11-27T11:40:01.963+01:00</updated><title type='text'>La dimissione civile</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/europe.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/europe.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="TestoAutori"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;              di Gianni Pardo&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;Da sessant’anni l’Europa non è coinvolta in una guerra che la riguardi personalmente. Per molto tempo s’è dunque potuto pensare che la guerra sia stata estromessa dalla storia. Questo ha grandemente influenzato le attitudini guerresche degli europei. Anche se si è tentato di supplire alle loro incapacità militari con i progressi della tecnologia non si può dimenticare ciò che diceva un ammiraglio di cent’anni fa: “Quand’ero giovane io le navi erano di legno e gli uomini di ferro; oggi le navi sono di ferro…”&lt;br /&gt;Il venir meno dello spirito militare – fra le prime cause della caduta dell’Impero Romano – è stato incoraggiato dai governi che, seguendo l’opinione pubblica, non hanno fatto che tagliare i fondi per la difesa; gli effettivi sono stati ridotti; la leva è stata abolita; l’esercito è divenuto un corpo decorativo capace di mandare al massimo diecimila soldati all’estero e utile solo per le parate militari. Se domani paesi come la Germania o la Francia dovessero affrontare una guerra, dovrebbero partire da zero. Soprattutto per quanto riguarda gli uomini.&lt;br /&gt;Tutto questo però è noto e non sarebbe drammatico se si trattasse solo di problemi militari. Una volta che una guerra scoppia, lo spirito militare s’impara non in mesi ma in giorni. Come disse una volta un francese che era stato mandato in Algeria: “Parti da civile pacifico, ma appena ti vedi morire un commilitone vicino, sei pronto ad uccidere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema non è solo militare. Il fenomeno più preoccupante è una sorta di “dimissione civile”. Gli italiani, per fare un esempio di cui sappiamo molto, non si sentono più né cristiani, né patrioti, né cittadini. Non si sentono neppure italiani. Disprezzano troppo l’Italia per accettare di fare parte di una comunità. Non credono che finiscano col prevalere i migliori ed anzi per non imbarcarsi in una faticosa competizione preferiscono l’egualitarismo al merito. Il posto fisso all’avventura del lavoro indipendente. Preferiscono l’invidia per il ricco all’ammirazione per chi si è arricchito. Preferiscono insomma le utopie di sinistra. Ma quel ch’è peggio, non si sentono meritevoli di rispetto. Capiscono e approvano il musulmano che rivendica le sue tradizioni e il rispetto della sua religione, ma non pensano neppure per un momento a difendere le proprie tradizioni: la religione italiana e il modo di vivere italiano. Se un musulmano pretende – lui ospite e per giunta in una struttura pubblica – che solo un’ostetrica, e non un ostetrico, si occupi del parto di sua moglie, tutti sono pronti a giustificarlo. L’idea di mandarlo al diavolo, e di rispondergli a muso duro che se non è soddisfatto del servizio può tornarsene a casa sua, non è venuta a nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi non è solo militare, appunto. È una crisi della ragionevolezza. L’assenza di una guerra ha prodotto un deragliamento dei cervelli da cui è uscita stravolta la maggior parte delle evidenze del passato. Un tempo chi non lavorava meritava la fame, oggi anche chi non ha voglia di lavorare deve avere più o meno gli stessi vantaggi di chi si rompe la schiena. Una volta chi non studiava era un asino e andava bocciato, oggi l’asino è un giovane in difficoltà su cui si chinano pensosi e premurosi insegnanti e psicologi, per non parlare delle famiglie. Con l’ovvia conclusione che merita un incoraggiamento e che intanto è opportuno promuoverlo. Gli esempi sono inutili. È in tutte le direzioni che il realismo non è più di moda e anzi la società guarda con sdegno l’incauto che osasse formularne le conclusioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa follia collettiva dell’Europa e dell’America del Nord non appartiene agli altri continenti. Altri paesi, magari perché ammaestrati dalla fame, dalla durezza dei loro costumi e dal loro minore sviluppo culturale, conservano forti agganci con la realtà più brutale. Questo, oltre a tenerli lontani dalla demenza, dà loro un’imprevista capacità di competere. Loro sono disposti ad uccidere e ad uccidersi, l’Europa non è disposta ad uccidere neanche per autodifesa. Loro sono disposti ad alzare la voce, anche con pretese assurde, l’Europa non è disposta a rispondere e se lo fa è per chiedere scusa. Perfino della miseria dei paesi poveri che è invece figlia della loro incapacità di produzione e del loro eccesso di natalità.&lt;br /&gt;Mentre i paesi più sviluppati e civili indietreggiano in ogni campo, chiedendo scusa di esistere, gli altri avanzano, giustificati dalle nostre stesse idee. Se Tsahal entra a Gaza per impedire il lancio di razzi contro cittadini inermi, e negli scontri muoiono dei civili, Israele è colpevole e nessuno cita né il fatto che agisce per legittima difesa. E neppure che mentre essa cerca i terroristi, i terroristi cercano di colpire gli innocenti. Come mai, tutto questo? La risposta è semplice: Israele, come civiltà, è Europa, i palestinesi no: dunque i palestinesi hanno comunque ragione e Israele comunque torto. Anche quando agisce per legittima difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una simile involuzione della civiltà non si guarisce con i discorsi o mettendo l’Europa dinanzi ad uno specchio. Non c’è uno specchio abbastanza grande. Ma l’Europa guarirà, tutto d’un colpo, quando la storia – speriamo il più tardi possibile – l’immergerà nel bisogno e nel rischio di morte. In quel caso, o ritroverà la strada del vigore e del realismo o soccomberà ad un nuovo Odoacre, meno civile di quello che depose Romolo Augustolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da pardo.ilcannocchiale.it&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116325159431635274?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116325159431635274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116325159431635274' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116325159431635274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116325159431635274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/11/la-dimissione-civile.html' title='La dimissione civile'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116241280206718124</id><published>2006-11-20T21:20:00.000+01:00</published><updated>2006-11-19T20:28:44.110+01:00</updated><title type='text'>Fame nel mondo, lo strabismo della Fao</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/homeAfrica.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/homeAfrica.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Livio Caputo&lt;/span&gt; - Ormai è un appuntamento fisso: anche quest'anno, il rapporto annuale della Fao ci invita a cospargerci il capo di cenere perché, nonostante gli impegni assunti nel 1996 da 185 capi di Stato e di governo, non siamo riusciti a ridurre il numero degli abitanti del pianeta che soffrono la fame: 850 milioni erano all'inizio degli anni Novanta, 854 milioni sono oggi. L'obbiettivo fissato di ridurli a 415 milioni nel 2015 diventa pertanto sempre più irrealistico, perché, secondo il direttore dell'agenzia Jacques Diouf,  «manca la volontà politica di mobilitare le maggiori risorse di cui il mondo dispone a favore degli affamati». Altri terzomondisti rincarano la dose, accusando in blocco governi occidentali, società multinazionali e sfruttatori vari.&lt;br /&gt;La persistenza di quasi un miliardo di affamati è indubbiamente una tragedia di enormi proporzioni, ma è inaccettabile attribuirne la responsabilità solo all'egoismo dei Paesi ricchi. Anzitutto, la Fao farebbe bene a guardare in casa propria, perché è da sempre considerata una delle agenzie dell'Onu meno efficienti,  n carrozzone burocratico che spende più della metà delle sue risorse per le proprie esigenze amministrative. In secondo luogo, basta guardare con attenzione la carta che accompagna il rapporto, da cui risulta con chiarezza quali Paesi hanno fatto passi avanti e quali passi indietro, per capire chi sono i veri colpevoli. Possiamo citare almeno quattro casi clamorosi, da cui si deduce che all'origine del male non c'è tanto l'insufficienza degli aiuti internazionali, quanto la follia di governanti che dilapidano le loro spesso cospicue risorse senza curarsi del benessere dei propri cittadini.&lt;br /&gt;Esempio 1. L'unico stato sudamericano che fa registrare un «grave peggioramento», cioè un aumento della denutrizione superiore al 50%, è il Venezuela, quarto produttore mondiale di greggio, il cui presidente Chavez spende miliardi di petrodollari per costituire un'alleanza mondiale contro Washington e affermarsi come l'erede di Fidel Castro. Se invece di distribuire sussidi a mezzo mondo investisse questo danaro nella lotta alla denutrizione, il problema del Venezuela si risolverebbe da solo.&lt;br /&gt;Esempio 2. In un'Asia che, nel complesso, fa registrare progressi sensazionali, con una riduzione del numero di affamati di quasi il 50 per cento sia in India, sia in Cina, l'evoluzione della Corea del Nord è stata simile a quella del Venezuela: un po' a causa della totale inefficienza del sistema comunista, un po' per le stravaganti spese per l'apparato militare culminate poche settimane fa nel primo test nucleare, il numero degli affamati è quasi raddoppiato, e una carestia ha fatto due milioni di vittime.&lt;br /&gt;Anche oggi, la popolazione dipende in larga misura dagli aiuti alimentari che riceve da Cina e Corea del Sud. Ma la colpa è della nostra presunta avarizia nel concedere gli aiuti, o del dittatore Kim Jong Il?&lt;br /&gt;Esempio 3. Quando faceva parte dell'impero britannico, e nei quattordici anni di indipendenza sotto un governo di coloni, lo Zimbabwe era uno dei grandi esportatori di prodotti agricoli del continente africano e tutti avevano da mangiare a sufficienza. In 25 anni il presidente Mugabe lo ha mandato in rovina.&lt;br /&gt;La ragione principale, se non unica, di questo drammatico declino è l'esproprio e la cacciata degli agricoltori bianchi. Risultato: la denutrizione è aumentata di quasi il 50 per cento e la popolazione dipende dalla carità internazionale.&lt;br /&gt;Esempio 4. Il Sudan è, potenzialmente, uno dei Paesi più ricchi dell'Africa, e ora che ha scoperto anche il petrolio, dispone di risorse finanziarie più che cospicue. Ma, tra la ventennale guerra civile tra arabi del nord e popolazioni nere del Sud (ora finalmente risolta) e la recente tragedia del Darfur con i suoi due milioni di profughi,  ha visto aumentare drammaticamente il numero dei suoi affamati.&lt;br /&gt;La Fao individua giustamente l'epicentro della crisi in Africa, dove il numero delle persone denutrite è passato in dieci anni da 169 a 206 milioni, ma la colpa non è tanto della comunità internazionale, quanto della frequenza delle guerre, della irresponsabilità dei governanti e anche del crescente rifiuto delle popolazioni a lavorare la terra, magari per tentare l'avventura in Europa come immigranti clandestini. È assurdo che, pur con i suoi deserti, le sue foreste tropicali, le sue invasioni di locuste e le sue croniche siccità, un continente vasto come l'Africa non riesca a nutrire la sua popolazione. Si spendano soldi per introdurre tecniche di coltivazione più moderne, si usino di più, se necessario, i prodotti geneticamente modificati, ci si applichi maggiormente alla ricerca dell'acqua, si riformi l'arcaico diritto di proprietà della terra, ma si riconosca anzitutto che tocca in primo luogo alla popolazione africana, e soprattutto ai governanti africani, fare fronte alla situazione. Puntare il dito contro governi occidentali (tra cui, in prima fila, l'Italia) che non hanno tenuto fede alle loro promesse di destinare agli aiuti percentuali crescenti del loro Pil è forse politicamente corretto, ma fornisce un quadro distorto della realtà. Per molti Paesi dove la fame è un problema, più soldi porterebbero, allo stato attuale, solo più corruzione e magari più armamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Il Giornale&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116241280206718124?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116241280206718124/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116241280206718124' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116241280206718124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116241280206718124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/11/fame-nel-mondo-lo-strabismo-della-fao.html' title='Fame nel mondo, lo strabismo della Fao'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116300194110778666</id><published>2006-11-10T17:03:00.000+01:00</published><updated>2006-11-10T11:16:49.680+01:00</updated><title type='text'>L’invasione fiscale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/robin_hood.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/robin_hood.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="TestoAutori"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;              di lupodellasteppa&lt;/span&gt; - &lt;/span&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;E’ ben magra consolazione l’aver saputo da tempo che, una volta al governo, la sinistra avrebbe portato un poderoso affondo sulle tasse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preceduta da un martellante battage sui conti al disastro lasciati dal precedente governo, condita con una buona dose d’ipocrisia sulla cosiddetta equità sociale, accompagnata da una maliziosa propaganda sui ricchi da quarantamila euro lordi l’anno e da un’insinuante divulgazione sulle dichiarazioni dei redditi di commercianti, artigiani e professionisti, la manovra finanziaria avrà come risultato quello di prelevare dalle tasche di tutti i contribuenti, un’enorme quantità di denaro liquido che per un terzo servirà a riportare le finanze italiane nei parametri europei, ma per due terzi servirà a fare “politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che vuol dire, non solo dare vantaggi agli amici, preservare l’ inviolabilità di certi “santuari”, favorire ancor più chi gode di rendite di posizione, foraggiare cooperative e società vicine alla sinistra, ma soprattutto significa spingere la società italiana ancora più lontano, di quanto già non lo sia ora, da un modello, anche solo appena abbozzato, di sistema liberale e liberista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prova ne sia il modo moralista, al limite del bigottismo, legalitario al limite del giustizialismo, con cui molti esponenti della sinistra, a cominciare dal Ministro dell’economia, trattano il problema dell’evasione fiscale. E’ evidente che, poiché il livello d’imposizione fiscale è prescritto da una legge, l’evasione è “di per se” illegittima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sceriffo di Nottingham rappresentava la legge e in nome della legalità razziava gli averi dei poveri contadini, pastori, artigiani e commercianti della contea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto, perciò, non riguarda la “legalità” della tassazione. Ne è la sua “moralità” che diffidiamo da chi tratta la materia fiscale in termini etici, ma la sua ragionevolezza e la compatibilità con le libertà dei cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia il livello di tassazione supera, fra tributi diretti e indiretti, la metà di quello che guadagniamo col nostro lavoro, lo studio, l’ingegno, la passione per l’impresa ed il coraggio di rischiare i propri beni, pochi o tanti che siano, per creare nuova ricchezza e benessere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stato reclama il diritto di impossessarsi di oltre la metà ed in cambio distribuisce servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è evidente che alcuni di questi possono, anzi devono, essere svolti da uno stato moderno, come la sicurezza interna ed esterna, la giustizia, le infrastrutture utili alla collettività ed all’economia nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né si discute il principio della progressività delle imposte per cui chi più guadagna più deve pagare, non solo per un astratto principio di solidarietà, ma soprattutto per ragioni pratiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatti salvi questi due capisaldi, ci domandiamo: quale sia il livello ragionevole di tassazione, compatibile con lo sviluppo dell’impresa privata, la sola che crea veramente nuova ricchezza, e il diritto dei cittadini di disporre liberamente delle loro sostanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rispondere al primo quesito sarebbe sufficiente guardare a quegli stati con economia simile a quell’italiana e che hanno saputo, attraverso un’intelligente politica fiscale, dare impulso allo sviluppo dei loro paesi e non vampirizzarne le risorse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alla compatibilità tra fiscalità e libertà dei cittadini è chiaro che il livello di tassazione diventa prevaricatorio quando lo stato ci toglie il diritto di disporre liberamente dei nostri soldi per obbligarci a mandare i nostri figli nelle “sue” scuole ed università, curarci nei “suoi” ospedali o presso i medici di “sua fiducia”, con i farmaci che ha scelto, volare con la “sua” compagnia di bandiera, guardare la “sua” televisione, viaggiare sui “suoi” treni, servirci delle “sue” strutture d’assistenza sociale e previdenziale. Tutte cose “sue”, ma pagate con i “nostri” soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quand’anche il livello di questi servizi fosse buono, o addirittura ottimo, il che microscopicamente non è, ne risulta un effetto distorsivo sull’economia del paese e, fatto ancora più grave, la pesante sopraffazione delle libertà individuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’america dello schiavismo, quando un nero aveva bisogno di un paio di scarpe per il proprio figlio, di un vestito o di qualsiasi altra cosa, andava dal “suo padrone” che provvedeva alla bisogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa, crediamo, sia la sostanza della schiavitù: togliere all’individuo, il diritto di disporre liberamente di quanto si è procurato con il proprio lavoro, per imporgli le proprie scelte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo è il modello di società verso cui l’Italia sta sempre più sprofondando, che assomiglia sempre più a quelle società in cui ogni scelta, anche quelle inerenti la sfera privata, sono assunte da elite politiche e tecnocratiche ed il cittadino è poco più, poco meno, che uno schiavo irresponsabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da legnostorto.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116300194110778666?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116300194110778666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116300194110778666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116300194110778666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116300194110778666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/11/linvasione-fiscale.html' title='L’invasione fiscale'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116254516330868986</id><published>2006-11-03T10:09:00.000+01:00</published><updated>2006-11-03T10:12:43.326+01:00</updated><title type='text'>Le battute più divertenti sull'Unione</title><content type='html'>&lt;span class="sommario"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tratte dal libro «Mortadella show» di Mario Precario&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="U1202729151283HhH" style="font-weight: bold;"&gt;Ecco il nuovo sistema di tassazione inventato da Visco, geniale nella sua semplicità. a) Quanto guadagni? b) Mandaceli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa notte ho sognato Visco vestito da principe azzurro. Veniva su uno splendido destriero bianco e mi portava via. Tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="U1202729151283d5E" style="font-weight: bold;"&gt;Facciamo il Governo degli onesti!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283xdH" style="font-weight: bold;"&gt;Già, e il pluralismo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283rUB" style="font-weight: normal;"&gt;L'onorevole Bertinotti ha ordinato di togliere da tutte le sedi del partito la scritta «Toilette» sulle porte dei bagni e di sostituirla con: «Lo sforzo del popolo nel momento del bisogno».&lt;/span&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283dAC" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283NAH" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283N0D" style="font-weight: bold;"&gt;«Io sono di sinistra». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283eYE" style="font-weight: bold;"&gt;«Piantala, che ci stanno guardando tutti»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283ESH" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;Premio Nobel a Occhetto per la natura. È riuscito a trasformare una quercia in un bonsai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283YrH" style="font-weight: bold;"&gt;La Bindi e la Turco sono talmente brutte che se si siedono davanti a un computer scatta automaticamente l'antivirus&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283YEE" style="font-style: italic;"&gt;Preghierina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;O Gesù dagli occhi tristi/Fai sparire i comunisti/ Se risolvi 'sto problema/ Fai scomparire anche D'Alema/Ma se poi non te ne fotti/ Fai dileguare Bertinotti/ Ti preghiam, se non ti rodi/ Estingui pure Prodi/ Tu col cuore sempre aperto/ Fai tramontare Diliberto/ E con gli angeli tuoi belli/ Porta in cielo anche Rutelli/O mio caro buon Gesù/ Non rimandarceli mai più.&lt;/div&gt; &lt;div class="p" id="U1202729151283RB" style="font-weight: bold;"&gt;Seguire attentamente le istruzioni:&lt;br /&gt;1) Create un file qualsiasi&lt;br /&gt;2) Chiamatelo «Prodi»&lt;br /&gt;3) Buttatelo nel cestino&lt;br /&gt;4) Cliccate su «Svuota il cestino». Comparirà la schermata di conferma eliminazione file, che chiede: «Eliminare definitivamente Prodi?»&lt;br /&gt;5) Adesso potete rispondere «Sì».&lt;br /&gt;Non serve a niente, ma aiuta a iniziare bene la giornata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283eOE" style="font-weight: normal;"&gt;Con la Sinistra l'Italia cambia marcia!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283TFF" style="font-weight: normal;"&gt;Sì, mette la retro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283xOD" style="font-weight: bold;"&gt;Lo sapete perché gli ultimi scioperi generali sono stati tutti di 4 ore?  Perché farne di 8 ore è troppo faticoso!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283RY" style="font-weight: normal;"&gt;Le zanzare rischiano l'estinzione da quando a succhiare il sangue degli italiani ci si è messo Visco!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283d0G" style="font-weight: bold;"&gt;«Prodi sfugge al confronto in tv, si vede che ha paura. Io comunque il confronto lo faccio anche con una sedia vuota». Berlusconi, 4 febbraio 2006.&lt;br /&gt;Immediate le reazioni da parte del mondo politico: «Speriamo che la gente non voti la sedia vuota», Marassi su «II Mattino». «Speriamo che la gente noti l'assenza», Francesco Rutelli. «Speriamo che la gente non noti l'assenza», Massimo D'Alema. «Cacchio, una sedia vuota: la prendo io». Clemente Mastella. «Cacchio una sedia vuota: se la giriamo ci possiamo sedere in quattro». Padoa-Schioppa. «Guardate che la sedia è vuota, ma quell'attaccapanni sono io», Piero Fassino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U12027291512830G" style="font-weight: normal;"&gt;In una riunione del consiglio dei Ministri Prodi fa un grosso starnuto. Alla sua sinistra Livia Turco prontamente esclama: «Salute!». A seguire gli altri componenti: «Finanze!», «Interno!», «Difesa!».&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283mn" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Ho cominciato a dubitare del Comunismo quando ho visto che i giapponesi non lo fotografavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283uiH" style="font-weight: normal;"&gt;A causa di un pentito viene riaperto il processo per il finanziamento illecito al Pci-Pds da parte delle Coop rosse. D'Alema attende nervoso nel suo ufficio l'esito dell'udienza di primo grado. All'improvviso un postino gli porta un telegramma dell'avvocato del partito con scritto: «Onorevole D'Alema, verità e giustizia hanno trionfato». Immediata la risposta di D'Alema: «Ricorrete in appello».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt;  &lt;span class="span" id="U1202729151283eMG" style="font-weight: bold;"&gt;Prodi fa chiudere nota casa di computer.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283gwC" style="font-weight: bold;"&gt;Morta Dell&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283wzF" style="font-weight: normal;"&gt;Che differenza passa tra Cristianesimo e Comunismo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283qLI" style="font-weight: normal;"&gt;Il primo predica la povertà, il secondo la realizza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283ik" style="font-weight: bold;"&gt;Qual è il patrono dei martiri comunisti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283W1H" style="font-weight: bold;"&gt;San Toro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283ucC" style="font-weight: normal;"&gt;Beati i giovani, perché &lt;/span&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283tfH" style="font-weight: normal;"&gt;erediteranno il debito pubblico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283XSD" style="font-weight: normal;"&gt;(dal Vangelo di Padoa-Schioppa)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mia vita ho creduto in molte persone, e ho sbagliato&lt;br /&gt;Ho creduto in Marx, e ho sbagliato&lt;br /&gt;Ho creduto in Lenin, e ho sbagliato&lt;br /&gt;Ho creduto in Mao, e ho sbagliato&lt;br /&gt;Adesso ditemi voi: come faccio a credere in D'Alema?&lt;br /&gt;(la racconta Paolo Rossi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U12027291512835UD" style="font-weight: normal;"&gt;La soluzione radicale è un Pannella liquefatto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283o8D" style="font-weight: bold;"&gt;Come fa D'Alema a salvare un clandestino che sta affogando?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283qOI" style="font-weight: bold;"&gt;Gli butta un'ancora di salvezza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U12027291512835DG" style="font-weight: normal;"&gt;Un giorno due comunisti si trovano a chiacchierare. Il primo chiede all'altro:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U12027291512839pD" style="font-weight: normal;"&gt;«Ma se tu avessi due ville enormi, che cosa ci faresti?»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202729151283Be" style="font-weight: normal;"&gt;Il secondo, prontamente: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U12027291512830aE" style="font-weight: normal;"&gt;«Una a me e una al Partito!»&lt;br /&gt;L'altro insiste:&lt;br /&gt;«E con due appartamenti?»&lt;br /&gt;«Uno a me e un al Partito!»&lt;br /&gt;«Con due automobili?»&lt;br /&gt;«Una a me una al Partito!»&lt;br /&gt;«Con due morotini?»&lt;br /&gt;«Uno a me e un al Partito!»&lt;br /&gt;«Con due biciclette?»&lt;br /&gt;«Ah, quelle ce l'ho e me le tengo strette...»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Il corriere della sera&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116254516330868986?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116254516330868986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116254516330868986' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116254516330868986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116254516330868986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/11/le-battute-pi-divertenti-sullunione.html' title='Le battute più divertenti sull&apos;Unione'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116238212683206719</id><published>2006-11-01T12:52:00.000+01:00</published><updated>2006-11-01T12:55:26.856+01:00</updated><title type='text'>Quei politicanti ipocriti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/profit.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/profit.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Walter Williams&lt;/span&gt; - Vi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt; sono argomenti tanto illogici ai quali solo i politici possono credere. Uno di questi è che il capitalismo beneficia più i ricchi che la gente comune. Vediamo.&lt;br /&gt;      &lt;/span&gt;       &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;I ricchi hanno sempre goduto dell’intrattenimento con facilità, spesso nel confort dei loro palazzi e delle loro abitazioni. Essi mai hanno dovuto spazzare per terra, stirare i panni o cucinare i pranzi di casa per la famiglia. Sono faccende che lasciano ai domestici. Eppure, oggigiorno, anche la gente comune ha accesso a cose che erano a solo appannaggio dei ricchi un tempo. Lo sviluppo di massa del capitalismo ha permesso ai comuni mortali di possedere radio, televisione, aspirapolvere e forni a microonde. E che dire di coloro che hanno fatto fortuna fornendo servizi al ceto medio? Henry Ford ha guadagnato miliardi costruendo automobili in serie, di cui ha beneficiato la gente comune, che per la prima volta ha potuto acquistare un’automobile. Gli scienziati e i laboratori in cui è stata scoperta e sviluppata la penicillina e i vaccini contro la polio e il tifo si sono arricchiti, ma il maggior beneficio lo ha avuto l’umanità. Più recentemente, lo stesso discorso è valso per i computer e i loro programmi, che hanno arricchito chi li ha inventati, ma ha arrecato utilità enorme agli utilizzatori finali.&lt;br /&gt;       &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;       &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;Facciamo una prova. Fermatevi all’angolo di una città e prestate attenzione alla gente che camminando, o in auto, passa di lì. In base all’apparenza decidete se essi sono ricchi o no. Qualche decennio fa non sarebbe stato difficile capirlo, i poveri non guidavano auto e non vestivano bene. Oggi però non è più così. Ecco, allora, uno dei vantaggi del capitalismo: ha permesso alla gente comune di godere di stili di vita che un tempo potevano permettersi solo i ricchi.&lt;br /&gt;       &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;       &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;Il capitalismo è un fenomeno abbastanza recente nella storia dell’umanità. Nell’era pre-capitalistica, l’unico modo per accumulare una gran fortuna era quello di rubare e saccheggiare, magari schiavizzando gli altri. Il capitalismo, al contrario, ha permesso l’arricchimento servendo gli altri!&lt;br /&gt;       &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;       &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;I capitalisti cercano di capire ciò che la gente desidera, vuole, preferisce, puntando a produrre, commerciare nel modo più efficiente possibile quel qualcosa.&lt;br /&gt;       &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;       &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;La domanda delle cento pistole è la seguente: per caso, coloro che con le loro azioni creano comodità senza precedenti, migliorano e allungano la vita, offrono migliori soluzioni alla gente comune – facendo giustamente fortuna – meritano disprezzo e insulti dai politici? Per caso i ricchi debbono sentirsi obbligati a restituire qualcosa alla società, come usano pretendere i politici? Ad esempio: che altro ci devono gli scopritori degli antibiotici? Mi pare che abbiano salvato abbastanza vite no?&lt;br /&gt;       &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;       &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;Eppure, nonostante i miracoli del capitalismo, quest’ultimo non è molto apprezzato, stando ai risultati dei sondaggisti. Una delle ragioni è che il capitalismo viene valutato paragonandolo alle mai raggiunte utopie del socialismo e del comunismo. Qualsiasi sistema di organizzazione sociale è “detestabile” se confrontato con certe utopie, che esistono solo nell’immaginazione dei loro cultori. Però, per la gente della strada, alla fine, il capitalismo – con tutti i suoi difetti – è superiore a qualsiasi altro sistema per soddisfare e risolvere le necessità e i bisogni di tutti i giorni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Arial,Helvetica,Geneva,Swiss,SunSans-Regular;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da Enclave - Rivista libertaria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116238212683206719?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116238212683206719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116238212683206719' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116238212683206719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116238212683206719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/11/quei-politicanti-ipocriti.html' title='Quei politicanti ipocriti'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116064311551037312</id><published>2006-10-18T10:49:00.000+02:00</published><updated>2006-10-18T16:34:35.993+02:00</updated><title type='text'>L'intervista / La vocazione rivoluzionaria del Pci e la sua ossessione parlamentare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/comunismo.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/comunismo.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Leonardo Raito - &lt;i&gt;E’appena arrivato nelle librerie l'ultimo saggio di Salvatore Sechi, lo storico che da anni studia, dopo esserne stato un militante, l'organizzazione del Pci. Si intitola "Compagno cittadino. Il Pci tra via parlamentare e lotta armata", e lo pubblica l'editore Rubbettino. Sechi, docente all’Università di Ferrara, ritiene che l'immagine del Pci, malgrado la sua crescente, quasi ossessiva parlamentarizzazione, resti a lungo quella di un partito rivoluzionario. "Guardi, dice Sechi, che è l'intelligence italiana e anglo-americana a documentare il sovversivismo dei comunisti italiani. D'altro canto, il Pci nasce come una forza impegnata a fare la rivoluzione, e non le riforme, in Occidente. In questa prospettiva ha usato tanto il parlamento quanto le piazze, i luoghi di lavoro e i nascondigli dove, dopo la guerra di Liberazione, ha custodito a lungo depositi di armi. Ad essi fecero ricorso, non solo per olearle, anche molti dei giovani. Passeranno alla Volante rossa, e alle stesse Brigate rosse".&lt;br /&gt;Ecco l'intervista che il prof. Salvatore Sechi ci ha rilasciato:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come mai un libro sul Pci, cioè su di un partito che dopo il cambiamento di nome sembra essere scomparso dalla storiografia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La Fondazione Gramsci non ha smesso di studiare, a volte anche in maniera iconoclastica (come nel caso di Berlinguer), dirigenti e aspetti della storia del Pci. E' vero che su Gramsci e Togliatti sembra prevalere l'aroma della continuità. Ma sono, semmai, gli storici non comunisti, penso ai vecchi "compagni di strada", ad aver abbandonato questo argomento di studi, una volta privilegiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come mai?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Non dimentichi che gli intellettuali sono spesso molto conformisti, gente che ama riti e servizi di curia, fare abluzioni e solide riverenze ai politici in ascesa. E sanno anche calcolare la convenienza, cioè i ritorni (di immagine, di finanziamenti, di "economie di atmosfera" come dicono gli inglesi ecc.) delle loro ricerche. E' chiarissimo che del Pci a Piero Fassino o a Prodi importa assai poco. Dunque, non c'è trippa per il ceto dei colti pronti a servire il Principe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In questo volume Lei sostiene una tesi assai inedita, controcorrente se non addirittura ardita, cioè che il Pci anche nel tardo dopoguerra, quando cioè ha cominciato a socialdemocratizzarsi, è rimasto un partito rivoluzionario.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ho preso per esempio la vicenda dell'Emilia Romagna e in generale delle "terre rosse", cioè Toscana, Umbria, Marche. I comunisti emiliani sono stati una straordinaria forza di gestione riformista nelle amministrazioni locali, anche grazie alla precedente esperienza di governo dei socialisti. Creano "il socialismo in un solo comune o regione", quella che Togliatti aveva schermito, in Toscana, chiamandola "la via di Poggibonsi al socialismo". E' un modello statalistico, partito-centrico, che produce sviluppo e occupazione nel contesto di un grande processo di trasformazione industriale e di immissione delle donne nei processi produttivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma lei introduce un altro elemento, che susciterà grande scandalo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;E' vero. La socialdemocratizzazione dei comunisti italiani sul terreno delle pratiche di governo convive con una riserva di fondo sul regime parlamentare, sulla democrazia parlamentare. Sono impressionanti i documenti, di origine diversa, sull’esistenza di una struttura para-militare clandestina che il Pci tiene in vita a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Non oltre il centrismo, cioè la fine dei governi presieduti da De Gasperi.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ho l'impressione che le cose non stiano così. La militarizzazione del Pci si prolunga, in maniera attiva o inerziale, sino alla fine degli anni sessanta almeno. Se il ministro dell'Interno Giuliano Amato e quello della Difesa Arturo Parisi fossero meno interessati a conservare il passato, e lasciare circolare, come unica fonte storiografica, le memorie e gli stessi falsi elaborati dai comunisti, e più preoccupati di bandire le streghe, aprendo gli archivi, misteri ed ossessioni sull'apparato militare del Pci avrebbero una rapida soluzione. Non ha più senso identificare la storia dei comunisti nella lotta per il pane e l'occupazione. Dove sono più forti, proprio lì, come in Emilia Romagna, si reclutano più uomini per costituire bande armate in Cecoslovacchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Perché lei stenta a chiamare un grande processo di democratizzazione quanto i comunisti hanno fatto in quella regione, e in altre?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Confesso di essere rimasto assai influenzato da un vecchio libro, "Satrapie", in cui il direttore del "Resto del Carlino", Mario Missiroli, descrive la forza di intimidazione, di simulazione, e la stessa violenza con cui essa viene punita, insieme ad eventuali forme di dissenso. Ancor più, con i comunisti il dato costante della loro cultura, della stessa antropologia, è quello dell'omologazione, cioè di non amare il diverso, di avversare il pluralismo, a meno che non riesca a controllarlo e dirigerlo. Questa di mettere le braghe ai propri alleati e in generale alla società civile, impedendone un libero e spontaneo sviluppo, è la loro preoccupazione costante. E' quanto hanno fatto nei confronti della sinistra socialista, di quella democristiana, degli indipendenti di sinistra ecc. Il Pci è sempre stato un partito totalizzante e totalitario, oltre che un classico "partito pigliatutto". Far crescere il consenso non significa aumentare la crescita democratica, il diritto cioè ad esprimere, e far contare, la propria diversità, e anche indipendenza, dai comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il Pci ha sempre puntato a incorporare, integrare, dettandone le condizioni, milioni di persone nelle proprie istituzioni (penso ai sindacati, agli organismi scolastici, ai consigli di quartiere, alle organizzazioni del tempo libero ecc…). Ma questo spartito sembra una vecchia musica.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ha ragione. Sembra di riascoltare Togliatti nelle "Lezioni sul fascismo" a metà degli anni Trenta del XX secolo quando a Mosca insegnava ai suoi giovani compagni la straordinaria capacità che aveva avuto il regime mussoliniano, al di là dell'uso della violenza preventiva e repressiva, di stabilire un contatto permanente con strati sociali e istituzioni (dalle cooperative ai sindacati e alle associazioni sportive ecc.) non fasciste, e a neutralizzarle. Se non si tiene presente il modello fascista di organizzazione delle masse, di controllo della società civile, che ebbero il Fascismo e la Chiesa (al centro delle riflessioni di Gramsci, e non solo di Togliatti), non si capisce nulla della conquista comunista del consenso. Non dimentichi che fino nel 1948 arrivò ad avere circa due milioni, due milioni e mezzo di iscritti. E durante il periodo repubblicano ebbe il più alto numero di iscritti e di attivisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma come fece a disporre di una macchina organizzativa così potente?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nel libro mostro come oltre il 20% del bilancio del Pci fosse di origine sovietica e, in secondo luogo, come esso venisse rimpinguato delle tangenti pagate dalle imprese pubbliche e private che investivano o commerciavano con i paesi dell'Europa orientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma, professor Sechi, queste sono le cose che scriveva una rivista neofascista come Il Borghese.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Erano informazioni corrette, indiscutibili. Mario Tedeschi, il direttore del giornale legato alla destra neo-fascista, riceveva informazioni di prima mano dal capo dell'Ufficio degli affari riservati del ministero dell'Interno. Curerà buoni rapporti con alti dirigenti del Pci. In secondo luogo ci sono le informazioni dei nostri servizi segreti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Erano affidabili? Che cosa sostenevano?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una documentazione preziosa, una sorta di radiografia del mondo industriale italiano e delle operazioni in Urss, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia ecc., con l'indicazione della tangente versata al Pci. Ne erano informati sia il ministro della Difesa Randolfo Pacciardi sia il ministro Ugo La Malfa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma si rende conto che sta dipingendo il Pci come il partito più corrotto ed esoso dell'Italia post-fascista......&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Togliatti e i suoi successori sono stati i più esosi del Ghino di Tacco della democrazia repubblicana, che viene identificato, facendo carte false, nel Psi di Bettino Craxi. Nessun imprenditore né della Confindustria né delle aziende di Stato, ha potuto fare alcun accordo con imprese dell'Est europeo senza versare al Pci, che deteneva il monopolio, addirittura europeo, dell'intermediazione, commissioni, taglie, tangenti cospicue. In secondo luogo, c'è il capitolo dell'evasione fiscale. Le carte che attraverso Giovanni Falcone sono state inviate da Mosca in Italia, documentano come il Pci abbia praticato con l'Urss una politica di colossale evasione fiscale ai danni sia dello Stato sovietico sia di quello italiano. Penso ad esempio a Maritalia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da &lt;/i&gt;L'opinione&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116064311551037312?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116064311551037312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116064311551037312' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116064311551037312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116064311551037312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/10/lintervista-la-vocazione.html' title='L&apos;intervista / La vocazione rivoluzionaria del Pci e la sua ossessione parlamentare'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-116015943606215782</id><published>2006-10-12T20:26:00.000+02:00</published><updated>2006-10-12T10:52:14.290+02:00</updated><title type='text'>Università migliori del mondo: Inghilterra all’assalto degli Usa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/vitruviano.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/vitruviano.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Lorenzo Amuso - Allo straripante predominio degli Stati Uniti si contrappone la Gran Bretagna, che conquista due gradini del podio. Bene anche la Cina, in ascesa rispetto a dodici mesi fa; si difende il Vecchio Continente che occupa oltre 40 dei primi 100 posti. Non pervenuta - desolatamente - l'Italia. Non è il riepilogo del medagliere olimpico, ma la classifica annuale delle migliori università del mondo redatta da Times Higher Education Supplement (Thes), autorevole periodico dedicato al mondo accademico.&lt;br /&gt;Oltre 3.700 atenei, disseminati nei cinque continenti, passati in rassegna per stabilire la graduatoria finale delle università che hanno ottenuto i risultati più significativi in termini di insegnamento e in campo scientifico (pubblicazioni, riconoscimenti internazionali e studi).&lt;br /&gt;Al primo posto, confermando il primato dello scorso anno, si è piazzata ancora una volta Harvard. Ma la sua supremazia non appare più incontrastata, al contrario sembra ora minacciata dalla prepotente avanzata di due istituti britannici, Cambridge e Oxford, capaci non solo di scavalcare il Massachusetts Institute of Technology (secondo nel 2005), ma addirittura di accorciare il distacco dalla regina delle università. Un risultato inatteso per l'accademia britannica, sempre più alle prese con la cronica carenza di fondi e infrastrutture e - nel contempo - gravata dall'incontrollata crescita dei costi di gestione. Basti pensare che il budget annuale a disposizione di Harvard, pari a 26 miliardi di dollari, supera quello di cui dispongono complessivamente tutte le università di Sua Maestà.&lt;br /&gt;Un deficit strutturale che non ha comunque impedito al Regno Unito di inserire tre università (al nono posto c'è l'Imperial College London) nei primi dieci posti, risultando la nazione con il più alto numero di nuove entrate, grazie ai 29 atenei (lo scorso anno erano 23) nelle prime 200 posizioni. «È rassicurante scoprire che il sistema di studio applicato a Cambridge come a Oxford continua a funzionare e a essere apprezzato a livello internazionale - il commento di Ian Leslie, Pro Vice Chancellor di Cambridge -.&lt;br /&gt;L'eccellenza dell'insegnamento e della ricerca è confermata dalla graduatoria». Altrettanto soddisfatto John Hood, Vice Chancellor di Oxford: «La nostra presenza nell'élite mondiale, nonostante le ristrettezze economiche, rappresenta un marchio di inconfondibile qualità». Una crescita comunque ancora lontanissima dal record detenuto dagli atenei a stelle e strisce, che cannibalizzano i primi 15 posti della classifica (11 università), facendo registrare 33 istituti tra i migliori 100. Ma se Yale compie un balzo in avanti, passando dal settimo al quarto posto - appaiando il Mit - in ribasso risultano le quotazioni di Stanford (da 5° a 6°), Berkeley (da 6° a 8°) e Princeton (da 9° a 10°).&lt;br /&gt;Risultati, comunque, che ribadiscono - se mai ce ne fosse ancora bisogno - il persistere dell'incontrastata egemonia della lingua inglese in ambito accademico, come sottolinea John O'Leary, direttore di Thes: «Sono tutte università di grandissima tradizione e prestigio. La competizione tra gli atenei diventa di anno in anno sempre più accesa,  nella nostra classifica ci sono trenta nazioni rappresentate e ogni anno ce ne sono di nuove».&lt;br /&gt;Da segnalare, a questo proposito, il piccolo balzo in avanti dell'Università di Pechino, uno dei due istituti cinesi in classifica, salita dal 15° al 14° posto e primo ateneo a comparire in graduatoria dopo il predominio anglo-americano. «Non c'è alcun dubbio che le università della Cina in un prossimo futuro risulteranno ancor più competitive» spiega O'Leary. Tra gli outsider, meritano una citazione l'Olanda, con addirittura sette università, la Svizzera e l'Australia con cinque, il Belgio e la Nuova Zelanda con due. Inspiegabile - o forse no - l'assenza dell'Italia in una graduatoria dove trovano posto nazioni dalle risorse economiche limitate quali Irlanda e Messico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Il Giornale&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-116015943606215782?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/116015943606215782/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=116015943606215782' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116015943606215782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/116015943606215782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/10/universit-migliori-del-mondo.html' title='Università migliori del mondo: Inghilterra all’assalto degli Usa'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115998040489816709</id><published>2006-10-04T18:44:00.000+02:00</published><updated>2006-10-04T18:46:44.916+02:00</updated><title type='text'>Il caso Redeker / Se la scuola europea si arrende a Maometto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/islama.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/islama.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="TestoNews"  style="font-size:85%;"&gt;&lt;p&gt;Velino - Il caso del professor Robert Redeker, il docente di filosofia che il 19 settembre e' stato licenziato dal liceo Pierre-Paul Riquet di Saint Orens de Gameville, in provincia di Tolosa, perche' in un articolo sul Figaro aveva criticato le reazioni islamiche al discorso del papa a Regensburg, ripropone fragorosamente un problema capitale: quello della resa progressiva dell'Occidente alle continue intimidazioni islamiste in nome di una falsa tolleranza e di un nichilismo in salsa buonista che potrebbero pian piano, una capitolazione dopo l'altra, finire per provocare una completa sottomissione, piu' o meno cosciente, del mondo libero all'ordine coranico. "Odio e violenza - aveva scritto Redeker - abitano il libro in cui ogni musulmano viene educato, il Corano. E oggi come ai tempi della Guerra fredda, violenza e intimidazione, sono i mezzi utilizzati da un'ideologia a vocazione egemonica, per imporre la sua cappa di piombo sul mondo". Espressione di un giudizio discutibile come tutte le opinioni umane, ma come tutte le opinioni umane legato all'esercizio di un diritto garantito dalle costituzioni di tutte le democrazie occidentali, queste parole del professor Redeker gli hanno procurato, una dopo l'altra, due feroci punizioni: prima una fatwa assasina lanciata da un gruppo di islamisti radicali, seguita da una raffica di minacce di morte via e-mail, con tanto di foto e indirizzo; quindi la scandalosa, codarda cacciata dalla scuola in cui insegnava, voluta dal preside dell'istituto.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Da quest'ultimo indizio di sottomissione al furore islamista non e' esagerato dedurre che presto, molto presto, dalle scuole europee non verranno licenziati solo gli insegnanti che coltivano ed esprimono qualche pensierino critico su Maometto e sul Corano, bensi' anche i loro massimi maestri. Il primo provvedimento dovrebbe colpire ovviamente Voltaire, che in una sua tragedia defini' Maometto "un mostro incomprensibile di audacia e di impostura"; e nel suo Dizionario filosofico descrisse la fede islamica come una superstizione sanguinaria che promette il paradiso a chi sgozza uno o piu' infedeli. Il secondo dovrebbe colpire Schopenhauer, che in Il mondo come volonta' e rappresentazione, dopo aver definito la religione musulmana "la forma piu' squallida di teismo", aggiunse che il Corano "non contiene nemmeno un pensiero dotato di valore". Il terzo dovrebbe riguardare Jacob Burckhardt, che nelle sue Riflessioni sullo studio della storia traccio' questo ritrattino del Profeta: "Maometto e' fanatico all'estremo, ogni liberta' in materia di religione lo riempie di sacro furore, e questa e' la sua forza principale. Il suo fanatismo e' quello di un semplificatore radicale, e come tale del tutto genuino. Era un fanatismo della specie piu' tenace, la furia dottrinaria, e la sua vittoria fu una delle piu' grandi vittorie del dottrinarismo e della banalita'". E Il quarto dovrebbe raggiungere Dante, che sbatte' Maometto all'inferno, raffigurandolo come un fantoccio spaccato a meta'; anzi, piu' esattamente, "rotto dal mento infin dove si trulla" (vale a dire dalla bazza al deretano); offrendo cosi' lo spettacolo descritto in questa crudele terzina: a le gambe "Tra le gambe pendevan le minugia, | la corata pareva, e il tristo sacco | che merda fa di quel che si trangugia". &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Qualche ingenuo a questo punto eccepira' che non si licenziano i morti. Errore, grave errore. Allah esige che i suoi beffatori vengano denunciati, processati, condannati e tormentati per tutta l'eternita'. Comunque gli odierni editori (italiani e forestieri) dei libri di quegli scrittori sacrileghi sono ancora abbastanza vivi. E percio' niente dovrebbe impedire di trascinarli subito in giudizio. E prima di tutti gli altri, naturalmente, dovrebb'esservi trascinato il cavalier Berlusconi. Che come padrone diretto o indiretto di quasi tutta l'editoria nazionale continua tacitamente ad autorizzare sempre nuove edizioni e ristampe non soltanto delle opere citate, ma di un'infinita' di altri libracci analoghi. Compreso il citato poema di Dante, del quale i suoi torchi sfornano ogni anno migliaia di copie per le nostre scuole. Resta solo da definire il reato che dovra' essergli contestato. Il piu' appropriato sembrerebbe quello di concorso esterno in associazione di stampo anti-islamico. (r.g.)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; legnostorto.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115998040489816709?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115998040489816709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115998040489816709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115998040489816709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115998040489816709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/10/il-caso-redeker-se-la-scuola-europea.html' title='Il caso Redeker / Se la scuola europea si arrende a Maometto'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115718936794520602</id><published>2006-09-25T11:28:00.000+02:00</published><updated>2006-09-25T15:56:03.503+02:00</updated><title type='text'>Lo stalinismo e la sinistra italiana</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/comunismo_italiano_pci.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/comunismo_italiano_pci.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span class="autore"&gt;Andrea Casadio&lt;/span&gt; - Negli ultimi quindici anni,                                     l’apertura                                     (quantomeno parziale) degli archivi ex sovietici                                     e il nuovo clima culturale favorito dal crollo                                     del sistema comunista e dalla fine della                                     guerra fredda hanno permesso un profondo                                     rinnovamento degli studi storici, in particolare                                     proprio in relazione agli anni cruciali del                                     dopoguerra e alla formazione dei grandi schieramenti                                     politici e ideologici che hanno caratterizzato                                     il quarantennio della cosiddetta «Prima                                     Repubblica». Uno dei frutti più interessanti                                     di questo rinnovamento storiografico è il                                     volume di Victor Zaslavsky su &lt;em&gt;Lo stalinismo                                     e la sinistra italiana. Dal mito dell’Urss                                     alla fine del comunismo 1945-1991&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;                                 Sulla scorta di una notevole esperienza nello                                     studio del regime sovietico, nella presente                                     ricerca - risultato di una rivisitazione                                     organica e dell’integrazione di studi                                     precedenti - l’autore si rivolge specificamente                                     alla realtà italiana e cerca di dare                                     una risposta ad alcune domande che a lui,                                     nato a San Pietroburgo e diretto testimone                                     della miseria materiale e morale dello stalinismo,                                     si presentano con un’urgenza esistenziale                                     oltre che, per così dire, «professionale»:                                     come è potuto accadere che il mito                                     sovietico abbia fatto presa in strati tanto                                     ampi e qualificati delle società occidentali                                     prima e dopo il 1945? E, ancora, come è stato                                     possibile che lo abbia fatto in maniera tanto                                     profonda e duratura, tanto da orientare ancora                                     oggi, in un contesto del tutto mutato, non                                     pochi aspetti del dibattito politico-culturale                                     e dello stesso sentire diffuso della nostra                                     società? La risposta - secondo l’autore                                     - sta nel grande fascino dell’ideologia                                     totalitaria, ma anche nella capacità della                                     potenza che ne rappresentava il motore politico                                     a livello mondiale (l’Unione Sovietica)                                     di alimentarlo attraverso il sostegno ai                                     movimenti comunisti dei paesi «reazionari»,                                     come appunto l’Italia.&lt;br /&gt;                                 A tale riguardo, lo studio di Zaslavsky è tanto                                     più significativo in quanto riesce                                     a mettere in discussione alcune impostazioni                                     storiografiche invalse (incentrate in particolare                                     sulla presunta «indipendenza» del                                     movimento comunista italiano rispetto al                                     centro moscovita), grazie appunto all’utilizzo                                     di fonti di recente acquisizione e alla loro                                     interpretazione in un’ottica comparata:                                     in un’ottica, cioè, che astrae                                     dalla dimensione puramente nazionale per                                     inserire la vicenda italiana in quella complessiva                                     della realtà internazionale della                                     guerra fredda, e in particolare del movimento                                     comunista, così profondamente caratterizzato                                     dall’autorità ideologica e operativa                                     del centro sovietico. Quello che ne emerge è il                                     panorama di una sinistra assai meno indipendente                                     nelle sue decisioni politiche di quanto comunemente                                     ritenuto dalla storiografia tradizionale,                                     come appare dall’esame di alcune vicende                                     particolari. La presunta adesione ai principi                                     democratici attuata da Togliatti nel dopoguerra,                                     ad esempio, risulta piuttosto il prodotto                                     di una tattica politica dettata dall’Unione                                     Sovietica, a sua volta frutto di una pragmatica                                     valutazione dei rapporti di forza anziché di                                     una strategia «conciliativa» nei                                     confronti del blocco occidentale come espressione                                     di una fedeltà agli accordi di Yalta.&lt;br /&gt;                                 Le documentazioni degli archivi sovietici,                                     insieme a quelle dei servizi segreti americani                                     e italiani e a quelle acquisite dalla Commissione                                     stragi del Parlamento, dimostrano ad esempio                                     l’esistenza di un esercito clandestino                                     approntato dal PCI negli anni dell’immediato                                     dopoguerra e pronto a una eventuale insurrezione,                                     che fino al 1948 venne ritenuta dalla direzione                                     del partito come un’opzione concretamente                                     praticabile. Fu solo in quell’anno                                     che l’ipotesi venne scartata, e non                                     per iniziativa del Partito italiano ma per                                     disposizione del governo sovietico, sulla                                     base del risultato delle elezioni del 18                                     aprile ma anche di fattori di politica internazionale                                     che orientarono Stalin al definitivo disimpegno                                     dallo scacchiere mediterraneo: il tramonto                                     dell’insurrezione greca, che di quella                                     italiana doveva rappresentare una sorta di «prova                                     generale», e la rottura con la Jugoslavia,                                     che avrebbe dovuto costituire un sostegno                                     politico e militare imprescindibile per il                                     partito italiano. Se dopo il 1948 l’apparato                                     militare venne in parte smantellato e ridotto                                     alla dimensione di «apparato di vigilanza» molto                                     più snello con compiti di sicurezza,                                     di raccolta di informazioni e di sorveglianza                                     interna al Partito stesso, è da quella                                     data che assunse invece una dimensione sempre                                     più consistente il finanziamento occulto                                     da parte sovietica al PCI, sia nella forma                                     di versamenti diretti sia in quella del sostegno                                     indiretto a organizzazioni e imprese collaterali                                     al partito, e destinata a protrarsi (almeno                                     quella indiretta) fino al crollo dell’URSS                                     nel 1991. Da segnalare che tale sostegno                                     finanziario favorì a lungo anche il                                     Partito Socialista. Se i finanziamenti in                                     suo favore cessarono solo negli anni Sessanta,                                     fu, come è noto, prima del 1956 che                                     la &lt;em&gt;leadership&lt;/em&gt; di Nenni lo appiattì su                                     posizioni di totale subalternità a                                     quelle comuniste, prestando con ciò un                                     prezioso sostegno alla politica sovietica:                                     unico partito socialista europeo ad avere                                     sposato la politica stalinista, la sua posizione                                     fu fondamentale nel rendere le correnti antitotalitarie                                     assolutamente minoritarie nel panorama della                                     sinistra italiana.&lt;br /&gt;                                 Una realtà che, come abbiamo anticipato,                                     nonostante i decenni trascorsi e il rinnovamento                                     in corso produce ancora i suoi frutti nel                                     panorama politico-culturale del nostro paese. «Questa                                     eredità storica - afferma l’autore                                     - si rivela […] in tre caratteristiche                                     interconnesse e interdipendenti: la debolezza                                     del riformismo e la mancanza di un progetto                                     riformista realistico e realizzabile; la                                     comunicazione e la competizione politica                                     basate sulla delegittimazione dell’avversario                                     e condotte in maniera antidemocratica, cioè senza                                     sentire l’obbligo di presentare soluzioni                                     alternative; l’antiamericanismo come                                     base di costruzione dell’identità politica.                                     Individuare e analizzare le radici nazionali,                                     i percorsi storici e le tappe della cristallizzazione                                     di questa cultura politica diventa la condizione                                     necessaria per liberare la coscienza dai                                     miti e dagli inganni dello stalinismo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Storicamente&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115718936794520602?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115718936794520602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115718936794520602' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115718936794520602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115718936794520602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/lo-stalinismo-e-la-sinistra-italiana.html' title='Lo stalinismo e la sinistra italiana'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115843149791837446</id><published>2006-09-17T20:28:00.000+02:00</published><updated>2006-09-16T20:31:37.933+02:00</updated><title type='text'>Creare una nuova cortina di ferro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/papa.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/papa.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Lino Siciliano&lt;/span&gt; - &lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Dai paesi musulmani si è levata unanime e amplificato dai media una condanna alle parole del Papa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Ma cosa ha detto di così sacrilego? In realtà non erano sue parole ma ha citato il dialogo che l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, nel 1391, "ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam", ripeto specificando bene che si trattava di una citazione: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Quindi cose che tutti sanno, è storia che l'islamismo si è diffuso tramite conquiste e usando la spada, oltretutto cose dette e scritte da più di 500 anni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;La Fallaci espresse lo stesso concetto a suo modo: "Come se Maometto fosse venuto al mondo con un ramoscello d' ulivo in bocca e fosse morto crocifisso insieme a Gesù. Come se non fosse stato anche lui un tagliateste e anziché orde di soldati con le scimitarre ci avesse lasciato san Matteo e san Marco e san Luca e san Giovanni intenti a scrivere gli Evangeli" e ancora "Allah non ha nulla in comune col Dio del Cristianesimo. Col Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso che predica l' amore e il perdono. Il Dio che negli uomini vede i suoi figli".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;L'intolleranza totale e assoluta dell'islam verso le altre culture o religioni è assoluta, tanto è vero che la cultura occidentale non è mai riuscita ad assimilare nulla dell'islam nonostante il sincretismo che ci ha contraddistinti nei secoli verso altre culture.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Se qualcuno pensa a un islam moderato con cui dialogare valgano ancora le parole della Fallaci: "Continua anche la frottola dell'Islam vittima dell'Occidente. Come se per quattordici secoli i musulmani non avessero mai torto un capello a nessuno e la Spagna e la Sicilia e il Nord Africa e la Grecia e i Balcani e l' Europa orientale su su fino all'Ucraina e alla Russia le avesse occupate la mia bisnonna valdese. Come se ad arrivare fino a Vienna e a metterla sotto assedio fossero state le suore di sant'Ambrogio e le monache Benedettine".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Una cultura inassimilabile, come più volte detto e come i fatti dimostrano, ma mentre in occidente chi esprime concetti come la Fallaci è accusato di xenofobia, vilipendio, razzismo che sono reati penali con cui si rischia la galera, l'islam continua a fare proclami e a insultare la cultura occidentale persino nelle nostre città senza subire ritorsioni altrimenti si pecca di essere razzisti, consentendo  a orde di fanatici di penetrare, disprezzare, distruggere, umiliare la nostra identità quando non la nostra stessa incolumità.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;E' vero che non tutti gli islamici sono terroristi ma è vero che tutti i terroristi sono islamici.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;L' occidente piega la testa e loro gridano di più, questo non è ammissibile è la stessa metodologia del nazismo e questo non evitò la catastrofe della guerra.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Il dialogo non può essere fatto in questi termini, al contrario bisogna erigere una nuova cortina di ferro da una parte l'occidente e dall'altra i paesi islamici, niente contatti, come è avvenuto per decenni con il mondo comunista, anche con loro non c'era dialogo. Una nuova cortina per preservare la nostra identità, non è necessario dialogare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Per secoli, il muro che la chiesa aveva eretto ci aveva preservato, anche a costi di "lacrime e sangue", da questa invasione. Oggi il Papa è costretto a chiedere scusa per una citazione e  per cose sostanzialmente vere.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;Churchill soleva dire: "I pacifisti sono quelli che danno da mangiare ai coccodrilli nella speranza di essere sbranati per ultimi", il dialogo deve essere in posizione prona o eretta o meglio non esserci affatto? Non si può avere paura perché si è espressa una opinione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;La difesa della nostra identità deve essere fatta con ogni mezzo, in ogni modo e con qualsiasi conseguenza, pena la distruzione della nostra civiltà.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115843149791837446?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115843149791837446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115843149791837446' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115843149791837446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115843149791837446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/creare-una-nuova-cortina-di-ferro.html' title='Creare una nuova cortina di ferro'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115719005605772463</id><published>2006-09-14T11:38:00.000+02:00</published><updated>2006-09-14T16:21:04.870+02:00</updated><title type='text'>"Pacifisti" di lotta e di governo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/pace.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/pace.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Fabio Cintolesi - &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  &gt;Molti si chiedono come mai, gran parte della sinistra che si definisce "pacifista", una volta arrivata al governo, abbia entusiasticamente sostenuto una missione "di pace" armata fino ai denti e con regole d'ingaggio (cioè il come i soldati in missione debbano reagire alle minacce, concrete o potenziali) che poco si discostano da quelle di "Enduring Freedom", tanto per fare un esempio.&lt;/span&gt;&lt;span class="doc_text"&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ciò dopo che le stesse persone si erano opposte a spada tratta alla partecipazione italiana in Iraq e in Afghanistan. Che la missione italiana in Libano sia giusta o sbagliata, credo che questa contraddizione lasci onestamente perplessi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Qualcuno mi ha detto: "Ma stavolta c'è l'Onu". Perchè in Afghanistan no? Sull'Iraq si potrebbe discutere, data l'estrema ambiguità delle risoluzioni in merito. Ma sull'Afghanistan c'erano eccome, diverse risoluzioni; nell'ordine, la 1368, la 1373, la 1378, la 1386 e, da ultimo, la 1510. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"Ma Israele va fermato", m'ha ribattuto qualcuno. Perchè Saddam Hussein e i talebani erano soggetti maggiormente meritevoli di tutela? Senza entrare nel merito di tali questioni, la cui analisi ci porterebbe troppo lontano, si capisce che certe argomentazioni mostrano chiaramente la corda.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La ragione di tale apparente schizofrenia dei "pacifisti" finiti al governo, va ricercata, a mio avviso, nella stessa nascita, per fecondazione eterologa, del movimento pacifista di ispirazione comunista e socialista in Italia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questi eventi, poco conosciuti, ma fondamentali per comprendere il modus operandi di gran parte del movimento pacifista italiano di oggi, sono mirabilmente descritti nel libro "Lo stalinismo e la sinistra italiana" dello storico Viktor Zaslavsky, edito per Mondadori nel 2004.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Consiglio vivamente la lettura di questo stralcio, a me chiarì a suo tempo molte cose. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="font-family:arial;"&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"&lt;em&gt;Storicamente, la creazione del movimento pacifista, organizzato come movimento dei partigiani della pace, fu il capolavoro della politica estera e della propaganda stalinista. La campagna della “lotta per la pace”, con le sue varie ramificazioni, e, in primo luogo, la creazione del movimento dei partigiani della pace, ideato, organizzato, finanziato e guidato dalla leadership staliniana, diventò il metodo di esportazione e di diffusione dell’antiamericanismo in Occidente.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;Già durante il primo congresso del Cominform, nel settembre del 1947, Zdanov indicò tra i compiti strategici primari del movimento internazionale comunista la creazione nei paesi occidentali di una organizzazione per la difesa della pace e per la lotta contro il “diktat americano”. Secondo Zdanov, il movimento pacifista avrebbe permesso ai partiti comunisti occidentali non solo di estendere la propria influenza su strati e gruppi della popolazione non legati all’ideologia comunista, ma anche di ostacolare il processo di integrazione europea e l’unificazione politica e militare dell’Occidente. Il 6 gennaio 1949 il Politburo sovietico approvò la risoluzione Sul congresso mondiale dei partigiani della pace che rimane tuttora il documento fondamentale per la storia del movimento pacifista in Occidente. Il Politburo decretò la convocazione del congresso mondiale per la pace a Parigi nel 1949, formulò gli obiettivi della campagna per la pace, indicò sia le organizzazioni che dovevano promuovere il congresso, sia quelle la cui partecipazione era considerata indispensabile e stanziò le risorse finanziarie per coprirne le notevoli spese. Il Cominform, a sua volta, assicurò un’attiva partecipazione dei partiti comunisti occidentali alla campagna per la pace che “doveva occupare il posto centrale in tutta l’attività dei partiti comunisti e delle organizzazioni democratiche”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;Così, nel 1949, in Italia furono organizzati scioperi contro l’adesione al Patto Atlantico, mentre nel 1950, dopo l’attacco della Corea del Nord alla Corea del Sud, autorizzato e appoggiato da Stalin, i partiti comunisti, specialmente il Pci e il Pcf, mobilitarono il movimento pacifista per attuare scioperi e manifestazioni di massa contro la Nato, contro gli impegni militari presi dai governi europei e in particolare contro il sostegno militare alla Corea del Sud da parte americana e di altri paesi, approvato dalle Nazioni Unite. In Francia e in Italia furono organizzate azioni di boicottaggio del trasporto di armi per le truppe in Corea e fu ulteriormente rafforzata la propaganda antimilitarista e antiatlantica all’interno dei rispettivi eserciti.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;La lotta per la pace era sempre un prodotto da esportare. All’interno del campo sovietico l’apparato di propaganda denunciava il concetto “ideologicamente nocivo” del pacifismo “astratto” o “indiscriminato”, contrapponendo le “guerre giuste” condotte dall’Unione Sovietica e dai suoi alleati, a quelle “ingiuste” intraprese dal campo occidentale. (…)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;Nel periodo staliniano l’antiamericanismo diventò un denominatore comune di tutte le principali campagne propagandistiche del movimento comunista internazionale. Il 25 maggio 1950 Togliatti spiegava così ai membri della Direzione del Pci il vero senso della campagna di mobilitazione: “Essa non è solo pacifista e umanitaria, ma antimperialista e antiamericana, né bisogna questo carattere farlo scomparire… Non dimentichiamoci dunque anche in questa nuova contingenza di trarre l’acqua al nostro mulino”. Il fatto che il pacifismo a senso unico fosse utilizzato sia per la diffusione del sentimento antiamericano sia per la difesa della politica estera sovietica non sfuggì all’attenzione dei contemporanei. Norberto Bobbio, all’epoca militante del partito socialista, scrisse nel 1952: “Curiosi pacieri i partigiani della pace. Essi si offrono per ristabilire la pace tra i contendenti. Ma dichiarano sin dall’inizio senza alcuna reticenza che dei due contendenti l’uno ha ragione a l’altro ha torto, che la pace si può salvare soltanto mettendosi da una parte sola”. Questa critica, però, fu ripudiata dal suo partito che condivideva la politica di incondizionato appoggio all’Urss staliniana.&lt;/em&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;      &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt; Radicali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115719005605772463?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115719005605772463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115719005605772463' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115719005605772463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115719005605772463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/pacifisti-di-lotta-e-di-governo.html' title='&quot;Pacifisti&quot; di lotta e di governo'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115718923314963510</id><published>2006-09-13T11:25:00.000+02:00</published><updated>2006-09-13T16:08:43.956+02:00</updated><title type='text'>Il terrore rosso in presa diretta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/comunismo_italiano_pci.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/comunismo_italiano_pci.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="occhiello"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span class="author"&gt;Paolo Granzotto - &lt;/span&gt;&lt;span class="occhiello"&gt;«Lo stalinismo e la sinistra italiana» di Zaslavsky spiega quali furono (e sono) le radici del successo dell'ideologia comunista&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendo vissuto lo stalinismo, Victor Zaslavsky non ne parla solo da storico qual è. Molte pagine del suo ultimo libro, &lt;i&gt;Lo stalinismo e la sinistra italiana&lt;/i&gt; (Mondadori, pagg. 275 euro 17,50), sono autobiografiche e ricordano che cosa significava, anche nelle piccole faccende quotidiane, fare i conti con una tirannia che in Italia suscitava -e in parte suscita tuttora- «manifestazioni di ammirazione quasi patologiche». Mentre da noi l'Urss veniva esaltata come il regime «più libero di tutti», mentre milioni di «compagni» inneggiavano a Stalin, i cittadini sovietici, e Zaslavsky fra questi, conoscevano «la sensazione di agghiacciante paura alla vista dei furgoni neri della polizia, noti come "Marussia nera" o "corvo nero", in cui trasportavano gli arrestati o i detenuti, paura che saliva al grado di terrore paralizzante alla vista dei furgoni bianchi con la scritta "Carne" che verso la fine degli anni Quaranta furono utilizzati per lo stesso scopo. L'espressione corrente era "essere preso". Significava essere non solo arrestato o condannato, imprigionato o addirittura fucilato, ma tutte queste cose insieme. Chi era "preso" spariva nel nulla».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;CONTROLLI SUI «COMPAGNI»&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Quello era lo stalinismo, «infinita violenza inflitta in tutti noi che si rifletteva in una paura viscerale, instillata quotidianamente». Riprendendo una domanda dello storico americano Mark Lilla, Zaslavsky chiede: cosa può aver indotto pensatori e scrittori a giustificare le azioni di un tiranno e a negare qualsiasi differenza sostanziale tra quella tirannia e le società dell'Occidente libero? Cosa può aver indotto Luigi Longo a dichiarare alla Camera dei Deputati: «Anche a un esame sommario, il regime sovietico appare senz'altro come il più popolare, il più democratico, il più libero di tutti»? O Rossana Rossanda a sostenere che i meriti dello sviluppo stalinista, i benefici dell'alfabetizzazione e dell'industrializzazione pesano più delle vite di qualche milione di vittime? O Domenico Cacopardo a scrivere sull'&lt;i&gt;Unità&lt;/i&gt;, riferendosi allo stalinismo: «Un processo rivoluzionario non può essere giudicato dal numero delle vittime, una dalla qualità dei suoi ideali e dagli effetti che ha prodotto nel mondo»? Se il dominio stalinista all'interno dell'Urss, scrive Zaslavsky, «fu basato anzitutto sul tenore, sull'eliminazione fisica di ogni opposizione politica e ideologica, reale o potenziale e, soltanto in secondo luogo, sul monopolio ideologico», il controllo stalinista sul Pci e i partiti alleati «era determinato principalmente dal potere dell'ideologia, rafforzato dal prestigio dell'Unione Sovietica vittoriosa e sostenuto da cospicui finanziamenti». Ma questo non basta a spiegare la fede cieca, la mobilitazione permanente, il furore dell'intolleranza ideologica, la devozione quasi animalesca al partito, l'esaltazione -l'estasi, si potrebbe dire- che caratterizzava (e caratterizza tuttora) i seguaci dello stalinismo. Possono aiutare queste righe scritte da Xenia Sereni, moglie di Emilio, direttore di &lt;i&gt;Critica marxista&lt;/i&gt;, comunista ortodosso che al tempo della rivolta ungherese si schierò dalla parte dell'Urss: «Il partito si è fuso con la mia vita privata così strettamente e completamente da darmi sempre la certezza di essere una particella di quella immensa forza che porta il mondo in avanti». Spiega Zaslavsky che «partendo dall'estremo razionalismo e pragmatismo della dottrina marxista-leninista si arriva al totale irrazionalismo, alla reificazione del partito, percepito non come entità astratta bensì come "essere" dotato di volontà, di ragione e di chiara comprensione dei propri interessi». Da qui il «monoideismo rivoluzionario», cioè la concentrazione totale sull'idea della rivoluzione e sulla propria predestinazione messianica, il dinamismo e l'«avanguardismo» che si manifestava nell'ininterrotta corsa in avanti, nel «rifiuto dei comuni sentimenti umani» e nella dedizione al compito esclusivo della lotta per la liberazione sociale». Grazie alla seppur parziale disponibilità degli archivi del Kgb e del Gru, Zaslavsky ha potuto affinare le ricerche su quegli anni e sugli uomini che abbracciarono e promossero lo stalinismo. Il risultato sono pagine assai interessanti sui rapporti fra il Cremlino e il partito socialista di Nenni; sulla crisi fra Stalin e Tito e le sue ripercussioni in Italia; sull'apparato paramilitare del Pci (la così detta «Gladio rossa», a proposito della quale Zaslavsky annota: «La presenza all'interno di uno stato democratico di una organizzazione armata di massa non soltanto schierata con una potenza straniera, ma capace di ricorrere all'insurrezione -e presumibilmente in certe condizioni pronta a farlo- fino a scatenare una guerra civile, è un fenomeno unico nella storia dell'Europa occidentale del dopoguerra); sui rapporti tra Cremlino e Botteghe Oscure alla vigilia delle elezioni del '48 con l'opzione della insurrezione armata; sui finanziamenti sovietici al Pci (svariati milioni di dollari l'anno. Accusa alla quale le sinistre rispondono con un ritornello sempre uguale: la Dc prendeva i soldi dagli Stati Uniti. Ma come rileva Zaslavsky «i finanziamenti per favorire il regime democratico plutipartitico e quelli per instaurare un regime monopartitico dipendente dal sistema totalitario richiedono una valutazione storica completamente diversa») e alla stampa comunista. Ne trasse vantaggio principalmente l'&lt;i&gt;Unità&lt;/i&gt;, ma ne beneficiò anche &lt;i&gt;Paese Sera&lt;/i&gt;, Il &lt;i&gt;Nuovo Spettatore&lt;/i&gt; di Antonio Tatò (la cui redazione, si legge nella nota di pagamento del Politburo, «svolge una vibrata critica alla politica degli Stati Uniti e alla posizione proamericana di vari politici d'Europa»), &lt;i&gt;Orizzonti&lt;/i&gt; che, sempre a giudizio del Politburo, «pone tra i suoi scopi principali una presentazione obiettiva della situazione nell'Urss». A tenere le fila dei finanziamenti era Armando Cossutta, il quale non si limitò a sollecitarli per i giornali, ma anche, come risulta da una serie di documenti d'archivio, chiedeva a Mosca, ottenendolo, «che il Pci venga aiutato all'addestramento di istruttori e specialisti in comunicazioni radio, messaggi in codice, tecniche di camuffamento e di travestimento». Uno dei capitoli più notevoli è dedicato allo «stalinismo di ritorno», ovvero al ruolo -sul quale gli archivi gettano nuova luce- di Palmiro Togliatti nella rivolta ungherese del 1956. Krusciov, come è noto, era indeciso sul da farsi e in soccorso dei falchi del Cremlino giunse Togliatti che inviò due telegrammi cifrati «rivolgendo inaudite critiche ai dirigenti sovietici, rimproverandoli per le divisioni interne e per l'incapacità di prendere una decisione chiara e precisa». Scrive Zaslavsky che «insistendo sulle misure drastiche e violente, Togliatti sfruttava la sua posizione di leader comunista occidentale più autorevole e più ascoltato per spingere i sovietici verso l'invasione» ricordando ai dirigenti del Cremlino «l'inviolabile principio della irreversibilità delle conquiste socialiste: una volta arrivato al potere, il partito comunista non lo lascia mai, perché la rivoluzione socialista non può fare compromessi né retrocedere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;BUDAPEST INSANGUINATA&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il 4 novembre del '56 le truppe sovietiche occuparono Budapest. Due giorni dopo su l'&lt;i&gt;Unità&lt;/i&gt; Pietro Ingrao zittiva il dissenso scrivendo che «una protesta contro l'Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, e con tutta la sua forza, per sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell'uovo». Col sostegno di un'ampia documentazione, Zaslavsky demolisce dunque il mito di un Pci non prono alle direttive di Mosca, di uno stesso Togliatti che avrebbe goduto di ampia discrezionalità al punto d'imboccare autonomamente la «svolta di Salerno» (per non dire della diffusa leggenda di un «Togliatti liberale» e della sua presunta influenza moderatrice su Stalin). Il rapporto tra il Pci e l'Urss, scrive Zaslavsky, «era molto complesso e in nessun modo potrebbe essere presentato come una totale subordinazione di Botteghe Oscure alla leadership sovietica», ma le decisioni finali di Mosca erano sempre determinanti e ai leader dei "partiti fratelli" rimaneva l'unico compito di eseguirle». Quanto a Togliatti, «la sua aspirazione fu sempre quella di diffondere l'influenza sovietica in Europa occidentale e in Italia e nello stesso tempo di tenere l'Italia fuori dal diretto controllo sovietico. Una valutazione dell'opera di Togliatti deve da una parte tener presente la sua posizione moderata a capo del Pci, ma, dall'altra, non deve trascurare il fatto che, sia nella sua veste di dirigente del Comintern, sia dopo il ritorno in Italia, cercò di difendere in primo luogo gli interessi della politica estera sovietica». Eppure ancor oggi e non solo da parte dei vetero stalinisti o della sinistra in genere, egli viene ricordato come un grande statista al servizio del proprio Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; IlGiornale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115718923314963510?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115718923314963510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115718923314963510' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115718923314963510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115718923314963510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/il-terrore-rosso-in-presa-diretta.html' title='Il terrore rosso in presa diretta'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115790683498578392</id><published>2006-09-11T18:41:00.000+02:00</published><updated>2006-09-10T18:47:14.996+02:00</updated><title type='text'>Il nemico interno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/nemico.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/nemico.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Lino Siciliano - Durante la guerra spagnola in una conferenza stampa con giornalisti stranieri fu chiesto al generale Emilio Mola quale delle "quattro &lt;span lang="it-IT"&gt;colonne&lt;/span&gt;" che componevano la sua armata avrebbe conquistato Madrid; al che Mola rispose che l'iniziativa sarebbe spettata alla &lt;b&gt;quinta colonna&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;quinta columna&lt;/i&gt;), con implicito riferimento ai gruppi filomonarchici e franchisti che agivano clandestinamente a Madrid.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-size:100%;" &gt;L'espressione indica gli aderenti a una fazione politica che si oppone alla maggioranza e vengono accusati di collaborare col nemico.&lt;/span&gt;    &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Anche l'Italia ha avuto ed ha la sua quinta colonna, ma cosa più grave è che i nemici con cui collabora sono cambiati con il tempo.&lt;br /&gt;Dall'immediato dopoguerra l'attivismo comunista aveva addirittura pensato di prendere con la forza il potere con l'aiuto di Tito, questione bloccata da Stalin stesso, per non parlare dei pseudo rivoluzionari delle BR che per un ventennio dal 1969 al 1989 hanno fatto centinaia di morti per avere con la forza quello che non riuscivano ad avere democraticamente.&lt;br /&gt;Gli aiuti dall'URSS che percepivano e gli attacchi allo stato democratico del PCI, mentre l'Occidente era in piena guerra fredda, è la classica quinta colonna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nonostante il crollo della cortina di ferro, continuarono nella loro lotta contro l'occidente, ove peraltro hanno lauti aiuti, ai partiti, ai giornali, ai circoli culturali, ai sindacati, e da dove pontificano, in modo esclusivamente autoreferenziale, cosa sia giusto fare, naturalmente con i numeri della "virtù" e non coi numeri della democrazia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Oggi si schierano a favore dell'islamismo radicale e come elemento comune hanno, ovviamente, la distruzione dell'occidente e dei suoi valori ritenuti sbagliati.&lt;br /&gt;Spingono per una forte immigrazione, per allargare la base su cui  poggia la "colonna", un'immigrazione che a medio e a lungo termine porterà destabilizzazione sociale prima ed economica dopo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Hanno sostenitori nella burocrazia, i sindacati, nelle Università, gran parte dei giornalisti e dell'intellighenzia ossia in quegli istituti che sono contro il libero mercato e che traggono il loro sostentamento nel parassitismo statale o che sopravvivono con forti aiuti pubblici come i giornali.&lt;br /&gt;Il sistema migliore per combattere questo sistema è quello utilizzato dalla Thatcher ossia il mercato, ridimensionare il sistema burocratico e annullare gli aiuti di stato, eliminare il prelievo coattivo dei sindacati e inserire sistemi meritocratici e non con scatti automatici nel pubblico impiego.&lt;br /&gt;In altre parole ampliare il sistema che loro vogliono combattere, inutile insistere che il blocco dell'immigrazione è essenziale anche da un punto di vista sociale oltre che fisico perché in Italia siamo in troppi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La ricchezza - come diceva la dama di ferro - bisogna crearla prima di distribuirla, mentre in Italia tutti sono seduti davanti la torta per avere il loro pezzo e chi ha contribuito a farla resta affamato, il tipico sistema comunista togliere a chi lavora per darlo ai parassiti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115790683498578392?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115790683498578392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115790683498578392' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115790683498578392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115790683498578392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/il-nemico-interno.html' title='Il nemico interno'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115771373300215032</id><published>2006-09-09T13:04:00.000+02:00</published><updated>2006-09-09T21:38:50.656+02:00</updated><title type='text'>Le foto che non ti hanno fatto vedere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/toolbambiniisraele.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 454px; height: 256px;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/toolbambiniisraele.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;1) piccola vittima israeliana&lt;br /&gt;2) informatore palestinese degli israeliani ucciso e seviziato da palestinesi (notare i bambini intorno)&lt;br /&gt;3) pezzi di soldati israeliani smembrati dai palestinesi&lt;br /&gt;4) bambino israeliano sopravvissuto ad attentato palestinese&lt;br /&gt;5) altro bambino israeliano sopravvissuto all'ennesima strage per mano palestinese&lt;br /&gt;6) cadaveri israeliani estratti da autobus fatto espoldere da terrorista palestinese&lt;br /&gt;7) sono conciati mediamente così, i corpi e i visi, perlopiù mutilati, dei feriti israeliani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115771373300215032?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115771373300215032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115771373300215032' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115771373300215032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115771373300215032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/le-foto-che-non-ti-hanno-fatto-vedere.html' title='Le foto che non ti hanno fatto vedere'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115702738330905279</id><published>2006-09-08T14:26:00.000+02:00</published><updated>2006-09-07T20:43:10.193+02:00</updated><title type='text'>Il multiculturalismo, promessa mancata</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/extracomunitari.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/extracomunitari.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Stefano Montefiori -  &lt;span style="font-weight: bold;" class="sommario"&gt;Intervista allo scrittore Kureischi: "L’esame di cittadinanza non è una soluzione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--- SEPARAZIONE TITOLAZIONE - ARTICOLO --&gt;                          &lt;div class="p"&gt;Come Karim Amir, il protagonista del romanzo di esordio Il Buddha delle periferie, Hanif Kureishi è «un vero inglese dalla testa ai piedi, o quasi». È uno dei più importanti scrittori britannici contemporanei, è nato a Londra 52 anni fa da padre pakistano e madre inglese, ha frequentato le moschee di Whitechapel e Shepherd’s Bush «per cercare di capire,ma trovavo queste riunioni così avvilenti che alla fine scappavo nel pub più vicino a bere». Kureishi ha dedicato gran parte dei suoi libri e film alle promesse mancate del multiculturalismo (domani esce in Italia la sua raccolta di saggi La parola e la bomba, Bompiani): nessuna fiducia in Carte dei valori e «esami di cittadinanza ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="kxWH" style="font-weight: bold;"&gt;Anche il governo italiano, come quello britannico, cerca di fissare regole e requisiti che tutti gli immigrati si impegnino a rispettare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Da tempo si parla di un esame di britannicità da imporre agli stranieri, ame sembra francamente un tentativo ridicolo che mostra la nostra incapacità di trovare una soluzione credibile alla mancata integrazione. I fanatici islamici non hanno problemi a firmare un foglio, si sentono vincolati solo al patto con Allah, non certo a quello stipulato con uno Stato. Gli altri, le persone normali, musulmani o di qualsiasi altra religione, si sentiranno solo umiliati dal dovere superare un esame di cittadinanza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="kGmF" style="font-weight: bold;"&gt;L’Italia è ancora sotto choc per il caso di Hina, la ragazza uccisa dal padre pakistano perché non voleva sottomettersi a un matrimonio combinato e perché «troppo italiana».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«In Inghilterra si pensa a una legge contro i matrimoni forzati. Ma da noi spesso sono i giovani a essere più radicali. In Mio figlio il fanatico, racconto la storia di un tassista che ha una relazione con una prostituta, e del figlio che disprezza lo stile di vita occidentale del padre fino ad abbracciare il fondamentalismo. Nelle comunità del Sud-est asiatico, in Gran Bretagna, ribellione giovanile contro gli anziani ora significa andare in moschea ad ascoltare gli imam radicali. Comunque, spero che il caso di quella ragazza non sia considerato emblematico. Una tragedia del genere, almeno fino a pochi anni fa, poteva accadere ovunque, pure in Sicilia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="kmAH" style="font-weight: bold;"&gt;Amartya Sen ha sostenuto su questo giornale che il multiculturalismo si è ormai trasformato in una «pluralità di monoculturalismi».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Ha ragione, il multiculturalismo è diventato la separazione netta tra comunità del tutto autonome. Io l’ho sempre inteso invece come rispetto della propria identità, all’interno però di valori ed educazione comuni. Ecco perché la questione della scuola è centrale ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="kzoE" style="font-weight: bold;"&gt;È contrario alle scuole islamiche?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Completamente contrario, tutto si gioca a scuola. Per combattere gli estremisti il governo Blair cerca di sostenere gli istituti degli islamici moderati, ma è una follia, perché tutto l’insegnamento islamico è pessimo, non fa che approfondire le divisioni. È una trappola nella quale non bisogna cadere. La scuola è l’unico luogo dove le comunità possono incontrarsi, i miei figli di origine pakistana devono avere compagni ebrei, cattolici, anglicani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="kh8D" style="font-weight: bold;"&gt;Lei e Salman Rushdie avete firmato un appello perché il film Brick Lane, tratto dal bestseller di Monica Ali, possa essere girato nonostante le proteste di parte della comunità del Bangladesh.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Dobbiamo opporci ai tentativi di censura. Tutto è cominciato con il caso Rushdie, nel 1989: allora siamo stati ingenui, abbiamo sottovalutato la minaccia, e i fanatici ne hanno tratto una forza immensa. Il loro potere intimidatorio è in crescita, sono sempre più forti. Purtroppo, noi contribuiamo a incoraggiarli. In certi casi, come per esempio le vignette danesi su Maometto, la giusta lotta per la libertà di espressione è stata strumentalizzata dalla destra, di simili battaglie potremmo fare a meno. Per non parlare della guerra in Iraq, e del tandem Bush- Blair: le loro stupide azioni hanno solo rafforzato gli estremisti. Detesto Bush, ho abbandonato il Labour: voterò i liberal-democratici al solo scopo di punire Blair».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span class="span" id="kUFH" style="font-weight: bold;"&gt;Quali soluzioni suggerisce?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«A parte una scuola laica uguale per tutte le comunità, non ho altre ricette, posso solo cercare di raccontare quello che mi sta attorno. Da cinque anni sto scrivendo un nuovo romanzo, Something to Tell You, dedicato al cammino della comunità asiatica in Gran Bretagna fino agli attentati di Londra del 7 luglio 2005. Ancora non l’ho finito, mi serve un altro anno di lavoro. Credo solo nel potere della cultura, spero che alla fine i valori dell’illuminismo vinceranno. Nell’immediato, sono molto pessimista».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Corriere della Sera&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115702738330905279?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115702738330905279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115702738330905279' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115702738330905279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115702738330905279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/il-multiculturalismo-promessa-mancata.html' title='Il multiculturalismo, promessa mancata'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115718792838832300</id><published>2006-09-07T11:01:00.000+02:00</published><updated>2006-09-06T19:37:18.666+02:00</updated><title type='text'>Le milizie infantili dello Hezbollah</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/chechnyachild2edit.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/chechnyachild2edit.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;trad. &lt;/em&gt;Maria Serena De Santis - &lt;em&gt;Nel numero del 18 agosto 2006, il settimanale egiziano “Roz Al-Yusuf” ha presentato un’inchiesta di Mirfat Al-Hakim intitolata “Le milizie infantili dello Hezbollah”. L’articolo rivela che lo Hezbollah ha reclutato oltre duemila ragazzini tra i 10 e i 15 per servire in milizie armate, e che l’organizzazione giovanile scoutistica Mahdi, affiliata allo stesso partito, li addestra a diventare martiri. Ecco alcuni brani tratti dall’articolo.&lt;/em&gt;&lt;p&gt;  &lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Lo Hezbollah recluta bambini di appena dieci anni&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;Secondo “Roz Al-Yusuf”, «lo Hezbollah ha reclutato oltre duemila ragazzini innocenti dai 10 ai 15 anni per formare le milizie armate. Prima della recente guerra con Israele, questi bambini sono comparsi soltanto nelle celebrazioni annuali del “Giorno di Gerusalemme” e ci si riferiva a loro come alle “Unità del 14 dicembre”, ma oggi vengono chiamati istishhadiyun [martiri]. …&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lo Hezbollah ha abitualmente reclutato i ragazzi e i bambini, addestrandoli a combattere dalla più tenera età. Bambini di appena 10 anni portano uniformi mimetizzate, si dipingono le facce di nero, giurano di intraprendere la jihad e si uniscono agli scout della Mahdi… &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli ufficiali di reclutamento selezionano i bambini sulla base di un unico test di verifica: la loro volontà di diventare martiri.»&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Il bambini si addestrano al martirio&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;«I bambini sono istruiti da piccoli a diventare martiri nella giovinezza, come i loro padri; il loro addestramento è svolto dall’organizzazione giovanile scoutistica Mahdi … Affiliata allo Hezbollah, questa organizzazione insegna ai bambini i principii di base dell’ideologia sciita e dell’ideologia del partito … La prima lezione che i bambini apprendono è “La scomparsa d’Israele”, che rappresenta sempre una parte importante del programma. … La Mahdi è stata fondata in Libano il 5 maggio del 1985. … &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo il sito Web dell’organizzazione, alla fine del 2004 avevano completato l’addestramento 1491 scout; mentre 449 gruppi, con un totale di 41960 aderenti, si erano uniti all’organizzazione. Secondo le statistiche più recenti, dal 2004 sono pronti a diventare martiri 120 dei suoi membri. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Obiettivo dell’organizzazione è quello di addestrare una generazione esemplare di musulmani basata sulla “guida del giurista” [un principio fondante della rivoluzione islamica iraniana: l’unità del sommo potere politico e del sommo potere religioso, espresso prima dal presidente Khomeini e poi dal presidente Khamenei] e di prepararsi alla venuta dell’Imam Mahdi [il messia degli Sciiti]. I suoi membri, bambini compresi, decidono di obbedire ai loro comandanti, di sostenere l’onore della nazione musulmana e di prepararsi ad aiutare il Mahdi quando arriverà.»&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;“Una Nazione con bambini-martiri è destinata alla vittoria”&lt;/h3&gt;&lt;h3 style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Secondo l’articolo Na’im Qasim, rappresentante del segretario generale del partito Hassan Nasrallah, in un’intervista a Radio Canada ha affermato:&lt;/span&gt; &lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;“Una nazione con bambini-martiri è destinata alla vittoria, qualunque difficoltà si trovi a incontrare sulla sua strada. Israele non può conquistarci o violare i nostri territori, perché abbiamo figli martiri che ripuliranno l’ambiente dalla sporcizia sionistica. … Questo succederà grazie al sangue dei martiri, fino a che, finalmente, non realizzeremo i nostri obiettivi”.&lt;/p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; MEMRI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115718792838832300?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115718792838832300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115718792838832300' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115718792838832300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115718792838832300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/le-milizie-infantili-dello-hezbollah.html' title='Le milizie infantili dello Hezbollah'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115701726326135222</id><published>2006-09-06T11:37:00.000+02:00</published><updated>2006-09-05T21:15:25.536+02:00</updated><title type='text'>Il funerale di «Repubblica»</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/socialismo_psdi.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/socialismo_psdi.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Geronimo -  È iniziata la nuova campagna d'autunno di Repubblica e delle élite al governo del Paese. Tema del giorno è la morte del socialismo. L'obiettivo è il famoso partito democratico. Se si dimostra che il socialismo è morto, c'è solo da seppellirlo e la sinistra (termine, a questo punto, di grande astrazione) non ha che da mettersi al lavoro per costruire una nuova forza politica. Con chi e per che cosa è tutto ancora da definire, naturalmente. Per l'avvio di questa nuova offensiva sono stati assoldati due autorevoli studiosi stranieri (John Lloyd e Anthony Giddens) i cui canti funebri sono pieni zeppi di errori.&lt;br /&gt;I grandi studiosi, come in genere i grandi uomini, quando fanno gli errori anch'essi son grandi come è giusto che sia. La grandezza, infatti, è un valore permanente e Lloyd e Giddens sbagliando ne danno autorevole testimonianza.&lt;br /&gt;Il controcanto all'orazione funebre sul socialismo (non manca, come al solito, il contributo di Ralph Dahrendorf) è stato affidato a Giuliano Amato, socialista d'antan e sottile disquisitore che mentre seppellisce la sua storia tenta di farne sopravvivere l'anima. La scena è perfetta e nelle prossime settimane altre voci si aggiungeranno al coro nel tentativo scoperto di togliere la materia del contendere dal percorso del partito democratico. Chi resiste a questo obiettivo dicendo che non vuole morire socialista, infatti, sbaglierà perché non si è accorto che il socialismo è morto. Anzi, secondo i nuovi necrofori, è lo stesso Partito socialista europeo a non essere più socialista (Giddens).&lt;br /&gt;Per prudenza non hanno chiesto il parere a Zapatero o al vecchio Jospin o alla nuova stella del socialismo francese, Ségolène Royal. Anche a Tony Blair è utile non chiedere nulla. Quando una persona cara muore, è d'obbligo non parlarne molto ai parenti. Nei canti funebri non manca qualche sfregio come quello che fa Giddens quando dice che il socialismo è morto nel 1989, l'anno della caduta del Muro di Berlino. Si gireranno nella tomba non solo i Turati, i Saragat, i Nenni, i Craxi ma anche i Mitterrand e i Brandt che hanno tutti speso una vita per testimoniare che il socialismo era altra cosa rispetto al comunismo.&lt;br /&gt;E quel Muro era comunista, non socialista. Per non parlare di altri strafalcioni storici ed economici che Giddens e Lloyd riferiscono quando discutono del fallimento della presenza pubblica nell'economia confondendola con il dirigismo statalista. Poco importa, però, questa approssimazione da Bignami perché la posta in gioco è quella di dare legittimità al governo delle élite economico-finanziarie.&lt;br /&gt;Il motivo è tutto qui, dare forma di partito a chi partito non è, nascondendo così la natura finanziaria del nuovo potere.&lt;br /&gt;Per far questo c'è stato bisogno prima di colpire a morte il tentativo della sinistra post comunista di essere, con forza, presente nel mondo finanziario e quindi aggredire l'Unipol e il suo legittimo tentativo di scalare una banca come la Bnl al di là delle responsabilità di alcuni suoi dirigenti. Il secondo tempo è questo, la dichiarazione di morte del socialismo perché sulle sue ceneri sia possibile costruire quel partito democratico che altro non è se non la finanza fatta politica. Se non ci fosse più un solo motivo per i socialisti di chiamarsi socialisti, ne resterebbe almeno uno, quello di esaminare criticamente la nuova struttura del potere, la sua legittimazione democratica e i termini migliori per coniugare, nella stagione della globalizzazione, democrazia e sviluppo.&lt;br /&gt;Ai lettori che potrebbero chiedersi del perché della nostra difesa del socialismo va ricordato quel che diceva Giuseppe Mazzini a proposito della libertà. Scrivendo ai patrioti austriaci Mazzini, infatti, diceva «Io difendo la vostra libertà perché amo la mia libertà». I nuovi necrofori, con Carlo De Benedetti in testa per la seconda volta, non vogliono seppellire solo il socialismo ma l'intera politica con tutte le sue culture di riferimento e i suoi nuovi orizzonti per affidare alle élite illuminate e finanziarie il governo del Paese. Vedremo nei prossimi giorni chi, nell'area socialista vecchia e nuova avrà il coraggio di dare voce alle ragioni della politica e della storia, ricordando che solo chi ha un passato che vive può costruire un futuro credibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; IlGiornale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115701726326135222?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115701726326135222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115701726326135222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115701726326135222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115701726326135222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/il-funerale-di-repubblica.html' title='Il funerale di «Repubblica»'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115736294997575824</id><published>2006-09-05T11:40:00.000+02:00</published><updated>2006-09-04T11:42:29.993+02:00</updated><title type='text'>Il gulag eurabico</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/gulag_blotnoy.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/gulag_blotnoy.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;color:#000000;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;Lino Siciliano - Il sistema dei gulag è famigerato soprattutto come mezzo di repressione degli oppositori politici, in realtà "il gulag non è soltanto un campo di concentramento, è una mentalità, una psicologia di repressione politica, una suddivisione della società in nemici e non, che accompagna l’ideologia" dice il dissidente Vladimir Bukovskij.&lt;/span&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Il gulag non era solo l'opposto della libertà ma addirittura l'opposto del libero pensiero, bisognava pensare ciò che ti dicevano di pensare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Traslando questo concetto ogni volta che si vieta di esprimere un pensiero e si pretende di modificare le idee ci si trova in un gulag.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;"La guerra moderna è una guerra partigiana, cioè ha la sua radice nelle ideologie e non trova più limiti nello Stato, anzi si radica all'interno dello Stato e della società. Il partigiano, infatti, non difende la terra da un'occupazione, ma conduce una lotta in nome di una propria verità ideologica in tal modo, egli sostituisce al nemico pubblico un nuovo nemico privato e regredisce, pertanto, alla barbarie" diceva nel 1963 Carl Schmitt nel suo "Teoria del Partigiano".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Anche in questo caso traslando il concetto di "guerra partigiana" in "guerra culturale" ci ritroviamo in una lotta ideologica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Che cosa accomunino i precedenti concetti con l'Europa sarà presto detto, ma prima mi si permetta di inserire un ulteriore elemento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Il collaudato sincretismo occidentale che è riuscito ad assimilare varie culture anche molto diverse, si pensi ai barbari nell'impero romano o le continue mescolanze dal medio evo fino ai giorni nostri, non riesce ad assimilare la cultura islamica dopo circa 1400 anni. Ma ancor peggio nell'islam non c'è traccia di alcun elemento occidentale. E non certo perché le due culture non si siano mescolate. Lo sa bene la storia quando Carlo Martello nel 732 a Poitiers li respinse oltre i Pirenei o a Lepanto nel 1571 e ancora a Vienna nel 1683. L'occidente e l'islam più volte si sono incontrati e scontrati e in alcuni casi rischiando addirittura di scomparire. Per cui oggi ci ritroviamo con individui culturalmente inassimilabili in costante crescita nel territorio europeo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style=""&gt;Oggi, la sinistra radicale incarna quei valori che sono tipici dell'islam come la cultura anti-occidentale, anti-americana, anti-capitalista e antisemita creando quella commistione con il coranesimo &lt;/span&gt;integralista &lt;span style=""&gt;che in definitiva mina alla base la nostra cultura.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;L'intellighenzia, assolutamente autoreferenziale, di sinistra bolla come xenofobo e razzista, naturalmente sono reati penali, chiunque non la pensi come loro creando quel "gulag europeo" totalmente immobile di fronte alla colonizzazione subìta sia fisica che culturale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Una lotta ideologica portata avanti, negando attraverso falsi complottismi, il diritto dell'occidente a reagire. Non si dimentichi la frase "con le vostre leggi vi invaderemo e con le nostre vi domineremo" che è il manifesto dell'invasione islamica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Vengono create istituzione di cui solo gli stranieri possono usufruire come il numero antirazzismo, come se il razzismo fosse insito solo nella cultura italiana o dando precedenza agli stranieri a servizi pubblici solo perché non italiani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Se qualcuno pensa ad un islam moderato, di cui per altro non ci sono tracce, legga questo: "Quando incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine". (Corano, Sura XLVII, 4)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;E lo confronti con questo: "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere." (Art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Li dividono circa 1400 anni di storia a cui non possiamo rinunciare, sappiamo a cosa la "democrazia delle virtù" contro la "democrazia dei numeri" abbia portato. Non possiamo permetterci di perdere questa guerra d'identità, pena la fine dell'Europa come la conosciamo e l'insorgere dell'Eurabia, processo peraltro già in atto, con la creazione del "gulag eurabico" appunto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115736294997575824?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115736294997575824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115736294997575824' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115736294997575824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115736294997575824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/il-gulag-eurabico.html' title='Il gulag eurabico'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115701301510642756</id><published>2006-09-04T10:27:00.000+02:00</published><updated>2006-09-03T12:24:38.866+02:00</updated><title type='text'>Boaz Ganor: "All'Italia dico: cercate di capire le regole del gioco"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/ganor_boaz135.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/ganor_boaz135.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span class="grino11"&gt;Cristina Balotelli - &lt;/span&gt;La tregua reggera' per alcuni mesi.&lt;div id="artbanner" style="float: right;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="2" cellspacing="2"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;script language="JavaScript"&gt;banner('www.ilsole24ore.it/05/sole4/attualita_esteri','HalfPage',  '', '');&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript1.1" src="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/www.ilsole24ore.it/05/sole4/attualita_esteri/1672499428@HalfPage"&gt;&lt;!-- --&gt;&lt;/script&gt;&lt;!-- --&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt; Poi riprendera' il conflitto. E' l'opinione di uno dei massimi esperti al mondo di terrorismo, l'israeliano Boaz Ganor, vice rettore della "Lauder School of Government" presso l'Interdisciplinary Center a Herzliya e fondatore dell'Institute for Counter-Terrorism, un centro di ricerca indipendente.&lt;br /&gt;Ganor, autore del libro 'The Counter-Terrorism Puzzle - A Guide for Decision Makers", in questa intervista spiega che la chiave per la stabilita' in Medio Oriente e' la Siria e che quanto e' accaduto alla frontiera con il Libano e' solo una parte del piu' generale processo di Jihad globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="span" id="k3HF"&gt;Come valuta l'accordo di cessate il fuoco?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto credo che ogni cessate il fuoco sia meglio di una guerra. Tuttavia, da un punto di vista israeliano, accettando questa tregua abbiamo avuto piu' costi che benefici. Israele, al momento dell'entrata in guerra, aveva diversi obiettivi. Primo, portare a casa i soldati rapiti. Secondo, smantellare la capacita' militare degli Hezbollah, decine di migliaia di Katyusha a corto, medio e lungo raggio. Terzo, spezzare la connessione Hezbollah-Iran attraverso il territorio siriano, usato per far passare le armi. Nessuno di questi obiettivi e' stato raggiunto. La comunita' internazionale non lo ha permesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="span" id="kskC"&gt;Ci sara' un'altra guerra?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo cessate il fuoco e' temporaneo. Nel giro di qualche mese il conflitto riprendera'. C'e' troppa delusione in Israele e tutti, europei, americani, libanesi, Hezbollah, stanno nascondendo il problema. Tra gli Hezbollah e il Libano esiste un accordo in base al quale l'organizzazione non sara' smantellata in quanto milizia, ma dovra' nascondere le sue armi. Inoltre, le forze Unifil non saranno dispiegate lungo la frontiera con la Siria, quindi nessuno impedira' il rifornimento di armi agli Hezbollah che intanto stanno ricevendo un enorme flusso di denaro dall'Iran per ripagare i civili libanesi colpiti dalla guerra. Questo procurera' loro nuovi seggi in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="span" id="kLKI"&gt;Nasrallah ha detto 'non andiamo verso un secondo round'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Infatti sara' Israele ad andare per il secondo round. E' solo questione di tempo. Non penso neppure che Nasrallah pianificasse il primo round: non si aspettava una simile reazione d'Israele. Tra qualche mese, quando la situazione si sara' stabilizzata, lancera' un altro attacco e Israele rispondera'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="kd8F"&gt;Alcuni politici israeliani mostrano aperture verso la Siria. Tzipi Livni sta cercando un canale di comunicazione, Avi Dichter ha detto che e' il momento di considerare la concessione delle alture del Golan alla Siria in cambio della pace. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La Siria e' dunque la chiave?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La Siria e' l'elemento chiave per la stabilizzazione. Negli ultimi anni e' stata spinta, dalla politica americana, nelle braccia dell'Iran: e' stata inserita nell' 'asse del male', tra quei paesi che sponsorizzano il terrorismo. Come conseguenza, ha stretto un'alleanza con l'Iran, che pero' e' artificiale perche' i due Paesi non condividono lo stesso approccio radicale islamico. E nemmeno gli stessi obiettivi, perche' se l'Iran raggiungesse i suoi obiettivi in Medio Oriente il Libano diventerebbe un Paese islamico radicale sciita, governato dagli Hezbollah. Questo rappresenterebbe un grande pericolo per il regime alawita di Bashar Assad, gia' minacciato dentro e fuori dai radicali. Ma lui non vuole riconoscere che l'alleanza con l'Iran e' controproducente. Penso che ci sia bisogno della Siria come elemento stabilizzatore perche' vedo gli scontri alla frontiera con il Libano come una parte del processo internazionale di Jihad globale. Alla fine, la guerra contro i jihadisti globali sara' vinta o persa solo se gli stessi musulmani si sveglieranno e capiranno che devono essere loro a combatterli, non l'America o l'Europa. Dopo l' "asse del male" ci vuole un "asse della speranza": abbiamo bisogno di vedere l'Egitto a fianco della Giordania, della Turchia, dell'Indonesia. La Siria appartiene a questo schieramento, e non all'asse del male. Con o senza la pace con Israele, prima o poi dovranno capirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="span" id="kKfF"&gt;Dobbiamo aspettarci perdite tra le forze internazionali in Libano, ci saranno attentati terroristici e rapimenti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si, ma non subito, perche' ora sarebbe controproducente per gli Hezbollah. Credo che nel giro di alcuni mesi vedremo molta propaganda, in ambiente sciita, contro le forze Onu. Le cose cambiano molto rapidamente in Medio Oriente. Se domani mattina, per esempio, qualcuno decidesse di attaccare gli impianti nucleari iraniani, l'Hezbollah attaccherebbe immediatamente Israele in rappresaglia. Israele risponderebbe e probabilmente le forze Onu si troverebbero tra i due fuochi. E se cercassero di impedire agli Hezbollah di avvicinarsi al confine israeliano, sarebbero attaccate. Fino a quando gli Hezbollah restano in possesso di una quantita' enorme di armi e munizioni, nella regione siamo tutti seduti su una bomba a orologeria. E non dimentichiamo che in Libano ci sono anche altre fazioni, inclusi palestinesi e attivisti di Al-Qaeda. Questi militanti potrebbero vedere le forze europee come potenziali obiettivi, indipendentemente dagli sciiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="span" id="kpLF"&gt;L'Europa, e in particolare Francia e Italia, vogliono giocare un ruolo importante in Medio Oriente. Cosa ne pensa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da una prospettiva israeliana, direi che gli europei non sono mai stati dei mediatori imparziali. Tradizionalmente sono pro-palestinesi, con alcune eccezioni: i governi britannico, italiano e tedesco. L'Europa puo' giocare un ruolo importante nella regione, ma una volta raggiunta la pace: da una parte potrebbe persuadere i palestinesi ad abbandonare il terrorismo e a costruire un rapporto di fiducia con Israele, dall'altra sostenere economicamente i palestinesi una volta cominciato il processo di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;" class="span" id="kniB"&gt;E quale consiglio darebbe al Governo italiano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E' importante capire quali sono le regole del gioco nella regione. Bisogna capire gli scopi dei vari attori e il loro linguaggio. Capire che non tutto quello che viene detto e' quello che si vuole significare. Gli Hezbollah, per esempio, usano un doppio linguaggio e una doppia politica. Possono dire una cosa e farne un'altra. Quando il presidente iraniano Ahmadinejad parla di pace, non e' la pace a cui pensa l'Occidente. Quindi il mio consiglio e' di non basarsi soltanto su quello che viene detto, ma di controllare cosa viene fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; IlSole24Ore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115701301510642756?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115701301510642756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115701301510642756' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115701301510642756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115701301510642756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/boaz-ganor-allitalia-dico-cercate-di.html' title='Boaz Ganor: &quot;All&apos;Italia dico: cercate di capire le regole del gioco&quot;'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115572436921734318</id><published>2006-09-02T12:31:00.000+02:00</published><updated>2006-09-02T05:36:38.440+02:00</updated><title type='text'>I nove comandamenti del pensiero unico</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/throwinghat.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/throwinghat.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="TestoNews"&gt;&lt;i&gt;di Edward Feser&lt;/i&gt; – L'egemonia della sinistra nelle università è così schiacciante che perfino le persone di sinistra non la mettono in dubbio. Si tratti di un'istituzione pubblica o privata, di un piccolo college o di un prestigioso campus universitario, si può prevedere con assoluta certezza che i temi che pervadono i programmi di studio saranno questi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) il capitalismo è intrinsecamente ingiusto, disumano e portatore di miseria;&lt;br /&gt;b) il socialismo, quali che siano i suoi fallimenti pratici, è motivato dai più alti ideali e i suoi luminari, specialmente Marx, hanno ancora molto da insegnarci;&lt;br /&gt;c) la globalizzazione danneggia i poveri del Terzo Mondo;&lt;br /&gt;d) le risorse naturali si stanno consumando e l'attività industriale è sempre più minacciosa per l'ambiente;&lt;br /&gt;e) quasi tutte le differenze psicologiche e comportamentali tra uomini e donne sono «socialmente costruite», e le loro differenze di reddito o di presenza nelle diverse professioni sono per la maggior parte il risultato dal «sessismo»;&lt;br /&gt;f) i problemi dell'underclass negli Stati Uniti sono dovuti al razzismo, mentre quelli del Terzo Mondo sono dovuti ai perduranti effetti del colonialismo;&lt;br /&gt;g) la civiltà occidentale è oppressiva in maniera unica, specialmente verso le donne e la gente di colore, e i suoi prodotti sono spiritualmente inferiori a quelli delle culture non-occidentali;&lt;br /&gt;h) le credenze religiose tradizionali, specialmente quelle cristiane, si fondano sull'ignoranza dei moderni sviluppi scientifici e oggi non possono più essere razionalmente giustificate;&lt;br /&gt;i) gli scrupoli morali tradizionali, riguardanti specialmente il sesso, si basano sulla superstizione e sull'ignoranza e non hanno alcun fondamento razionale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciascuna di queste affermazioni è a mio avviso falsa, in alcuni casi in maniera dimostrabile. Tuttavia è molto raro sentire nelle università qualcuno che sfidi seriamente queste affermazioni, di solito accettate come talmente ovvie da far credere che ogni visione contrastante sia motivata da ignoranza o interesse personale. I grandi pensatori del passato che difendevano opinioni opposte alle loro vengono trattati come reperti archeologici, e i loro argomenti vengono presentati in forma caricaturale allo scopo di ridicolizzarli; i pensatori del presente che difendono queste idee, quando non sono totalmente ignorati, vengono presentati come macchiette per poi essere consegnati all'oblio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visitando un moderno campus universitario si sente ripetere il mantra della «diversità» tante di quelle volte, che viene voglia di urlare «Basta!». L'unica diversità che non si incontrerà mai è quella che più conta in un contesto accademico: la diversità di pensiero sulle più fondamentali questioni riguardanti la religione, la moralità, la politica .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, la domanda è: perché l'università è caduta in pieno dominio della sinistra? Esistono diverse teorie. La prima potrebbe essere chiamata la «teoria della sopravvivenza del più a sinistra». L'idea sarebbe che i professori, a dispetto delle chiacchiere sulla diversità, tendono a circondarsi di colleghi che la pensino come loro in questioni di politica, moralità e cultura. Poiché i professori tendono a essere di sinistra, quelli nettamente di destra tenderanno a essere eliminati dalla «selezione» quando si devono decidere assegnazioni di cattedre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema di questa teoria è che spiega al massimo come un professore sinistroide diventi tale una volta che il numero degli accademici di sinistra raggiunga una massa critica, e come successivamente conservi la propria posizione. Ma perché mai dovrebbe formarsi questa massa critica? E perché non ci sono significative forze conservatrici capaci di mantenere un equilibrio ideologico? Sembrerebbe che ci sia qualcosa nella natura stessa della professione che inclini i suoi rappresentanti verso sinistra. Robert Nozick, nel saggio Perché gli intellettuali si oppongono al capitalismo?, suggerisce che la spiegazione possa essere rinvenuta negli anni formativi dell'intellettuale medio. Questi rappresenta quel genere di persona che, a scuola, va bene sul piano intellettuale ma non altrettanto sul piano sociale. Egli cioè viene ricompensato per il modo esemplare con cui si conforma alle direttive dell'autorità centrale (l'insegnante) che applica un piano completo e dettagliato (il programma di studi) entro un sistema sociale irreggimentato (la classe scolastica); ma non viene remunerato allo stesso modo per i contributi che cerca di offrire alla sfera decentralizzata e non pianificata delle interazioni volontarie che costituiscono la vita di una persona giovane fuori dalla classe (le attività sportive, le feste, le relazioni con l'altro sesso...).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così egli tende naturalmente a pensare che lo scenario del primo tipo sia più ragionevole e giusto del secondo, e generalizzando tenderà a favorire le politiche che comportano la pianificazione centralizzata piuttosto che i risultati non pianificati della libera interazione dei cittadini nel mercato. Simile è la «teoria del risentimento»: non solo negli anni della loro formazione, ma anche durante la loro vita lavorativa gli intellettuali tendono a vedersi trattati ingiustamente dai loro coetanei. Come Ludwig von Mises ha sottolineato in La mentalità anticapitalistica, gli intellettuali provano risentimento per i più elevati guadagni monetari che nella società capitalista accumulano uomini d'affari, atleti e uomini di spettacolo - quello stesso genere di persone, si noti, che in gioventù erano più popolari dei secchioni imbranati sui campi da gioco e alle feste - pur considerando la propria meno lucrativa occupazione di gran lunga più importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l'ultimo album del cantante Diddy vende milioni di copie mentre la magistrale storia del Liechtenstein in cinque volumi del professor Doddy vende 106 copie, tutte acquistate da biblioteche universitarie, il professor Doddy inizia a domandarsi se il libero mercato rappresenti il sistema più equo per distribuire le ricompense economiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo ci porta però alla «teoria del filosofo-re». È probabile che molte volte l'intellettuale veda il mancato apprezzamento del proprio lavoro come un'ingiustizia non solo nei propri confronti, ma anche verso gli altri: in altre parole, chi non preferisce l'opera degli intellettuali sarebbe responsabile anche di un grave danno nei confronti di se stesso. Per il loro stesso bene, quindi, agli individui non dovrebbe essere lasciata molta libertà di scelta, e gli esperti nel gestire gli affari umani dovrebbero trovarsi a dirigere le loro vite al posto loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'intellettuale, fantasticando di essere egli stesso un tale esperto, si offrirebbe altruisticamente come volontario per svolgere questo compito. Qui siamo effettivamente in presenza dell'ideale del «filosofo-re», e con esso di un'altra possibile spiegazione del perché gli intellettuali tendano a sinistra: la prospettiva che l'incremento del potere statale gli possa fornire maggiori opportunità per applicare la proprie idee. Come Hayek suggerisce nel saggio Gli intellettuali e il socialismo, per l'intellettuale medio è del tutto ragionevole l'idea che le persone più intelligenti dovrebbero essere le uniche a dirigere tutto. Naturalmente questo dà per scontato che loro siano in generale capaci di gestire le cose meglio degli altri: un assunto che stranamente queste menti cosiddette indagatrici non sembrano disposte a mettere in questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'intellettuale quindi si trastulla sempre con l'idea che le cose andrebbero molto meglio se solo tutti seguissero la visione del mondo che lui e i suoi colleghi hanno discusso nelle riviste accademiche. Come ha scritto Hayek ne La presunzione fatale «le persone intelligenti tenderanno a sopravvalutare l'intelligenza», e troveranno perfino scandalosa l'idea che l'intelligenza sia qualcosa che possa essere sopravvalutata. La cosa è invece del tutto possibile, dato che anche l'intelligenza dell'essere umano più brillante ha dei limiti. Riconoscerlo richiede una semplice dose d'umiltà, virtù che generalmente scarseggia tra gli intellettuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur mancando di umiltà, alla fine l'intellettuale non dovrebbe arrivare a vedere le fredde e dure dimostrazioni della propria estrema inefficacia come pianificatore sociale? Non necessariamente, almeno se sosteniamo la «teoria della testa fra le nuvole». Questa è probabilmente la teoria favorita dal non-intellettuale medio: per quanto intelligenti possano essere nelle materie teoriche, nelle questioni pratiche gli intellettuali sono considerati del tutto privi di buon senso e saggezza quotidiana. E poiché gli ideali di sinistra sono paradigmaticamente contrari al senso comune e scollegati dalla realtà, non c'è da sorprendersi che gli intellettuali siano attratti da essi. Infine, c'è la «teoria dell'interesse di classe», secondo la quale la classe dei professori, una volta messa da parte la calcolata ipocrisia del noblesse oblige, non è affatto la disinteressata Educatrice del Popolo come ama presentarsi. È solo un altro meschino gruppo di pressione, che lotta con gli altri animali nella giungla del welfare state per arrivare al capezzolo del governo. Avendo maggiori capacità di articolare le parole, riesce più facilmente a mascherare i propri reali motivi: si presenta infatti come un nuovo ceto sacerdotale, la cui religione socialista offre allo Stato una giustificazione per la sua esistenza in cambio di un'occupazione permanente nelle fabbriche statali della propaganda (scuole pubbliche e università), e dell'opportunità di elaborare a tavolino i piani che i funzionari statali applicheranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sinistrismo degli intellettuali è così facilmente comprensibile, dato che si tratta precisamente dell'ideologia che ognuno si aspetterebbe dalla classe dei cortigiani di Stato. Di fatto, è molto profittevole per un intellettuale sostenere le politiche di sinistra, dato che queste richiedono inevitabilmente programmi di lavoro per gli «esperti», cioè per gli intellettuali stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come tutte le spiegazioni ispirate dalla teoria marxista dell'ideologia, anche questa non deve però essere esagerata; nessun conservatore dovrebbe emulare la volgare inclinazione dei marxisti a respingere istintivamente tutti i punti di vista opposti al proprio usando argomenti ad hominem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Professore di filosofia alla Loyola Marymount University di Los Anegels&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; legnostorto&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115572436921734318?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115572436921734318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115572436921734318' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115572436921734318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115572436921734318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/i-nove-comandamenti-del-pensiero-unico.html' title='I nove comandamenti del pensiero unico'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115704914849361098</id><published>2006-09-01T20:29:00.000+02:00</published><updated>2006-08-31T20:32:28.506+02:00</updated><title type='text'>Le idee degli utopisti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/comunismo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/comunismo.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;" &gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Lino Siciliano - &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Vladimir Bukovskij, dissidente sovietico ha pubblicato un libro di memorie dal titolo "Il vento va e poi ritorna" (1978), ricco di riflessioni originali e profonde&lt;/span&gt;&lt;i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;color:#000000;"  &gt;Un libro che dimostra come l'utopia dell'uguaglianza porti alle aberrazioni del sistema che pretende di poter influire sulle idee stesse degli uomini, in seguito alcuni stralci estremamente interessanti.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Con grande interesse continuai a leggere, e mi rilessi tutti i socialisti utopisti, tutti quelli che riuscii a procurarmi. E rimasi sbalordito, in effetti tutte le loro utopie si erano realizzate nel nostro paese! O meglio si erano realizzate per quanto possibile tra gli uomini. Noi semplicemente fummo i piú zelanti e coerenti esecutori di queste utopie. Notate che tutte queste teorie presuppongono degli uomini straordinari, uomini onesti, obiettivi, che si preoccupano del bene comune, chissà dove sono andati a finire tutti i furfanti? Per questo è necessario isolare il nuovo stato dalle influenze esterne, ed eccovi cosí la cortina di ferro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: arial;" align="justify" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: arial;" align="justify" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;E infine, il principio piú importante di tutti gli utopisti: si ritiene sia sottinteso, che gli uomini nati e cresciuti sotto i nuovi ordinamenti saranno completamente diversi, uomini cioè adatti a questo regime. Ecco il loro errore fondamentale: credevano seriamente che l’uomo venga al mondo vuoto come un recipiente e malleabile come la cera, per cui, affermavano, non ci sarebbero stati piú delitti, scontentezza, invidia e cattiveria.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: arial;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;La fiducia straordinaria, ingenua e disumana di tutti i socialisti nella forza dell’educazione ha trasformato i nostri anni di scuola in un tormento, e ha coperto il paese di campi di concentramento. Nel nostro paese educano tutti, piccoli e grandi, e tutti debbono educarsi l’un l’altro. Riunioni, comizi, dibattiti, informazione sulla situazione politica internazionale, sorveglianza, controlli, misure collettive, &lt;i&gt;subbotniki&lt;/i&gt; e competizioni socialiste. Per i casi piú difficili, lavoro fisico duro nei campi di concentramento, quello stesso lavoro cui aspirava Tolstoj. E come edificare in altro modo il socialismo? A quindici anni, io già capivo tutto questo. Chiedete anche adesso a un qualsiasi socialista occidentale: che fare in regime socialista con coloro che dissentono? Educarli, risponderà.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: arial;" align="justify" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: arial;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;? &lt;span lang="it-IT"&gt;straordinario, terribile e disumano questo sogno dell’assoluta uguaglianza di tutti. Appena esso s’impossessa delle menti degli uomini, subito sangue a fiumi e montagne di cadaveri, subito si comincia a raddrizzare i gobbi e a scorciare i lunghi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115704914849361098?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115704914849361098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115704914849361098' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115704914849361098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115704914849361098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/09/le-idee-degli-utopisti.html' title='Le idee degli utopisti'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115565009215160401</id><published>2006-08-31T15:51:00.000+02:00</published><updated>2006-08-31T10:10:54.963+02:00</updated><title type='text'>L’onore perduto delle guerre moderne</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/pitre_war.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/pitre_war.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Vittorio Mathieu - &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:85%;"  &gt; All’inizio dell’età moderna i giusnaturalisti cercarono di definire con esattezza lo stato di guerra in opposizione allo stato di pace. Ci riuscirono fino a un certo punto, perché Leibniz a un certo momento fece notare che, in piena pace, si era sentito il bisogno di stabilire una tregua. Tuttavia fino alla Seconda guerra mondiale guerra e pace rimasero abbastanza separate. Poi si cominciò a parlare di guerra fredda, di Stati satelliti, di guerre interne di liberazione, e il diritto internazionale non riuscì più a far chiarezza. Oggi, col terrorismo, tutto è opinabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parola “terrorismo” si diffuse con il Terrore rivoluzionario del 1792-93, ben definito da una frase di Robespierre: “Il nemico esterno ed interno è tutt’uno”. Oggi un terrorismo molto più vario impedisce di distinguere tra guerre pubbliche e guerre private, organizzabili da chiunque disponga dei fondi necessari: grazie, magari, al commercio di stupefacenti. Fin dall’antichità la guerra aveva assunto proprie leggi: in genere per convenzioni tacite rese poi esplicite e rispettate fin quando qualcuno non le violava. I cavalieri, ad esempio, evitavano di ferire volontariamente i cavalli. I prigionieri avevano la vita salva, soprattutto in vista di un riscatto. I mezzi di comunicazione, cioè gli araldi, erano rispettati. Poi venne la Croce Rossa, poi la Convenzione di Ginevra, e tutto questo è ancora in vigore, ma con eccezioni sempre più gravi, che nei terroristi divengono la regola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dovrà comportarsi chi vuole rispettare certi valori? A una potenza superiore è inutile appellarsi. La sola speranza è che i contendenti capiscano che è loro interesse rispettare la reciprocità: io ho verso di te gli stessi diritti che tu hai verso di me, anche in guerra. Ma questo i terroristi non lo riconoscono assolutamente perché, ci credano o no, dicono di essere il bene contro il male; e sarebbe incongruo riconoscere al male diritti simmetrici a quelli del bene. Guerre asimmetriche ci sono sempre state. Possono fornirne un esempio le guerre contro i pirati, in cui si distinse Pompeo il Grande. Ma oggi si preferisce mettere la testa sotto la sabbia, e fingere di non essere in guerra bensì di svolgere azioni di polizia. I comportamenti inumani si può ammettere che li tengano persone incivili o incapaci di intendere, ma esse non cessano per questo di essere uomini, e come tali vanno trattate. Le truppe spedite nelle zone di guerra sono perciò sempre “in missione di pace”, e devono rispettare il codice militare di pace, non di guerra. La sola superiorità che possiamo rivendicare – da dimostrarsi con i fatti – è comportarci secondo la legge anche contro chi la viola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è in questo modo di pensare qualcosa di giusto, che impedisce di vedere il moltissimo che c’è di sbagliato. I ragionamenti dei filosofi potrebbero forse correggerlo, ma sono lunghi, laboriosi e, qualche volta, criptici. Meglio ragionare, sì, ma affidandosi al buon senso: a una sensibilità il più possibile disinteressata, che faccia astrazione dalla situazione in cui ci troviamo individualmente – di pericolo o di tranquillità, di forza o di debolezza – e consideri ciascuna situazione per quello che è in sé, chiunque vi sia implicato. Ciò servirebbe a ridurre l’ipocrisia e a stabilire le basi di un accordo con tutti coloro che sono disposti ad accordarsi. Con gli altri è inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Emporion&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115565009215160401?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115565009215160401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115565009215160401' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115565009215160401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115565009215160401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/lonore-perduto-delle-guerre-moderne.html' title='L’onore perduto delle guerre moderne'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115694172931110386</id><published>2006-08-30T14:38:00.000+02:00</published><updated>2006-08-30T14:42:09.326+02:00</updated><title type='text'>Il nuovo ordine mondiale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/world.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/world.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: times new roman;font-size:100%;color:#000000;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Lino Siciliano - Due elementi, che apparentemente, non hanno niente in comune sono alla base di quello che sta succedendo e di quello che potrebbe succedere in Occidente e in Italia in particolare.&lt;/span&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Il primo è la &lt;span style=""&gt;teoria del complotto&lt;/span&gt; "&lt;i&gt;nata in Europa nel XII secolo e poi esportata in America, la teoria del complotto accompagna da 900 anni i grandi eventi storici. Spesso è innocua perché infondata. Ma quando chi la coltiva va al potere, come Hitler e Stalin, produce genocidi e atrocità, dall'Olocausto al Gulag&lt;/i&gt;" spiega Daniel Pipes "direttore dell'Istituto di studi mediorientali a Filadelfia", non dimentichiamo come molti abbiano attribuito la &lt;span style=""&gt;caduta delle torri gemelli alla CIA o reputato falso l'allarme di Londra, addirittura si nega che l'uomo sia arrivato sulla luna&lt;/span&gt;. Per creare il sospetto non occorrono prove, basta insinuare il dubbio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Il secondo è il &lt;span style=""&gt;blocco internazionale antimperialista&lt;/span&gt; formato da gruppi terroristici e da stati islamici, nonché da paesi sudamericani, europei ed asiatici che s’ispirano al comunismo. Questo grande blocco ha avuto la sua ufficializzazione, secondo Magdi Allam, con l’incontro avvenuto tra i presidenti, rispettivamente di Iran e Venezuela, Ahmadinejad e Chavez. Si sta assistendo alla formazione di una rete di contropotere globalizzato che coniuga il fanatismo religioso islamico con l’odio ideologico comunista contro Usa, Israele e il sistema capitalistico occidentale.&lt;br /&gt;E questa commistione è già presente nella zona della 'tripla frontiera' sudamericana, quella al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay dove vivono circa 25mila arabi e da qui, secondo la CIA arrivano sovvenzioni in Libano e in Cisgiordania.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Ma forse più emblematiche sono le parole di Nasrallah: "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Aspiriamo a un progetto di cooperazione tra i movimenti di resistenza del mondo, e in questo Chavez ci è più vicino dei leader arabi"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;. E ancora: "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Consideriamo la&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; [nostra]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em class="western"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; resistenza ad Israele l'inizio di una riscossa, e chiediamo a tutti i movimenti di resistenza di unire le nostre forze per portare la lotta all'imperialismo ad un nuovo livello"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Se si pensa agli orrori del XX secolo si ha chiara l'idea di cosa porta l'ideologia. Crociate, caccia alle streghe, roghi e il terrorismo islamico invece ci danno le dimensioni del fanatismo religioso, entrambe cose che l' Europa, seppur in epoche diverse, ha subìto.&lt;br /&gt;Ma oggi, oltre a essere unite queste due forze, sono più subdole perché non c'è un singolo stato da affrontare che compatta i cittadini, ma permeano gli stati stessi sia tramite forti immigrazioni sia tramite elementi di estrema sinistra, non dimentichiamo cosa ha dovuto subìre l'Italia a causa del terrorismo delle BR.&lt;br /&gt;Questo farà in modo che venga portata avanti la "&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;guerra asimmetrica&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;" come ha spiegato sul Sunday Times, Michael Clarke, docente di Studi sulla difesa al King’s College di Londra, "un esercito delle milizie non batterà mai un buon esercito convenzionale, ma può impedire alla forza convenzionale di vincere sul campo mentre il suo governo è battuto politicamente nelle cancellerie di tutto il mondo", basta vedere come è stato trattato Israele che si è difeso dai missili di Hezbollah.&lt;br /&gt;Non devono necessariamente vincere ma destabilizzare, lo stato tutto teso a contrastare il terrorismo, non potrebbe avere abbastanza uomini e mezzi anche per la criminalità, organizzata o meno, che si avvantaggerebbe e in una nazione economicamente non forte potrebbe portare al collasso economico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: times new roman;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Oggi non si riesce nemmeno a tenere in carcere criminali comuni, cosa succederebbe in un contesto simile?&lt;br /&gt;Uno scenario da incubo che potrebbe materializzarsi, senza troppi sforzi e senza che necessariamente ci sia una mano a guidarla, e ancor peggio non occorrono un numero massiccio di uomini basta vedere gli attentati di New York, di Londra o di Madrid da quante persone i commandos erano costituiti e soprattutto non avevano una regìa ma erano cellule autonome più difficili da intercettare.&lt;br /&gt;E a differenza dei terroristi "autoctoni" (BR, IRA, ETA) non hanno la necessità di un appoggio della popolazione, anzi sarebbe la più colpita, una iraqizzazione dell'occidente come passo per il collasso dell'economia che è la sua vera forza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115694172931110386?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115694172931110386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115694172931110386' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115694172931110386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115694172931110386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/il-nuovo-ordine-mondiale_30.html' title='Il nuovo ordine mondiale'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115574113713096396</id><published>2006-08-29T17:09:00.000+02:00</published><updated>2006-08-28T21:02:27.640+02:00</updated><title type='text'>La fabbrica degli errori - breviario di patologia giudiziaria</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/la-fabbrica-degli-errori.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/la-fabbrica-degli-errori.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Troppo spesso l’errore giudiziario viene considerato un evento trascurabile, elemento endemico di una giustizia che non potrà mai essere perfetta; in realtà, non tutti gli errori sono uguali, e se alcuni sono frutto del caso, altri non sono che il prodotto naturale di un sistema che non funziona e che non viene sottoposto a controlli e revisioni: quello che Mauro Mellini, più volte deputato radicale, avvocato e già componente del Consiglio Superiore della Magistratura, definisce “La fabbrica degli errori” nel suo ultimo libro pubblicato dall’editore Koiné.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo “breviario di patologia giudiziaria”, come recita il sottotitolo, Mellini mette il luce la naturale predisposizione della giustizia italiana all’errore. Maxiprocessi, uso indiscriminato di pentiti come fonti di prove e norme volutamente ambigue sono solo alcuni elementi del quadro: ad amministrare il tutto ci sono infatti le persone, i magistrati sempre meno preparati, i P.M. mossi da ansie giustizialiste, la figura di giudici “lottatori” coinvolti di volta in volta in campagne tematiche antimafia, anticorruzione o antiterrorismo e, non ultimo, il “clima” sociale e politico che condiziona i processi. Il sistema versa in condizioni talmente gravi, con processi legati a condizionamenti esterni di natura politica, culturale e sociale, che, secondo Mellini, “anche per la giustizia è il tempo l’unica medicina che, talvolta, può essere efficace, consentendo il diradarsi delle nebbie che le passioni fanno levare avanti agli occhi di chi giudica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vero e proprio paradosso, acutamente rilevato dall’autore: la lunghezza eccessiva dei processi, uno dei grandi problemi della giustizia italiana, finisce per essere l’unica via di salvezza dall’errore definitivo. Su tutti, un dato appare inquietante: i fatti da cui prende il via l’attenta analisi dell’autore sono noti a tutti, fanno parte delle cronache quotidiane. Eppure, si avverte nel Paese l’assenza di una vera cultura garantista e, accanto al triste proliferare di errori giudiziari, è decisamente scarsa la letteratura in materia; in questo senso è nostro auspicio che l’opera di Mellini non rappresenti solo una testimonianza, ma il punto di partenza per una seria e ampia riflessione su un’emergenza tutta italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; neolib.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115574113713096396?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115574113713096396/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115574113713096396' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115574113713096396'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115574113713096396'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/la-fabbrica-degli-errori-breviario-di.html' title='La fabbrica degli errori - breviario di patologia giudiziaria'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115684380452331341</id><published>2006-08-28T11:21:00.000+02:00</published><updated>2006-08-29T11:34:40.650+02:00</updated><title type='text'>I motivi dell'invio del contingente in Libano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/dalema.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/dalema.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;strong style="font-weight: normal;" class="western"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;i&gt;di Lino Siciliano - "Un deputato italiano invita Aoun a Roma" &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;questo il titolo del giornale libanese "&lt;/span&gt;&lt;i&gt;L'Orient - Le Jour", &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;ma se il titolo è già eloquente, l'articolo spiega i motivi della passeggiata e delle parole di D'Alema.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="font-family: arial;font-family:arial;"  lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:100%;" &gt;&lt;i&gt;Il deputato italiano Ali Rachid, in visita in Libano, si è recato ieri a Rabieh dove si è intrattenuto con il generale Michel Aoun in presenza di Gebran Bassil, esponente della CPL. Al termine dell’incontro Rachid ha comunicato di aver rivolto un invito al generale da parte del Parlamento italiano.&lt;br /&gt;"Tengo, d’altra parte, a esprimere il nostro appoggio alle posizioni del generale Aoun; abbiamo esaminato con lui la possibilità di rafforzare i legami tra il suo gruppo parlamentare e i parlamentari italiani."&lt;br /&gt;Ali Rachid si è in seguito richiamato alla partecipazione dell’esercito italiano all’Unifil, chiarendo che i soldati italiani devono essere percepiti come truppe amiche: "Il presidente del consiglio italiano, del resto, lo ha dichiarato ufficialmente; le truppe italiane si dispiegheranno nel Libano meridionale soltanto con l’accordo di tutti i partiti libanesi, Hezbollah compreso".&lt;br /&gt;Il deputato italiano ha riconosciuto che la missione affidata alla nuova forza è ancora un po’ vaga. "La risoluzione 1701 si presta a diverse interpretazioni. Ma sono in corso concertazioni europee per giungere a un’interpretazione unitaria. Ad ogni modo, il governo italiano si pone a fianco del diritto degli arabi", ha aggiunto.&lt;br /&gt;Ali Rachid ha, in seguito, definito grave la situazione attuale. "Il piano era chiaro", dice. "Per Israele si trattava di sconfiggere in pochi giorni lo Hezbollah e di disarmarlo, per farne un partito come gli altri. Ma la resistenza dello Hezbollah ha cambiato gli esiti del gioco e il piano israeliano è fallito. Oggi, tutti sono ancora sotto choc. Ma l’Italia può svolgere un ruolo positivo e sta a fianco del popolo libanese; Vuole contribuire alla ricostruzione e all’arresto delle aggressioni israeliane. Se tale posizione è considerata neutrale, allora siamo neutrali…"&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-style: normal; font-family: arial;font-family:arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:100%;" &gt;Credo che altre parole siano superflue, questo il motivo per cui i pacifisti e la sinistra radicale sono favorevoli all'invio di un contingente di "pace".&lt;br /&gt;D'Alema, che ha il suo elettorato a sinistra, cerca di prendere consensi anche in quell'area radicale che fino ad oggi è stata appannaggio dei vari Bertinotti e Diliberto, insomma una mossa elettorale sulla pelle dei nostri soldati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115684380452331341?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115684380452331341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115684380452331341' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115684380452331341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115684380452331341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/i-motivi-dellinvio-del-contingente-in.html' title='I motivi dell&apos;invio del contingente in Libano'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115648865976384144</id><published>2006-08-25T08:49:00.000+02:00</published><updated>2006-08-29T11:36:00.103+02:00</updated><title type='text'>Un capitolo di storia dimenticato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/campi_concentramento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/campi_concentramento.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Lino Siciliano - Alla fine di aprile del 1945 gli americani allestirono, nei pressi di Pisa, alcuni campi di prigionia, destinati ad ospitare migliaia di prigionieri di guerra tedeschi, russi, slavi e italiani della RSI. L'esistenza di Coltano fu taciuta all'opinione pubblica fino a metà settembre 1945, dopo che gli americani il 30 agosto trasferirono alle autorità italiane la giurisdizione di quel campo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:100%;" &gt;Ma pare che le nostre intellighenzie non vogliano parlare dei campi di concentramento, dove sono finiti i nostri compatrioti, i famigerati campi PWE (prisoners of war estate), la gravità dei fatti è dovuta anche al fatto di essere compiute a guerra finita, solo per umiliare ed uccidere il nemico.&lt;br /&gt;In Italia nella sola toscana esistevano i campi PWE 334, 336, 337, 338, 339, in particolare il campo di Coltano (337) si distinse per particolare durezza dove i detenuti erano scalzi, spesso nudi e malati, furono in pochi a sopravvivere, secondo le autorità in 6 mesi morirono nel solo campo 337 oltre 32.000 persone, la maggior parte per fame (i pochi reduci raccontano le giornate al pascolo quando per pranzo veniva servita l'erba dei campi di Coltano all'interno del recinto).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:100%;" &gt;A Coltano passò anche il poeta anticonformista americano Ezra Pound, incarcerato per crimini di guerra senza mai aver imbracciato il fucile, fu tenuto in condizioni particolari: in un recinto di filo spinato soggetto alle intemperie e con un particolare sistema di lamiere che lo "bruciavano" riflettendo i raggi solari. Fu evidentemente un colpo troppo duro per la geniale mente del 60enne Pound che iniziò ad accusare claustrofobia, attacchi di panico e crisi isteriche, problemi che portarono le autorità americane a rinchiudere Pound per 12 anni in manicomio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;I morti nei campi PWE in pochi mesi sono diverse decine di migliaia, le autorità italiane li chiudono nei primi giorni di novembre registrando i dati, dati che non verranno mai pubblicizzati se non su qualche libro di stampa alternativa, tra questi si può trovare il testo "&lt;i&gt;Coltano 1945, un campo di concentramento dimenticato&lt;/i&gt;" di Pietro Ciabattini (Mursia, 1995).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="margin-bottom: 0cm;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;A queste opere di "pace e democrazia" vanno aggiunte le stragi partigiane (vedi Schio o Strà), il dramma delle foibe e le violenze a fascisti o presunti tali nel corso dei primi mesi seguenti alla guerra (circa 90.000 morti), dimostrazione di come l'odio e la violenza non hanno colore politico e come la storia dei vinti venga volutamente dimenticata.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115648865976384144?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115648865976384144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115648865976384144' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115648865976384144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115648865976384144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/un-capitolo-di-storia-dimenticato_25.html' title='Un capitolo di storia dimenticato'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115685339240703036</id><published>2006-08-24T14:06:00.000+02:00</published><updated>2006-08-29T14:09:52.750+02:00</updated><title type='text'>Una verità scomoda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/napolitano.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/napolitano.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;" &gt;di Lino Siciliano - Correva l'anno 1956, era il 23 Ottobre, il luogo è l'Ungheria. Inizia la rivolta contro l'Urss, ma l'armata rossa dopo pochi giorni invade il Paese e viene sedata nel sangue, morirono 25.000 ungheresi, 7.000 soldati sovietici e 250.000 magiari dovettero fuggire in occidente. La "rivolta d'Ungheria" era finita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Rimarrà nell'area d'influenza sovietica fino al 1989, anno della caduta della cortina di ferro, dopo che vi fu annessa alla fine della seconda guerra mondiale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Ma deve far riflettere la presa di posizione di alcuni esponenti comunisti di allora.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="it-IT"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Palmiro Togliatti disse: &lt;i&gt;" mia opinione che una protesta contro l'Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, nel nome della solidarietà che deve unire nella difesa della civiltà tutti i popoli"&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Giorgio Napolitano attuale Presidente della Repubblica (nel 1956 nel Comitato Centrale del PCI) condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi, su &lt;i&gt;L'Unità&lt;/i&gt; si arrivò persino a definire gli operai insorti &lt;i&gt;"teppisti"&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;"spregevoli provocatori"&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span lang="it-IT"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Nell'anniversario di quell'evento l'Ungheria ha invitato i vari capi di Stato tra cui proprio Napolitano in rappresentanza dell'Italia, ma i reduci del '56 hanno fortemente osteggiato la presenza del nostro Presidente. E' come  se per commemorare la shoah Israele invitasse un ex capo nazista, l' "ex" è riferito al "&lt;i&gt;capo"&lt;/i&gt; e non al "&lt;i&gt;nazista"&lt;/i&gt; perché Napolitano non ha mai rinnegato o condannato il suo passato comunista.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Nel 2000 in Austria si formò una coalizione tra il partito popolare OVP e il partito di destra FPO considerato estremista e xenofobo, immediatamente in Europa ci fu addirittura un periodo di "valutazione" e le cancellerie facevano a gara a tenere l'Austria lontana, ma non in base a qualche legge che aveva emanato ma per la sua connotazione politica, un processo alle intenzioni. La stessa Europa che oggi si sbraccia per aiutare il libano al cui governo ci sono gli Hezbollah o che invita al dialogo l'Iran che vuole eliminare Israele dalla cartina geografica non meno di Hitler.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Oggi l'Italia, quantomeno nei confronti dei Paesi dell'Est, si trova nelle stesse scomode condizioni con un Presidente "non  presentabile". Perché bisogna sapere che nei paesi dell'ex cortina di ferro quello che per noi è il fascismo per loro è il comunismo, tanto che quando a Bruxelles si propose di abolire il simbolo della croce uncinata nazista, loro proposero di abolire il simbolo di falce e martello, naturalmente non se ne fece nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;In questo scenario kafkiano a rappresentare l'Italia in Ungheria probabilmente sarà un sostituto o se sarà il nostro Presidente sarà fischiato e come rappresentante della nazione di riflesso saremo fischiati tutti noi italiani dando una idea distorta del Bel Paese. Già questo sarebbe sufficiente per chiederne le dimissioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Lo stesso Napolitano definì &lt;i&gt;"revisionismi fuori tempo massimo"&lt;/i&gt; quando si parlava delle Foibe ed ebbe il coraggio di dire &lt;i&gt;"gli italiani dall'Istria se ne sono andati di propria spontanea volontà"&lt;/i&gt; in una lettera aperta mandata a Liberazione e al Manifesto nel 2004.&lt;br /&gt;Quindi, 10.000 persone vengono sterminate e altre 350.000 lasciano case e averi di "spontanea volontà" e giunti in Italia vengono accolti con ostilità dai "compagni" rei di aver lasciato la meravigliosa terra di Tito, viene definito &lt;i&gt;"revisionismi fuori tempo massimo".&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#000000;"&gt;Ma di tutto questo quanti giornali ne hanno scritto o in quali televisioni ne hanno parlato? In pochi, e non certo perché sia una cosa secondaria, non meno della passeggiata di D'Alema in Libano.&lt;br /&gt;Dire che Napolitano non rappresenta né l'Italia né l'unità del Paese è un mero eufemismo. Dovrebbe essere da contrappeso alle decisioni del governo e invece funge da stampella.&lt;br /&gt;Chiederne le dimissioni è e dovrà essere un dovere morale non solo per noi italiani ma anche per quello che ha rappresentato e difeso negli anni della militanza e di cui non accetta un giusto revisionismo storico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115685339240703036?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115685339240703036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115685339240703036' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115685339240703036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115685339240703036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/una-verit-scomoda.html' title='Una verità scomoda'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115572465445638331</id><published>2006-08-21T12:34:00.000+02:00</published><updated>2006-08-21T10:03:46.656+02:00</updated><title type='text'>Margaret Thatcher: perché ne parliamo ancora</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/thatcher.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/thatcher.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;di Cristina Missiroli -&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Se gli anni Sessanta furono gli anni dei Beatles, gli anni Ottanta sono    stati per la Gran Bretagna gli anni di Margaret Thatcher. La Signora di    Ferro ha lasciato un’impronta indelebile, come i ragazzi di Liverpool.    Nulla è più stato uguale. Senza di lei Tony Blair e il suo New Labour    non sarebbero mai esistiti. E se Silvio Berlusconi avesse davvero fatto    come lei, oggi, forse, non avremmo Romano Prodi e il suo governo    vetero-sinistro a Palazzo Chigi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:85%;"  &gt;   La rivoluzione thatcheriana ebbe successo non solo perché fu combattuta    al momento giusto. Ma anche perché la Signora ci credette dall’inizio e    fino in fondo. Quindici anni più tardi, Alistair McAlpine, suo    consigliere, scrisse un libello dal titolo The Servant, oggi    introvabile, tradotto da Mondadori col titolo Il nuovo Machiavelli. Quel    volumetto spiega bene il rapporto che, nella mente di chi lavorò al    fianco della Thatcher, esiste e deve esistere tra il Principe e l’Idea.    «L’Idea è il pensiero filosofico che sta alla base di tutte le azioni    del Principe. Da quest’ultima il Principe trae la propria forza. Il    Principe ha bisogno dell’Idea allo scopo di prendere via via le    decisioni necessarie per l’acquisizione durevole del dominio sul    territorio. Sottraete al Principe l’Idea, e di lui non resterà più    nulla».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; È il rapporto privilegiato e fortissimo con l’Idea ciò che caratterizza    l’intera avventura governativa della Thatcher. È per questo che, prima    tra i politici di professione, è stata scelta per il Feuilleton di    Ideazione. Diceva: «In politica, se vuoi un bel discorso chiedilo ad un    uomo; se vuoi i fatti chiedili ad una donna». Ma diceva anche: «Perché    scalare le vette della filosofia? Perché ne vale la pena». Senza teoria,    la prassi politica diventa galleggiamento. Diventa qualcosa    d’incomprensibile e non finalizzato. Un po’ come accadeva in Italia.    Scrive la Thatcher a proposito di Giulio Andreotti nella sua    autobiografia: «Questo membro apparentemente indispensabile di tutti i    governi italiani rappresentava una linea politica che non potevo    condividere. Sembrava avesse una reale avversione per i principi, anzi    la profonda convinzione che un uomo di principi fosse condannato ad    essere ridicolo». Il legame strettissimo tra teoria e prassi, il    contatto costante con i think tank che elaborarono la base teorica della    sua azione, rende perciò la Thatcher un politico-filosofo. Come Ronald    Reagan, ad esempio. E molti altri a cui la nostra rivista dedicherà, in    un futuro prossimo, queste stesse pagine, destinate fino ad oggi    prevalentemente a maestri del pensiero.&lt;br /&gt; &lt;span style="color: rgb(183, 177, 117);"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;   Un ciclone sul paese e sul sistema dei partiti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; Forse un po’ ce lo siamo dimenticati, ma nel 1979 la signora Thatcher è    piombata sulla Gran Bretagna come un terremoto. E con pari delicatezza    ha squassato la nazione, annunciando quel che nessuno aveva mai osato    prima. Che l’Inghilterra aveva vinto la guerra ma era come se l’avesse    perduta. Che dal 1945, proprio quando i guai sembravano finiti, aveva    smesso di essere una grande potenza. Che aveva perso l’impero. Che    doveva scegliere di diventare qualcos’altro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:85%;"  &gt;   Con tutta la ruvidezza per la quale poi è diventata proverbiale, la Lady    di Ferro ha costretto il paese a guardare in faccia la realtà. Come    spesso accade, l’inizio del rinascimento coincise con il punto più basso    toccato dalla nazione. Era l’inverno tra il 1978 e il 1979. A causa    degli scioperi, i morti rimanevano insepolti e l’elettricità era    razionata. Gli inglesi, con il morale sotto le scarpe, erano pronti alla    svolta. Margaret Thatcher fiutò il vento che cambiava e rivelò la sua    ricetta: iniziativa economica individuale, rispetto delle leggi,    orgoglio nazionale, disciplina individuale, ordine. Erano i valori della    classe media da cui proveniva. Presto sarebbero stati i valori    nazionali. Quei valori la portarono, prima donna nella storia    britannica, al numero 10 di Downing Street. Là sarebbe rimasta fino al    1990.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quando la Thatcher raccolse il governo inglese, il paese era allo    stremo, la stampa definiva la Gran Bretagna il “grande malato d’Europa”.    Con la forza dell’Idea, la Signora inventò la sua rivoluzione. Durante    la recessione del 1980-1982, si rifiutò di seguire la teoria economica    keynesiana, allora dominante, che imponeva di stimolare la domanda.    Invece prese di petto la spesa pubblica, l’inflazione, i sindacati.    L’accusarono di aver inferto all’Inghilterra un bagno di sangue. Contro    tutto e tutti ingaggiò uno storico braccio di ferro con i sindacati    durante lo sciopero dei minatori. Alla fine vinse, tirandosi dietro    l’odio (che perdura tuttora) della sinistra mondiale. E mentre gli    intellettuali e i laburisti sbraitavano, la Thatcher cominciò a scuotere    le coscienze degli inglesi. Invece di farsi intimorire dalla campagna    stampa e dall’ostracismo dell’intellighenzia, spiegò che «aver pensato    di curare l’Inghilterra col socialismo era come aver tentato di curare    la leucemia con le sanguisughe». Che per ridistribuire ricchezza occorre    prima produrla. Che questo non era compito dello Stato ma degli    individui. Perciò lo Stato si sarebbe fatto da parte e avrebbe lasciato    ai cittadini spazio, responsabilità, decisioni. Perciò lo Stato avrebbe    venduto aziende e privatizzato i servizi non essenziali, privilegiando    l’azionariato diffuso e incoraggiando il risparmio della classe media.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La Thatcher abolì il controllo sui movimenti di capitale, ridusse le    imposte sulle società, tenne costante il valore della sterlina,    utilizzando anche impietosamente l’arma dei tassi d’interesse. Fino a    che la deregulation non attirò decine di istituzioni finanziarie    straniere a Londra e molte sterline nelle tasche di giovani    intermediatori inglesi e l’Europa, con il suo mercato unico, divenne un    enorme supermercato per i servizi finanziari britannici. Per la gioia    dei grandi investitori della City. Ma non solo. In quegli stessi anni,    gli operai impararono che voler comprare una casa non è un’infamia, ma    piuttosto una scelta di dignità e buon senso. E gli inglesi impararono    che aver battuto i nazisti per poi farsi sconfiggere dai sindacati non    solo era folle, era ridicolo.&lt;br /&gt; Travolti da un ciclone del genere, gli avversari della Signora non si    sono mai del tutto ripresi. I laburisti per primi. Appena cominciarono a    capire vagamente ciò che stava accadendo, si resero conto con orrore che    la Thatcher non si sarebbe accontentata di inseguirli di sconfitta in    sconfitta. Intendeva convertirli. Guardare Blair per credere. Anche gli    amici, però, non si sono più ripresi. Quando i conservatori capirono a    chi avevano affidato le redini del partito era ormai troppo tardi per    tornare indietro. A nulla serviva rimpiangere Disraeli e il suo    conservatorismo caritatevole: il partito Tory, come lo avevano    conosciuto fino ad allora, era sparito per sempre. Sotto la guida della    figlia del droghiere di Grantham, il partito conservatore trascese i    limiti della upper class che l’aveva prodotto: cercò voti ovunque, anche    nelle classi borghesi o lavoratrici. E, quel che apparve più    sorprendente, li trovò. Per i Tory era una folgorazione, per i laburisti    uno shock. Perché alla fine degli anni Settanta tutti i partiti inglesi    si professavano, in pubblico, interclassisti. Ma non era vero. Non    ancora. La working class votava per il Labour, gli intellettuali    brontoloni si dividevano tra liberali e social-democratici. E le élite    tradizionali votavano conservatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La rivoluzione thatcheriana spazzò via certezze e steccati. I    conservatori cambiarono linguaggio, stile, regole. Con orrore di qualche    Lord, apparvero candidati che assomigliavano a venditori di macchine    usate. Che parlavano come venditori di macchine usate. Che si    rivolgevano a cittadini che compravano macchine usate. Ad ascoltarli,    nei comizi di periferia, arrivarono altri inglesi, alla guida di    macchine usate. Quegli stessi inglesi, dopo la cura Thatcher, sarebbero    diventati proprietari di casa, riscattando la propria abitazione grazie    ad una legge del governo conservatore. Certo, i vecchi Tory storcevano    il naso, dicevano di detestare quell’insopportabile signora, con la sua    aria da signorina Rottermeier. Per lei, i suoi stessi compagni di    partito, coniarono una serie infinita di appellativi e nomignoli, da    usare nelle conversazioni maschili al club, tra un sigaro e un whisky.    Finirono addirittura a chiamarla per sigle, necessarie – dicevano – per    semplificare il discorso, data la frequenza con cui le imprecazioni    ricorrevano nei dibattiti. La chiamavano “Tina”, che sta per There is no    alternative, non c’è alternativa. Oppure “Tbw”, That bloody woman,    quella maledetta donna. Però, in fondo al cuore, l’amavano    profondamente. Come i nobili d’un tempo amavano il proprio fattore:    poteva non essere simpatico, ma era indispensabile per amministrare con    frutto le tenute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Venerata, ammirata, temuta, Margaret Thatcher non è mai stata, però, del    tutto accettata dall’opinione pubblica britannica. Colpa dell’immagine    di donna rigida e perfetta, senza cedimenti umani o pigrizie inglesi.    Rigorosa anche nei casi in cui la sua politica finì per essere meno    drastica nei fatti che nelle parole. Come nella riduzione della spesa    pubblica. Lo sapeva. E si consolava dicendo: «Coloro che sono fatti per    piacere sono portati naturalmente al compromesso. E non raggiungeranno    gli scopi che si prefiggono». E ancora: «Essere un primo ministro è un    lavoro solitario. Non si può governare stando in mezzo alla folla».&lt;br /&gt; Quando nel 1990 fu costretta a lasciare il governo e la guida del    partito, fu soprattutto perché ormai gli inglesi avevano ritrovato la    dignità, la voglia di primeggiare, di lottare. Ma dopo tutto quello    sforzo, avevano probabilmente voglia di rilassarsi, di cedere alla    pigrizia inglese e di affidarsi di nuovo alle cure dello Stato. Almeno    un po’.&lt;br /&gt; &lt;span style="color: rgb(183, 177, 117);"&gt; &lt;span style="color: rgb(0, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;   Reagan e Thatcher: la strana coppia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;Il 1979, quando la Thatcher arrivò al governo, non era un anno buio solo    per la Gran Bretagna. Era il tempo della seconda crisi petrolifera,    della rivoluzione iraniana, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan.    La guerra fredda era al culmine, i sovietici piazzavano i loro missili    contro le democrazie libere. Con tanti guai in patria, la Thatcher    avrebbe dovuto prepararsi a gestire anche delicate crisi internazionali.    Le avrebbe quasi sempre gestite in prima persona. Guardando con sospetto    i ministri degli Esteri, fedele al radicato pregiudizio inglese che    deriva da questo bislacco ragionamento: se il ministro dell’Agricoltura    fa gli interessi degli agricoltori, il ministro degli Affari Esteri che    fa, se non gli interessi degli Stati stranieri? Nella Thatcher questo    sospetto sopravvisse, all’ennesima potenza. Tutti i collaboratori che si    occupavano di politica estera furono accusati a turno, almeno una volta,    di essere troppo morbidi, troppo trattativisti, poco meno che traditori.         &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:85%;"  &gt;   I sospetti maggiori, come è noto, la Lady di Ferro li concentrava sul    processo di unificazione europea così come si andava sviluppando in    quegli anni. Non le piacevano neppure gli uomini che la stavano    costruendo. Non le piacevano gli italiani, troppo infidi. Non le    piacevano i tedeschi, troppo pericolosi. Non le piaceva neppure Giscard    d’Estaing che pure era di destra, troppo burocratico e freddo. Eppure la    sua analisi, fredda e lucida, andrebbe riletta oggi. Soprattutto    dovrebbero rileggerla gli euroentusiasti, per riconoscerle, almeno col    senno di poi, una qualche ragione. Eppoi, altro che Europa. La Thatcher    aveva da occuparsi dell’Impero. L’Impero che era perduto, ma che sotto    la sua guida non fu abbandonato. Ancora oggi le ex colonie formano una    rete invidiabile. Non solo commerciale, ma anche politica. Non esiste    presidente o sovrano di uno qualsiasi degli staterelli del Commonwealth    che non abbia in ufficio la foto con la regina a Buckingham Palace. Il    nuovo ruolo internazionale è stato costruito, inventato, preservato. Non    subìto. Se ne accorsero a loro spese gli argentini, rigettati duramente    nelle acque delle Falkland che avevano osato occupare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma nel 1979, la Thatcher ancora non sapeva che avrebbe avuto presto un    partner fidato, che l’avrebbe accompagnata per otto degli undici anni    del suo mandato. Pochi mesi dopo il suo avvento al numero 10 di Downing    Street, infatti, gli americani mandarono alla Casa Bianca l’ex attore    Ronald Reagan. Molti anni dopo, la Thatcher scriverà: «Ricordo ancora    vividamente il sentimento che provai quando seppi dell’elezione del    presidente Reagan. Ci eravamo incontrati e avevamo discusso le nostre    idee politiche alcuni anni prima, quando era ancora governatore della    California. Seppi subito che insieme avremmo potuto affrontare il    compito che avevamo di fronte: rimettere in piedi i nostri paesi,    restituire orgoglio e valori, fare del nostro meglio per creare un mondo    migliore e più sicuro». Così sarebbe stato. E non è un caso se il    momento più toccante della cerimonia funebre di Reagan rimarrà per    sempre il saluto della sua amica Maggie di fronte alla bara. Ancora oggi    i nomi della Signora e dell’Attore sono sempre accomunati. Come maestri    della rivoluzione liberale, da chi ancora li ammira e li studia. Come    affamatori del popolo in nome del capitalismo e del liberismo, da chi    ancora sogna Fidel Castro e Che Guevara. Eppure la loro fu una relazione    complicata e tempestosa. Li accomunava la convinzione comune della    superiorità morale (sì, proprio morale) delle società fondate sulla    libera impresa e l’imperativo che ne seguiva: combattere a livello    internazionale la minaccia del comunismo sovietico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; C’era anche di più: i due, quando s’incontravano si divertivano insieme,    erano diventati amici e godevano della compagnia reciproca. Reagan    ammirava la Thatcher per il suo equilibrio e la sua intelligenza    d’acciaio. La Lady di Ferro era affascinata dall’umorismo del presidente    americano e dalle maniere gentili. Eppure non potevano essere più    diversi: per carattere e modo di lavorare. Lei grande accentratrice, lui    abilissimo nel delegare. Lei sempre al chiodo senza perdere una battuta,    dormendo al massimo quattro ore per notte e soffrendo come un cane    quando le vacanze di qualche collaboratore inceppavano la sua    efficientissima organizzazione giornaliera. Lui caparbiamente fedele    alla sua illustre battuta: «È vero che il lavoro duro non ha mai ucciso    nessuno. Ma perché correre il rischio?». Lei tutta immersa in una    visione dura, oscura e negativa della natura umana. Lui inguaribile    ottimista, con l’allergia dichiarata per il pessimismo che guastava gli    animi e l’economia. Con un approccio tanto diverso, nessuno stupore che,    più di una volta, tra i due si sia giunti a momenti di enorme tensione.    Lo scontro più violento ci fu all’epoca della guerra nelle Falkland. Il    dittatore argentino non aveva capito chi aveva di fronte e,    impadronendosi delle isole sotto il dominio britannico, scatenò le ire    della Thatcher e la guerra che ne seguì. L’Inghilterra fece da sé e    vinse. Ma la Lady di Ferro si aspettava dall’alleato un aiuto, invece la    Casa Bianca si offrì al massimo di negoziare. Lei uscì dai gangheri, lo    prese come un tradimento e glielo fece sapere. Eppure nemmeno in    quell’occasione la Signora riuscì a tenergli il broncio troppo a lungo.         &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Verdana;font-size:85%;"  &gt;   Un affare molto più serio fu, invece, quello del 1986. Quanto toccò alla    Thatcher riportare Reagan con i piedi per terra. Nell’incontro di    Reykjavik il presidente americano sembrava sul punto di accettare la    proposta di Mikhail Gorbaciov di far piazza pulita di tutte le armi    nucleari. La Lady di Ferro pensò che il suo amico fosse uscito di senno.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Certo, era stata lei a convincerlo che Mr. Gorbaciov era un uomo con cui    si potevano fare affari. Per il leader russo, la Signora avrebbe sempre    mantenuto una certa passione. Ma l’accordo che si preparava a Reykjavik    non solo era assurdo: era pericoloso. Le armi nucleari ormai esistevano    e non si poteva far finta di non averle inventate. E, soprattutto,    quelle armi americane avevano mantenuto la pace in Europa, evitando che    l’urss facesse valere la propria supremazia. Per la Thatcher c’era il    grave pericolo che Reagan cadesse nella trappola sovietica. Bastò un    incontro a Camp David per riportarlo sulla retta via del dialogo senza    cedimenti. Grazie a questa strategia, scriverà la Thatcher dopo la    caduta del muro di Berlino, «Mr. Reagan ha vinto la guerra fredda senza    sparare un colpo». Malgrado questi battibecchi, i due, insieme,    segnarono quegli anni e gli anni a venire. Ed è facile capire il perché    di tanta sintonia di fondo. Reagan e Thatcher erano entrambi outsiders    della vita politica del loro tempo: due inguaribili ottimisti,    inizialmente sbeffeggiati e trattati con sufficienza dall’establishment    dei loro stessi partiti, ancora affogati nel vecchio conservatorismo    pessimista e nostalgico dei tempi andati. Trovarono conforto l’uno    nell’altra, s’incoraggiarono nei momenti più difficili, avvalorarono a    vicenda le loro tesi e azioni politiche, in patria e all’estero. La loro    rivoluzione parallela sarebbe stata più difficile se condotta in    solitario.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;da Ideazione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115572465445638331?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115572465445638331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115572465445638331' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115572465445638331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115572465445638331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/margaret-thatcher-perch-ne-parliamo.html' title='Margaret Thatcher: perché ne parliamo ancora'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115564829941901122</id><published>2006-08-19T15:23:00.000+02:00</published><updated>2006-08-19T08:49:36.123+02:00</updated><title type='text'>Ritenere Damasco responsabile</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/siria.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/siria.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span class="subtitle"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Daniel Pipes - &lt;/span&gt;"Ci sarà una forza internazionale [in Libano] poiché tutti gli attori chiave lo vogliono", ha di recente asserito un funzionario americano. Egli sembra avere ragione, dal momento che perfino il governo israeliano ha aderito al piano, annunciando che "sarebbe d'accordo nel prendere in considerazione lo stazionamento di una forza d'interposizione composta da militari provenienti da Stati membri dell'Unione europea".&lt;/span&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gli attori chiave potrebbero "volerla", ma una simile forza di certo fallirà, proprio come successe una volta in precedenza, nel 1982-84.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ciò avvenne quando truppe americane, francesi e italiane furono dispiegate in Libano per costituire un zona cuscinetto per difendere Israele dall'anarchia e dal terrorismo libanesi. La "Forza Multinazionale" fallì nell'intento in seguito all'attacco perpetrato da Hezbollah contro i militari dell'MNF, contro ambasciate ed altri impianti, causando l'ignominiosa fuga dell'MNF dal Libano. Succederà ancora la stessa cosa. All'epoca, gli americani ed altri non consideravano Hezbollah un loro nemico e così ancor oggi, malgrado la guerra al terrorismo. Un recente sondaggio Gallup rileva che il 65 per cento degli americani reputa che il governo statunitense non dovrebbe prendere posizione nei combattimenti in corso tra Israele e Hezbollah.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Tra le altre idee, egualmente pessime, per porre fine all'anarchia in Libano meridionale, anche le seguenti:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i&gt;Dispiegare le Forze armate libanesi (FAL)&lt;/i&gt;, l'esercito ufficiale dello Stato libanese. Hezbollah è presente in seno al governo libanese e vieterebbe alle Forze armate libanesi di avere il controllo della parte meridionale. Inoltre, gli sciiti bendisposti verso Hezbollah costituiscono metà delle Forze armate libanesi. E per finire, le Forze armate libanesi sono veramente dei dilettanti rispetto a Hezbollah. &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i&gt;Dispiegare forze armate siriane&lt;/i&gt;. Sia i libanesi che gli israeliani rifiutano un'occupazione siriana del Libano meridionale.  &lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i&gt;Dispiegare forze armate israeliane&lt;/i&gt;. Dopo aver occupato zone a maggioranza araba nel 1967 e nel 1982, gli israeliani hanno deciso di non ripetere l'esperienza.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Piuttosto che andare incontro al prevedibile fallimento, occorre sperimentare qualcosa di completamente diverso. Cosa suggerisco? Spostare l'attenzione dal Libano alla Siria e far rilevare a Damasco che è responsabile della violenza Hezbollah. (Incidentalmente, si dà il caso che ciò sia conforme alla Risoluzione 1680 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 17 maggio 2006, che invita la Siria a prendere delle "misure contrarie alla circolazione di armi in territorio libanese".)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ecco il motivo: i leader israeliani non riescono da tempo a prevenire gli attacchi provenienti dal Libano. Essi hanno stroncato il terrorismo transfrontaliero con altri vicini, rendendo troppo oneroso per i loro governi centrali permettere il proseguo di simili attacchi. Ma quando lo chiesero al governo libanese non ebbero soddisfazione alcuna. In Libano – contrariamente all'Egitto, alla Giordania e alla Siria – non esiste un forte governo centrale che ha un monopolio di forza. Lo Stato del Libano è costantemente debole poiché la sua popolazione giura fedeltà all'una o all'altra delle diciotto comunità etnico-religiose presenti nel paese. Ne consegue che i miliziani, i guerriglieri e i terroristi esercitano una forza maggiore rispetto a quella esercitata dal governo centrale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nel corso degli ultimi quarant'anni, i governi israeliani hanno reagito ricorrendo a una vasta gamma di strategie. Nel 1968, i jet militari israeliani bombardarono l'aeroporto di Beirut, senza alcun risultato. Nell'Operazione Litani del 1978, le forze armate israeliane entrarono per la prima volta in Libano su vasta scala, senza alcun successo. Nel 1982, esse conquistarono gran parte del paese, che si dimostrò indifendibile. Fino al 2000, le forze armate israeliane mantennero una zona di sicurezza, che però finì in un improvviso ritiro unilaterale. Evacuare ogni centimetro di territorio libanese nel 2000 non riuscì a prevenire gli attacchi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A questo punto si dovrebbe dire immediatamente al governo di Bashar al-Assad di sospendere gli approvvigionamenti a Hezbollah e che i futuri atti di violenza sferrati dal Libano meridionale verranno accolti con ciò che il &lt;i&gt;Wall Street Journal&lt;/i&gt; definisce come una "offerta che la Siria non può rifiutare" – il che significa che vi sarà una rappresaglia militare. Come spiega David Bedein nelle pagine del &lt;i&gt;Philadelphia Evening Bulletin&lt;/i&gt; "per ogni obiettivo colpito su mandato della Siria, Israele sceglierà obiettivi siriani da attaccare". Tali obiettivi potrebbero includere infrastrutture terroristiche, militari e governative.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo approccio funzionerà poiché la levatura, la forza e le capacità di Hezbollah dipendono dall'appoggio siriano, tanto diretto quanto indiretto. Visto che il territorio siriano è l'unica strada attraverso cui gli aiuti iraniani raggiungono Hezbollah, focalizzare l'attenzione su Damasco presenta il grande beneficio di limitare l'influenza iraniana al Vicino Oriente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Questo piano ha i suoi svantaggi e le sue complicazioni – il recente trattato di mutua difesa tra Siria e Iran oppure offrire a Hezbollah l'opzione di trascinare la Siria in guerra – ma io credo che abbia una maggiore possibilità di successo rispetto a qualsiasi alternativa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ripensando a come un simile approccio funzionò nel 1998, quando il governo turco esercitò con successo delle pressioni su Damasco affinché non desse più ospitalità a un leader terrorista, lo stratega israeliano Efraim Inbar suggerisce, a ragione, che "è arrivato il momento di parlare turco ai siriani".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; danielpipes.org&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115564829941901122?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115564829941901122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115564829941901122' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115564829941901122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115564829941901122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/ritenere-damasco-responsabile.html' title='Ritenere Damasco responsabile'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115530830281456734</id><published>2006-08-18T16:54:00.000+02:00</published><updated>2006-08-17T20:53:25.466+02:00</updated><title type='text'>Cossiga: Italia orientata a un accordo con Al Qaeda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/cossigab.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/cossigab.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Nicholas D. Leone - C’è il rischio di kamikaze col passaporto italiano, avverte Piero Luigi Vigna, ex Procuratore nazionale antimafia, contestando - in un’intervista pubblicata dal &lt;i&gt;Giornale&lt;/i&gt; - le misure annunciate dal governo in materia di immigrazione. Non solo: Vigna ricorda che, se finora “ci è andata bene” con i terroristi islamici, che mai hanno colpito in Italia, “questo non autorizza all’ottimismo”. Anche perché “adesso abbiamo un problema in più”. Ovvero: “Il Sismi è in crisi”, dopo i colpi che gli sono stati inferti dalle intercettazioni e dagli arresti. Interpellato dal VELINO, il senatore a vita Francesco Cossiga indica sul filo del paradosso una strada che potrebbe metterci al riparo dalle situazioni di pericolo evidenziate da Vigna. Una strada che le autorità italiane sembrano avere già imboccato: “Credo che siamo orientati a trovare un accordo con Al Qaeda”. Di un simile patto si trovano antecedenti nella storia recente del nostro paese: il presidente emerito della Repubblica accenna agli accordi siglati da Aldo Moro - grazie al lavoro del colonnello del Sismi (e prima ancora del Sid) Stefano Giovannone - con i terroristi palestinesi. “A essi venne data carta bianca in Italia, a condizione che non toccassero il nostro paese”. E la linea del governo in carica pare proprio andare in quella direzione. Come a Cossiga appare chiaro anche alla luce della visita che il ministro degli Esteri Massimo D’Alema farà a Beirut. Il viaggio di D’Alema in Libano - ha rilevato il senatore a vita in una nota diffusa oggi - “vale solo come atto di solidarietà al governo filo-siriano e agli Hezbollah nel quadro della politica antisraeliana del nostro governo. E di questo non può non tenere conto Al Qaeda”.&lt;br /&gt;Quanto all’ipotesi di un vero e proprio accordo con l’organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden, per Cossiga “Romano Prodi, insieme a D’Alema, avrebbe l’autorevolezza per siglarlo”. D’altra parte, l’Italia è di fronte a un bivio: “O si combatte il terrorismo con i metodi anglo-americani (ma non credo che questo rientri nel programma elettorale dell’Unione), o si scende a patti con esso. Come insegna Sun Tzu, il famoso teorico della guerra, quando non si è in grado - per motivi politici o militari - di combattere il nemico, allora bisogna cercare un accordo. E siccome la situazione politica italiana non permette - a causa della magistratura e di una parte della maggioranza di governo - di combattere il terrorismo islamico estremista, non rimane - continua il senatore a vita con IL VELINO - che la via dell’accordo”. Cossiga abbozza lo schema da sottoporre ai terroristi: “Noi vi diamo l’impunità (la magistratura ha già cominciato a darvela), voi fate sul nostro territorio le basi di missili ed esplosivi e venite a rifugiarvi in Italia. Nessuno vi cercherà”. In cambio non subiremo attentati.&lt;br /&gt;Anche l’indebolimento del Sismi denunciato da Vigna “può essere un titolo che facciamo valere con Al Qaeda”, prosegue Cossiga. “È un ulteriore segnale che mandiamo ai terroristi, ai quali diciamo che non li vogliamo combattere e che non li consideriamo nemici. Tanto è vero che vanno in galera funzionari del servizio segreto militare - del quale non abbiamo bisogno, perché non vogliamo combattere”. A scanso di equivoci, l’Italia sta inviando alla rete di Al Qaeda - conclude il senatore a vita - un messaggio inequivocabile: “Vogliamo arrestare i funzionari della Cia, siamo pronti a contrastare chi vi combatte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Il Velino&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115530830281456734?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115530830281456734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115530830281456734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115530830281456734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115530830281456734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/cossiga-italia-orientata-un-accordo.html' title='Cossiga: Italia orientata a un accordo con Al Qaeda'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115572576646726695</id><published>2006-08-17T12:54:00.000+02:00</published><updated>2006-08-17T09:12:28.283+02:00</updated><title type='text'>L'Italia in prima fila, ma pesano le ambiguità della risoluzione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/Parlamento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/Parlamento.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Stefano Folli - "La vera guerra in Medio Oriente comincia ora": così scrive sul quotidiano inglese "Independent " un analista serio come Robert Fisk.&lt;/span&gt;&lt;div id="artbanner" style="float: right;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="2" cellspacing="2"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;script language="JavaScript"&gt;banner('www.ilsole24ore.it/05/sole4/attualita_esteri','HalfPage',  '', '');&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript1.1" src="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/www.ilsole24ore.it/05/sole4/attualita_esteri/1504513545@HalfPage"&gt;&lt;!-- --&gt;&lt;/script&gt;&lt;!-- --&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Lo scenario descritto è cupo e vede al centro la guerriglia antiisraeliana di Hezbollah che trova nuovo alimento nelle conseguenze del conflitto in corso. In qualche misura l'analisi di Fisk coincide con le suggestioni evocate ieri alla Knesset dal governo israeliano, che non esclude, anzi dà quasi per scontata presto o tardi la ripresa delle ostilità con le formazioni sciite.In questo quadro la decisione dell'Italia di inviare un contingente di soldati nel Libano meridionale è senz'altro "forte e coraggiosa", come ha dettoil presidente americano in una telefonata a Romano Prodi.Coraggiosa e molto tempestiva, perché l'Italia è stata fra i primi paesi ad accreditarsi quale fornitore di truppe. Addirittura il ministro degli Esteri D'Alema ha annunciato che i militari saranno pronti a schierarsi fra due settimane.Tanto zelo si spiega con ragioni politiche, cioè con l'esigenza del governo Prodi di ritagliarsi un profilo internazionale di qualche rilievo. Lo ha spiegato molto bene Franco Venturini sul "Corriere della Sera". In tal senso, la copertura dell'Onu garantisce una cornice senza le frizioni politiche che hanno segnato, per esempio, la nostra presenza in Afghanistan.Una cornice, in altre parole, che si annuncia «bipartisan», almeno secondo le prime impressioni.Come dire che la missione in Libano non incontra perora dissensi importanti a sinistra e promette di raccogliere l'adesione del centrodestra. Per Prodi si delinea un successo politico e di immagine.D'altra parte, il presidente del Consiglio ha fatto bene a chiedere, nella conversazione con Bush, "un mandato chiaro" da parte dell'Onu. Di questa chiarezza finora non c'è traccia. Con quali regole i militari andranno sul terreno? La loro sarà una missione totalmente "di pace", nella quale si accontenteranno di osservare i movimenti sul campo, ovvero si faranno carico diintervenire?In altri termini, quali sono i compiti? C'è la possibilità di dover intervenire con le armi percostringere Hezbollah a ritirarsi? Peace keeping o peace enforcing? È un punto cruciale sul quale permane una forte ambiguità. La stessa ambiguità di cui è intrisa la risoluzione 1701. Non è forse un caso che due paesi importanti come Germania e Turchia, pur favorevoli alla forza multinazionale, abbiano sospeso il loro «sì» definitivo in attesa di maggiori informazioni. Che dovrebbero arrivare, si suppone, da un documento delle Nazioni Unite, forse una nuova risoluzione. Comunque in tempi non brevissimi.Nel frattempo il premier parla di "missione di pace". Ma forse per esserne certi occorrerebbe conoscere il punto di vista del governo libanese, cioè del nostro principale interlocutore. In tutte le sue componenti. Sotto questo aspetto il viaggio a Beirut di D'alema è fondamentale per capire il corso delle cose. Sappiamo per il momento che il governo di Siniora è attraversato da divisioni non di poco conto. Ieri un ministro ha accennato in modo esplicito all'urgenza che Hezbollah "lasci il Sud". Ma un suo collega lo ha di fatto smentito sottolineando che le forze Onu "non vogliono venire in Libano a combattere nessuno". Il rischio è che rimanga un velo di nebbia sulle "regole di ingaggio", mentre i governi, compreso quello italiano,insistono a vedere solo la missione di pace. La realtà potrebbe essere brutale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Il sole 24 ore&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115572576646726695?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115572576646726695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115572576646726695' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115572576646726695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115572576646726695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/litalia-in-prima-fila-ma-pesano-le.html' title='L&apos;Italia in prima fila, ma pesano le ambiguità della risoluzione'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115550343347511891</id><published>2006-08-16T23:09:00.000+02:00</published><updated>2006-08-16T10:32:36.956+02:00</updated><title type='text'>La passività dei paesi arabi di fronte al travaglio del Libano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/liibanon.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/liibanon.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="grino11"  style="font-size:85%;"&gt;&lt;autore&gt;Giorgio S. Frankel - &lt;/autore&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nella guerra israeliana in Libano si può vedere il «doloroso parto di un nuovo Medio Oriente», ha detto il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, un paio di settimane fa, scioccando mezzo mondo arabo.&lt;/span&gt;&lt;div id="artbanner" style="float: right;"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="2" cellspacing="2"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;script language="JavaScript"&gt;banner('www.ilsole24ore.it/05/sole4/attualita_esteri','HalfPage',  '', '');&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript1.1" src="http://adv.ilsole24ore.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/www.ilsole24ore.it/05/sole4/attualita_esteri/1810120524@HalfPage"&gt;&lt;!-- --&gt;&lt;/script&gt;&lt;!-- --&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Una frase dura e insensibile, ma non un lapsus. L’idea era di lasciare che la guerra compisse il suo corso: «Qualsiasi cosa facciamo, dobbiamo andare avanti verso il nuovo Medio Oriente, e non invece tornare indietro al vecchio». Poi, la Rice ha preso posizioni più caute, favorevoli ad una soluzione diplomatica, e per questo, secondo alcuni, s’è trovata emarginata nell’Amministrazione e in contrasto col presidente George W. Bush jr., che vuole una linea dura e di pieno appoggio a Israele. Per il vice presidente Dick Cheney, leader dei “falchi” di Washington, la guerra Israele-Libano ci dice cos’è l’inizio del XXI secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea americana di creare con la guerra un “Nuovo Medio Oriente” non è nuova. Nel 2003, a Washington, i neocon dicevano che la guerra all’Irak aveva anche lo scopo di «ridisegnare» la carta geo-politica della regione. Oggi, la continua distruzione fisica e sociale dell’Irak, ormai forse irreversibile, e la catastrofe del Libano, sembrano mettere in dubbio il progetto americano di un Nuovo Medio Oriente. Ma le distruzione e le guerre civili non significano necessariamente che il disegno sia fallito. Potrebbero far parte delle varie opzioni strategiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Washington, uno dei neocon più bellicosi, Michael Ledeen, che ha molti fan in Italia, teorizza una strategia americana di «distruzione creativa». Edward Luttwak elogia le guerre civili (nei paesi arabi e islamici) sostenendo che portano alla pace. Reuel Marc Gerecht, dell’American Enterprise Institute, propone per il Medio Oriente una strategia «comunitaria», cioè volta a dividere gli stati arabi e islamici secondo le loro componenti etniche e religiose. Nel 1999, David Wurmser (oggi consigliere di Cheney) teorizzò come obiettivi strategici in Iraq: il suo smembramento in tre stati, l’emergere del potere sciita e la fine dell’identità politica araba. Sulla stessa linea, Robert Satloff ha suggerito di togliere dal lessico diplomatico americano i termini «mondo arabo» e «mondo islamico». Satloff, che dirige il celebre Washington Institute for Near Eastern Policy, un «think tank» filo-israeliano assai influente, ha definito la politica Usa nel Medio Oriente in termini di «instabilità costruttiva». L’anno scorso, egli disse, con notevole preveggenza, che questa politica sarebbe stata presto messa alla prova in Libano e in Siria. E oggi, molti propongono che Israele estenda quanto prima la guerra alla Siria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Washington, lo vorrebbero molti neocon, tra cui Irving Kristol, Meyrav Wurmser (del celebre Hudson Institute e moglie di David Wurmser) e il già citato Ledeen, oltre ai principali “falchi” dell’Amministrazione. A Gerusalemme, tra gli altri, lo storico Michael B. Oren, dello Shalem Center (autore di una storia della guerra arabo-israeliana del 1967, pubblicata anche in Italia), e il politologo Efraim Inbar, docente all’Università Bar-Ilan e direttore del Centro per gli studi strategici Begin-Sadat. Inbar ha scritto che per risolvere la crisi libanese bisogna «soggiogare la Siria». Ma la guerra in Libano, con tutte le sue distruzioni, sembra, per Israele, ben più difficile e lenta del previsto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una crisi come questa, con la minaccia di estendersi alla Siria e direttamente o indirettamente anche all’Iran, e comunque di destabilizzare buona parte della regione, sembra proprio configurarsi come una crisi di vasta portata, a livello mediorientale e a livello globale. Per ora, tuttavia, c’è da registrare che, nonostante gli interessi strategici in gioco, il sistema globale sembra rassegnato, almeno per ora, a non interferire nelle iniziative americane. Ancor più sorprendente può apparire la sostanziale passività dei paesi arabi di fronte al travaglio del Libano. Il fatto è che il Libano e la Siria (come pure l’Egitto), che fino all’inizio degli anni Settanta erano su una delle principali «linee calde» della strategia globale, oggi sono in posizione quasi periferica. La «linea calda» passa dalle parti dell’Iran, ma ha poco a che fare con le consuete vicende del Medio Oriente, e assai più coi nuovi sviluppi strategici ed energetici connessi all’Asia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Medio Oriente arabo, un tempo politicamente esplosivo, scosso da rivoluzioni e fermenti ideologici, appare ormai spento, privo di forze, minacciato dall’implosione del radicalismo religioso, e strategicamente emarginato. Chiari segni di questa situazione li si è avuti in occasione della guerra americana a Saddam Hussein, e soprattutto dopo l’invasione e la distruzione dell’Iraq, un evento traumatico per l’arabismo politico e vissuto quasi con apatia. Come sembra sia oggi il caso della guerra israeliana in Libano. Dunque, il Medio Oriente è oggi quasi una retrovia rispetto al vero fronte della conflittualità globale d’oggi (l’Iran, l’Asia centrale e la Cina), e che però va in qualche modo «normalizzato» e «stabilizzato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Il sole 24 ore&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115550343347511891?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115550343347511891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115550343347511891' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115550343347511891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115550343347511891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/la-passivit-dei-paesi-arabi-di-fronte.html' title='La passività dei paesi arabi di fronte al travaglio del Libano'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115530078763178517</id><published>2006-08-14T14:50:00.000+02:00</published><updated>2006-08-13T23:12:45.263+02:00</updated><title type='text'>Non c’è deterrente</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/bernar.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/bernar.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Bernard Lewis - Durante la Guerra fredda, entrambi gli schieramenti possedevano armi di distruzione di massa, ma nessuno dei due le ha usate, perché trattenuti da ciò che si definiva il Mad ("mutual assured destruction"), la sicurezza della reciproca distruzione.&lt;br /&gt;La stessa cosa ha senza dubbio impedito il loro utilizzo nel conflitto tra India e Pakistan.&lt;br /&gt;Oggi sembra incombere un nuovo scontro tra un Iran dotato di armi nucleari e i suoi grandi nemici, definiti dal defunto ayatollah Khomeini il "Grande Satana" e il "Piccolo Satana", ossia gli Stati Uniti e Israele. Contro gli Stati Uniti, un attacco nucleare potrebbe essere compiuto con un’azione terroristica, metodo che ha il vantaggio di mantenere nascosta l’identità del mandante. Contro Israele, l’obiettivo è sufficientemente piccolo e vicino da consentire il tentativo di una distruzione totale con un bombardamento diretto. Appare sempre più probabile che gli iraniani hanno o avranno molto presto a disposizione armi nucleari, grazie ai loro programmi di ricerca iniziati circa quindici anni fa, all’aiuto di alcuni vicini compiacenti e a quello dei dittatori della Corea del nord. Il linguaggio impiegato dal presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, sembra dimostrare la realtà e l’imminenza di questa minaccia. Il timore della reciproca distruzione riuscirà a trattenere l’Iran dall’usare le proprie armi nucleari contro gli Stati Uniti o contro Israele?&lt;br /&gt;C’è una differenza sostanziale tra la Repubblica islamica dell’Iran e altri paesi che possiedono armi nucleari: la concezione apocalittica che caratterizza la visione del mondo degli attuali governanti dell’Iran.&lt;br /&gt;Questa concezione, espressa in discorsi, articoli e persino manuali scolastici, influenza le posizioni e le politiche di Ahmadinejad e dei suoi seguaci. Già in passato è apparso chiaro come i terroristi che proclamano di agire in nome dell’islam non si facciano alcuno scrupolo a massacrare altri musulmani. Un esempio illuminante è offerto dall’attentato contro le ambasciate americane in Africa orientale nel 1998, nel quale sono morti pochi diplomatici americani ma un elevato numero di passanti innocenti, molti dei quali musulmani. Nei numerosi attentati terroristici compiuti negli ultimi 15 anni sono morti moltissimi musulmani.&lt;br /&gt;La frase "Allah riconoscerà i suoi" è generalmente usata per spiegare questo apparentemente crudele atteggiamento.&lt;br /&gt;Significa che, mentre gli infedeli (ossia i non musulmani) finiranno giustamente all’inferno, i musulmani saranno spediti direttamente in paradiso.&lt;br /&gt;La ricompensa senza la fatica del martirio secondo questa concezione, gli attentatori stanno in realtà facendo un favore alle loro vittime musulmane, facendo prendere loro una scorciatoia per il paradiso e le sue delizie: la ricompensa senza la fatica del martirio. I manuali scolastici iraniani insegnano ai giovani studenti a essere pronti per uno scontro finale globale contro un malvagio nemico, gli Stati Uniti, e di prepararsi ai privilegi del martirio.&lt;br /&gt;Un attacco diretto contro l’America, sebbene possibile, è meno probabile nell’immediato futuro. Israele è un obiettivo più vicino e più facile, e Ahmadinejad ha già dimostrato di vederla proprio in questo modo. Gli osservatori occidentali penserebbero immediatamente a due possibili forme di deterrenza.&lt;br /&gt;La prima è il fatto che un attacco che spazzasse via Israele distruggerebbe anche i palestinesi. La seconda è che un tale attacco scatenerebbe una devastante rappresaglia da parte di Israele, poiché si può ritenere certo che gli israeliani abbiano già preso tutte le misure necessarie per poter contrattaccare anche nel caso di un olocausto nucleare in Israele.&lt;br /&gt;La prima di queste due forme di deterrenza potrebbe avere effetto con i palestinesi, ma non con i loro fanatici sostenitori del governo iraniano. La seconda, ossia la minaccia di una rappresaglia diretta contro l’Iran, è neutralizzata dall’ideologia del suicidio e del martirio che domina oggi in alcune parti del mondo islamico: un fenomeno che non ha paralleli nelle altre religioni e nemmeno nel passato islamico.&lt;br /&gt;Oggi questa ideologia è diventata ancora più forte perché si è legata a una visione apocalittica.&lt;br /&gt;Nella religione islamica, come anche nel giudaismo e nel cristianesimo, ci sono alcune credenze che riguardano il conflitto cosmico che si aprirà alla fine dei tempi: Gog e Magog, l’anticristo, Armageddon (per i musulmani sciiti, il ritorno dell’imam nascosto); questo conflitto si concluderà con la vittoria delle forze del bene sulle forze del male. Ahmadinejad e i suoi seguaci sono convinti che il momento del conflitto finale sia arrivato, anzi che lo stesso conflitto sia già iniziato.&lt;br /&gt;Forse possiamo persino sapere la data, suggerita da numerosi riferimenti fatti dal presidente iraniano a proposito della risposta finale che darà il 22 agosto sullo sviluppo del programma nucleare iraniano. Quale significato ha la data del 22 agosto? Quest’anno, il 22 agosto corrisponde nel calendario islamico al ventisettesimo giorno del mese di Rajab dell’anno 1427. Questa, secondo la tradizione, è la notte in cui i musulmani commemorano il volo notturno del profeta Maometto sulle ali del cavallo Buraq, prima alla "moschea più lontana" (normalmente identificata con Gerusalemme) e poi al paradiso (cfr. Corano XVII, 1). Questa potrebbe essere considerata la data più appropriata per la fine apocalittica di Israele e se necessario del mondo intero. Non è affatto certo che il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, abbia in mente di scatenare un simile cataclisma proprio il 22 agosto. Ma sarebbe saggio tenere presente questa possibilità. Una frase dell’ayatollah Khomeini, citata sui manuali delle scuole superiori iraniane, è rivelatrice: "Annuncio a tutto il mondo che se i divoratori del mondo (cioè le potenze infedeli, nda) intendono ostacolare la nostra religione, noi ci schiereremo contro tutto il mondo e non ci fermeremo fino a quando non l’avremo distrutto. O diventiamo tutti liberi, oppure procederemo verso la più grande libertà che è offerta dal martirio. In entrambi i casi, la vittoria e il successo sono assicurati".&lt;br /&gt;In un simile contesto, il deterrente che ha funzionato così bene durante la guerra fredda, quello della distruzione reciproca, non servirebbe a niente. Alla fine dei tempi, ci sarà in ogni caso la distruzione generale. Ciò che contà sarà la destinazione: l’inferno per gli infedeli e il paradiso per i credenti. Per chi ha una simile visione del mondo, la sicurezza della reciproca distruzione non è un deterrente.&lt;br /&gt;Anzi, è uno stimolo. Come si può affrontare un tale nemico, con una simile concezione della vita e della morte? Alcune precauzioni immediate sono ovviamente possibili e necessarie. Nel lungo termine, sembrerebbe che la migliore e forse la unica speranza rimasta sia quella di fare leva su tutti i musulmani, iraniani, arabi e di altri paesi che non condividono questa visione apocalittica; che piuttosto si sentono minacciati, almeno e probabilmente, ancora più di noi stessi. Ce ne devono essere molti nelle terre dell’islam, anzi forse sono la maggioranza. Per loro è giunto il momento di salvare il proprio paese, la propria società e la propria religione da questa follia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Il Foglio, 9 Agosto 2006&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115530078763178517?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115530078763178517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115530078763178517' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115530078763178517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115530078763178517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/non-c-deterrente.html' title='Non c’è deterrente'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115716790024956306</id><published>2006-08-13T05:27:00.000+02:00</published><updated>2006-09-02T05:31:40.296+02:00</updated><title type='text'>Immigrazione, non può essere una scelta unilaterale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/extracomunitari.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/extracomunitari.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;di &lt;/i&gt;Lino Siciliano&lt;i&gt; - Mohammed Saleem è un pachistano di cinquantacinque anni, vive in Italia da più di dieci. Due mesi fa si è messo in fila alla Prefettura di Brescia con in mano la sua bella pratica compilata per chiedere la cittadinanza italiana. E proprio quando quella pratica -verosimilmente passata di ufficio in ufficio, di timbro in timbro e di firma in firma - stava per completare il suo iter, Mohammed Saleem ha sgozzato la figlia Hina, anni venti, fidanzata con Giuseppe, italiano, e quindi &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;integrata&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:Lucida Sans Unicode;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;a prescindere dagli uffici della Prefettura, dai timbri e dalle firme. Il padre integrando ha ucciso la figlia proprio perché integrata. Perché &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;non doveva vivere con quell’italiano&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;, perché &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;non volevo che diventasse come le altre di qui&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;, perché &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;le avevo chiesto di cambiare vita e lei non voleva&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style="font-family: arial;"&gt;, &lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;le parole di Tommaso Labate su ilRiformista ci fanno riflettere e ci fanno capire che per convivere bisogna volerlo in due, non si possono fare scelte unilaterali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman, serif;"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: normal; font-family: arial;"&gt;Anche l'immigrazione deve essere una scelta trasversale a tutti i partiti, Londra, Parigi, Madrid o Berlino hanno già capito che il multiculturalismo alla francese o il multietnicismo all'inglese non hanno prodotto l'integrazione agognata anche dopo varie generazioni, anzi i figli rimproverano i padri di essere stati indulgenti con il paese in cui vivono. Un sondaggio chiude ogni discorso di integrazione, per l'80% dei cittadini di origini di paesi in cui vige il corano, si sentono prima musulmani e poi inglesi e per il 51% si dovrebbe adottare la sharia come legge fondamentale con tanti saluti alla democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella civilissima Svizzera si è fatto un referendum per scegliere di accorciare gli anni per diventare cittadino elvetico. La scelta di facilitare l'immigrazione non può essere affidata ai partiti perché l'impatto è sulla popolazione di oggi e di domani: una tale scelta deve essere affidata ai cittadini, solo loro possono decidere su un qualcosa che potenzialmente potrebbe stravolgere la vita di ogni giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'errore è che si pensa che sotto ogni popolo, grattando, trovi un occidentale. Falso, e se ci fosse bisogno di controprove, il rispetto per le donne è tanto maggiore tanto più una società è evoluta: la ragazza pakistana uccisa dalla famiglia per aver trasgredito la tradizione ha suscitato orrore negli italiani, mentre la comunità pakistana a caldo ha accettato le decisioni del padre come giuste salvo poi ritrattare per un più politicamente corretto "condanniamo". La religione musulmana non ammette che si possano sposare non islamici, quale integrazione può esserci? Quante Hina devono morire per farci riflettere su una coesistenza quantomeno problematica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia ogni anno arrivano 300.000 immigrati, siamo il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti, quindi più di qualsiasi altro Paese europeo. Un referendum è l'unica via possibile e immaginabile, siano gli italiani ad avere l'onere e l'onore di decidere del proprio futuro non come singoli ma come nazione, non può decidere una minoranza estremista e radicale, in questo l'opposizione ha una grave colpa per non schierarsi apertamente e massicciamente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115716790024956306?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115716790024956306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115716790024956306' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115716790024956306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115716790024956306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/immigrazione-non-pu-essere-una-scelta_13.html' title='Immigrazione, non può essere una scelta unilaterale'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115522187643801150</id><published>2006-08-12T16:55:00.000+02:00</published><updated>2006-08-12T11:41:23.776+02:00</updated><title type='text'>Israele trae la legittimità a esistere non dall’altrui riconoscimento o pelosa carità, ma dalla Legge</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/israeleb.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/israeleb.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Umberto Silva - Il vino di Cana ora è sangue, Satana sghignazza.&lt;br /&gt;Hezbollah, il partito di Dio, si pavoneggia, applaudito, sulla scena internazionale.&lt;br /&gt;In una mano tiene un missile, nell’altra il corpo di un bambino dilaniato. Ma prima di unirsi al coro di urla contro Israele sarebbe bene ricordarsi che tutti coloro che combattono nel nome di Dio incarnano il fior fiore della milizia infera.&lt;br /&gt;Una vecchia storia: per onorare il Santo Sepolcro appena riconquistato, i crociati di Goffredo di Buglione scannarono trentamila ebrei e altrettanti musulmani. Come pensare di avere a che fare, oggi e allora, con devoti a qualcosa che non sia il nulla? Come dialogare con coloro che hanno una sola idea fissa: distruggere Israele, il pensiero, Dio? I nichilisti sono i kamikaze dell’anima e, poiché è impossibile annientarla, a un certo punto si fanno saltare in aria. Uccidendo l’altro si cerca di nobilitare l’assassinio dell’io. E’ la logica dell’aborto: si uccide per non nascere; nascere è rischioso, dolorosamente gioioso. Ciò detto, è giusto l’intervento di Israele in Libano, questo intervento? Soprattutto: che cosa è in gioco?&lt;br /&gt;Non ho mai conosciuto due umani uguali tra loro, e penso che questo valga anche per gli arabi. Se si crede che siamo fatti con lo stampino, figli del luogo e della tradizione in cui ci troviamo a nascere, meglio andare a puttane e finirla qui di blaterare. Fortunatamente l’esperienza ci dice che ciascuno esiste in un’inarrestabile differenza… persino da sé: a ogni parola pronunciata già non si è più come prima. Quando sento parlare d’identità, la mia mano corre alla pistola. Sospinto da contrastanti pulsioni, sono fiero d’essere un mucchio di gente… con cui mai prenderei un caffè. Sunniti, sciiti, cristiani, ebrei, italiani: illusionismo, allucinazione.&lt;br /&gt;Non c’è popolo, razza, classe, sesso, ma ciascuno esiste, quando esiste, in una solitaria moltitudine. Ogni ostentazione di appartenenza è di comodo: un tornaconto o un alibi. Non c’è ebreo, non c’è arabo e a nessuno la terra è stata promessa, a nessuno donata. Arida la terra dei Padri quand’è fuori del mito, nel realismo. Il diritto si costruisce nell’impresa.&lt;br /&gt;Che ci fanno gli ebrei dalle parti del Giordano? Dissipati i fumi gloriosi del ritorno e della riconquista, appare un paese democratico e pensante, qualcosa di prezioso… in un deserto di schiavitù: dittatori, sceicchi, mullah e prepotenti di ogni tipo tengono uomini e donne prigionieri dell’ottusità, carne da macello.&lt;br /&gt;Un miraggio o un’oasi, Israele? Certo una provocazione. Invidiarla, odiarla, o ammirarla?&lt;br /&gt;A molti la sua voglia di vivere pare eccessiva, la si vorrebbe un tantino più malinconica, sottomessa e spenta; ai governanti di un paese che in cent’anni non è riuscito a debellare la mafia, la camorra e tutto il resto, che ha deciso di conviverci e talvolta lo dice chiaramente, che per catturare un capo mafioso impiega quarant’anni, suona blasfemo l’intervento israeliano in Libano. Ma perché ‘sti ebrei non convivono con le katiushe e con le promesse di morte di Mahmoud Ahmadinejad? Che sarà mai qualche razzo in testa per chi è stato graziato da Auschwitz? Ringrazino la loro buona stella e stiano contenti.&lt;br /&gt;Che cosa farsene dell’amore universale? Partiamo da lì, da Auschwitz. Gli ebrei avevano conosciuto la ferocia dei nazisti, ma anche il disprezzo e la noncuranza dei democratici perfino durante il massacro, e dopo. Che cosa farsene dell’amore universale che improvvisamente li circondò? Trappola infernale, lo rifiutarono preferendo l’onore delle armi. Purtroppo, nella loro ansia di riscatto, di conquistare il rispetto sul campo di battaglia, si trovarono a guerreggiare con un rivale anacronistico, vecchio di tremila anni. Brutto affare un nemico non all’altezza. Finché gli ebrei furono pochi e male armati riuscirono a entusiasmare, ma ben presto i successi d’Israele cominciarono a essere guardati con crescente sospetto e riprovazione. La sedicente coscienza del mondo, l’Europa, non parlò più di gloria ma di sopraffazione. Con questo intervento in Libano ancora una volta Israele sceglie l’inamabilità, suscitando rimbrotti e accuse, mettendo in serio imbarazzo i suoi stessi sostenitori. Lo credo bene: si chiama Libano ma ha anche un altro nome il paese che le bombe colpiscono: Europa.&lt;br /&gt;Ecco il secondo fronte, ecco a chi sono dedicate le bombe libanesi, e all’Onu, a tutti coloro che condannano il nichilismo ma ci convivono e fanno affari. Ancora una volta Israele trae la sua legittimazione a esistere non dall’altrui riconoscimento o pelosa carità, e nemmeno da un arcaico diritto o risarcimento, ma dalla Legge, quella Legge che con forza Israele pone innanzi a coloro che apertamente o subdolamente la trasgrediscono.&lt;br /&gt;Per la paranoia, per il tentativo di fottere l’altro appellandosi a Dio o all’amore universale, la Legge è l’unica cura.&lt;br /&gt;Un eccesso di severità, in quest’ultimo intervento, nell’applicarla? Il genio d’Israele poteva inventarsi qualcos’altro? Forse sì, forse no, cambio idea tre volte il giorno; l’ho scritto poc’anzi: sono un mucchio di gente e non tutta raccomandabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Il Foglio - 10 Agosto 2006&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115522187643801150?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115522187643801150/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115522187643801150' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115522187643801150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115522187643801150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/israele-trae-la-legittimit-esistere.html' title='Israele trae la legittimità a esistere non dall’altrui riconoscimento o pelosa carità, ma dalla Legge'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115528304844867468</id><published>2006-08-12T09:52:00.000+02:00</published><updated>2006-08-11T10:00:29.920+02:00</updated><title type='text'>La Prima Internazionale dell’odio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/islamComb.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/islamComb.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Magdi Allam - &lt;b class="b"&gt;La guerra in Medio Oriente sta consacrando la nascita&lt;/b&gt; di un «fronte internazionale antimperialista », formato da gruppi terroristici e Stati islamici, nonché da Paesi sudamericani, europei e asiatici che s’ispirano al comunismo. L’immagine emblematica è di appena due giorni fa, ritrae il presidente venezuelano Hugo Chavez che, abbracciando l’iraniano Mahmud Ahmadinejad all’aeroporto di Teheran il 29 luglio, paragona Israele ad Adolf Hitler sostenendo che «gli ebrei stanno facendo la stessa cosa con i libanesi, uccidendo bambini e centinaia di persone innocenti». E, replicando ad Ahmadinejad che l’ha esaltato come «il nostro fratello combattente », Chavez formula la solenne promessa: «In qualsiasi circostanza saremo accanto alla nazione iraniana. La storia ha dimostrato che quanto più siamo uniti, tanto più possiamo resistere e combattere l’imperialismo ». &lt;/span&gt;&lt;div class="doc" lang="it"&gt;&lt;div class="articolo"&gt;&lt;div class="testo"&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Si sta così completando il quadro complesso&lt;/b&gt; di una rete di contropotere globalizzato che coniuga il fanatismo religioso islamico con l’odio ideologico comunista contro l’America e Israele. In una prima fase c’è stata la saldatura tra il movimento terroristico islamico sunnita palestinese Hamas e il movimento terroristico islamico sciita libanese dell’Hezbollah, realizzatasi con l’attentato del 12 luglio scorso (8 soldati israeliani uccisi e due rapiti) che ha provocato l’estensione della guerra in Libano, dopo l’iniziale deflagrazione nei territori palestinesi a seguito dell’attentato del 25 giugno (2 soldati israeliani uccisi e uno rapito). In una seconda fase c’è stato l’immediato sostegno dell’Iran e della Siria, confermando il loro ruolo di sponsor del terrore di Hamas e dell’Hezbollah, e rendendo manifesto il rapporto tra burattinai e burattini. In una terza fase c’è stata la discesa in campo di Al Qaeda con il discorso di Ayman Al Zawahiri diffuso il 27 luglio, in cui annunciando che «non possiamo guardare la pioggia di razzi che cade sui fratelli musulmani a Gaza e in Libano e rimanere in silenzio», ha lanciato un appello «ai musulmani di tutto il mondo per combattere e diventare martiri nella guerra contro i sionisti e i crociati». Ebbene ciò ha segnato l’avvio della saldatura tra il terrorismo islamico globalizzato di Al Qaeda, il terrorismo autoctono palestinese e libanese e la strategia del terrore di Iran e Siria. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Infine si sta assistendo alla quarta fase&lt;/b&gt; che indica la formazione di un fronte internazionale accomunato dall’ideologia dell’odio e della guerra all’America e a Israele. Ad esso aderiscono tre capi di Stato sudamericani, il venezuelano Hugo Chavez, il cubano Fidel Castro e il boliviano Evo Morales che partecipano a un patto chiamato Alba (Alternativa bolivariana per le Americhe), in chiave anti Stati Uniti. Ricevendo Chavez e Castro a La Paz il 5 gennaio 2006, Morales disse: «Siamo qui per partecipare alla lotta contro il neoliberismo e l’imperialismo. Questo millennio è del popolo, non dell’Impero ». Al che Chavez rispose: «L’asse del male sono Washington e i suoi alleati, che minacciano e uccidono. Noi stiamo formando l’asse del bene, l’asse del secolo nuovo». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;A quest’asse aderisce anche il dittatore&lt;/b&gt; bielorusso Alexandr Lukashenko, che dopo aver ricevuto negli scorsi giorni Chavez a Minsk, ha elogiato Hitler: «L’ordine tedesco si è sviluppato in secoli, ma sotto Hitler ha raggiunto il suo culmine. Ed è così che io interpreto una repubblica presidenziale e il ruolo di leader». Il fronte internazionale antimperialista include necessariamente il dittatore nordcoreano Kim Jong Il che ha appena minacciato la guerra globale contro gli Stati Uniti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Dietro le quinte c’è il ruolo ambiguo della Russia di Putin&lt;/b&gt;, che ha appena venduto armi per un miliardo di dollari a Chavez, sponsorizza il nucleare iraniano e protegge il regime siriano. E l’Unione Europea da che parte sta? È arrivato il momento della scelta cruciale perché non è immaginabile una politica di equidistanza o equivicinanza tra la nuova centrale dell’odio e del terrore globalizzato e gli alleati tradizionali che, pur sbagliando, stanno reagendo al terrorismo e alla barbarie di chi nega il diritto alla vita e alla libertà di tutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="firma"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="data-pubb" e="http://www.jclark.com/xt/java/FormattaData"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;da&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Corriere della Sera, 31 luglio 2006&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115528304844867468?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115528304844867468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115528304844867468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115528304844867468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115528304844867468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/la-prima-internazionale-dellodio.html' title='La Prima Internazionale dell’odio'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115520258729167051</id><published>2006-08-11T11:35:00.000+02:00</published><updated>2006-08-10T11:44:35.886+02:00</updated><title type='text'>L'invasione silenziosa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/stranierib.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/stranierib.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Lino Siciliano -  L'Europa se n'è accorta da tempo: il multiculturalismo è fallito. Così, corre ai ripari. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sì agli immigrati, ma selezionati e integrati&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;E' fallito con le banlieue di Parigi, con gli attentati di Londra e di Madrid con il fallito attentato in GB, sì perchè questi eventi sono avvenuti non da persone che provenivano da fuori ma da islamici nati, cresciuti e scolarizzati nei paesi colpiti, ma ancor più ha sconvolto un sondaggio in cui venivano appoggiati, dalla comunità islamica, gli attentati in percentuali che superavano il 20%, contrari erano il 40% e il resto anche se non le appoggiava ma neanche le rinnegava. Ma cosa ancora più grave è che le percentuale maggiori di appoggio si avevano nei paesi in cui si erano varate leggi più favorevoli per gli immigrati. In altre parole, il fenomeno in cui: tanto più pieghi la schiena tanto più strillano.&lt;br /&gt;Ciò che gli occidentali considerano un gesto di buona volontà, i mediorientali lo ritengono spesso &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;un segno di debolezza&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Essere cittadini vuol dire &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;condividere i valori di un Paese&lt;/span&gt; e per questo serve tempo, comprendere elementi di civiltà che la storia ha sedimentato nel nostro Paese lentamente e faticosamente.&lt;br /&gt;L'oikofobia, la politica di negazione e umiliazione della cultura europea a favore di quella degli immigrati portata avanti dalle sinistre europee è devastante.&lt;br /&gt;Si continua a strillare che il numero di immigrati è basso rispetto ad altri paesi, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;circa il 2%&lt;/span&gt; ma l'errore che viene fatto è quello di vedere oggi e non domani, nelle nostre scuole il numero dei bambini extracomunitari è pari &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;al 4,1 per cento&lt;/span&gt; dell'intera popolazione scolastica:  sei volte in più rispetto al 1995.&lt;br /&gt;Questo è il dato significativo, quello che Arafat definiva la "bomba" del ventre delle donne palestinesi.&lt;br /&gt;C'è addirittura chi vuole introdurre il cosiddetto "ius soli". Cioè a dire il diritto per chiunque nasca nel nostro territorio, ad ottenere immediatamente la cittadinanza. Ad oggi, invece, nel nostro Paese vige il cosiddetto "ius sanguinis": ovvero il diritto ad ottenere la cittadinanza italiana per chiunque abbia "sangue italiano", anche se residente all’estero. Lo ius soli è stata abolita in Gran Bretagna e Irlanda e non è presente in altri paesi europei.&lt;br /&gt;Il principio guida dovrà essere: passare dall'immigrazione "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;subìta&lt;/span&gt;" a quella "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;scelta&lt;/span&gt;". A Padova si è dovuto erigere un muro, creando un ghetto per proteggere i cittadini.&lt;br /&gt;E questo con solo il 2%....&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115520258729167051?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115520258729167051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115520258729167051' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115520258729167051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115520258729167051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/linvasione-silenziosa.html' title='L&apos;invasione silenziosa'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115519406970778177</id><published>2006-08-10T09:12:00.000+02:00</published><updated>2006-08-10T09:15:36.530+02:00</updated><title type='text'>Immigrati e violenze Padova alza un muro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/extracomunitarib.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/extracomunitarib.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Paolo Beltramin - È tutto di acciaio, è lungo 84 metri e alto tre. Per la giunta padovana di centrosinistra «era l'unica soluzione possibile in tempi brevi». Il governatore del Veneto Giancarlo Galan l'ha paragonato al muro di Berlino. Remo Sernagiotto, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, lo considera «il simbolo della resa alla delinquenza» in una città diventata la «Beirut dell'Occidente».&lt;br /&gt;Come a Berlino nell'agosto del 1961, gli operai hanno fatto tutto in poche ore. Il «muro di Padova», però, l'avevano voluto con forza gli abitanti della zona di via Anelli. Soprattutto dopo l'ultima notte di guerriglia tra immigrati, il 26 luglio. Nei palazzoni del complesso «Serenissima», cuore del quartiere- ghetto, i controlli stanno aumentando. All'ingresso c'è un posto di blocco fisso della polizia, come un check point. Sul retro la parete d'acciaio ha sostituito la vecchia rete di filo spinato. Qui, attraverso i fori, spacciatori e clienti si scambiavano droga e denaro. Da qui i pusher riuscivano a scappare alla polizia, arrampicandosi sulla rete o bucandola. Paolo Manfrin, portavoce di oltre cinquecento residenti del quartiere, non teme «la militarizzazione della zona». Anzi, «dopo dieci anni passati con la paura di uscire di casa, la militarizzazione è proprio quello che chiediamo».&lt;br /&gt;La barriera è costata al Comune 80 mila euro. Ma non è la spesa a disturbare Galan, che sul tema della sicurezza ha sempre puntato: la sua ultima proposta, datata martedì, è quella di costituire la Regione parte civile in tutti i processi «avviati per fatti commessi dopo la scarcerazione da chi ha beneficiato dell'indulto». Per il governatore il problema è «ideologico»: «Dal muro di Berlino a quello di Padova, la sinistra è così arrogante da concedersi il lusso politico ed etico di costruire un muro per dividere, per separare il bene dal male». Dal Comune Marco Carrai, assessore alla polizia municipale, respinge al mittente: «Sono solo chiacchiere di gente che non ha mai fatto nulla di concreto per risolvere la situazione. Noi almeno ci stiamo provando».&lt;br /&gt;Non tutti, nemmeno nel centrodestra, gridano allo scandalo. «La realtà è che l'idea del muro l'avevo avuta già io, quando ero assessore comunale alla sicurezza — racconta Maurizio Saia, senatore padovano di An —. Era anche scritta nel nostro programma, se fossimo rimasti in Municipio l'avremmo realizzata nei primi cento giorni. Alcuni miei alleati dovrebbero capire che non è obbligatorio attaccare il centrosinistra sempre e su tutto, altrimenti si rischiano brutte figure».&lt;br /&gt;Carrai non approfitta della «sponda da destra», perché «quando si è costretti a fare un intervento come questo, non c'è comunque da festeggiare». In fondo, se i controlli sono aumentati, la sostanza a Padova è ancora la stessa: ieri mattina la polizia ha arrestato tre immigrati in via Anelli. Uno aveva 120 grammi di cocaina. E poco distante, in zona Portello, nella notte un gruppo di magrebini ha lanciato sassi e bottiglie contro alcuni bar. Poco prima uno di loro era stato cacciato da un locale, e così ha chiamato rinforzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Corriere della Sera - 10 agosto 2006&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115519406970778177?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115519406970778177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115519406970778177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115519406970778177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115519406970778177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/immigrati-e-violenze-padova-alza-un.html' title='Immigrati e violenze Padova alza un muro'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115513438568883335</id><published>2006-08-09T16:35:00.000+02:00</published><updated>2006-08-09T16:39:45.693+02:00</updated><title type='text'>La bacchetta magica non ha funzionato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/AlJiehb.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/AlJiehb.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;i&gt;di&lt;/i&gt; Gianni Riotta -   &lt;span class="span" id="U1202590890236eEF" style="font-weight: bold;"&gt;Se qualche lettore si ostina a capire &lt;/span&gt;la guerra in Libano senza tifare rauco, eccone le verità nascoste. Tanti reclamavano l'intervento urgente dell'Onu, americani pro Israele e francesi pro Libano mettono a punto, a fatica, una risoluzione, ma la bacchetta magica fa cilecca. Da Beirut il premier Fouad Siniora, sostenuto dalla Lega araba, dice di no, offeso dalla richiesta di ritiro e disarmo per Hezbollah, con Israele autorizzata a restare nel Libano meridionale fino al dispiegamento delle forze di pace. Siniora elogia «la leggendaria resistenza di Hezbollah» contro Israele, dichiarando però che d'ora in avanti «sarà l'esercito libanese a portare le armi». Tradotto dal Mediorientese vuol dire, «Hezbollah incassa la vittoria morale contro Gerusalemme, ma fermati prima che il Paese sia distrutto». Il ministro degli esteri francese Philippe Douste- Blazy (senza offesa, ma la diplomazia di Parigi non sarebbe più ascoltata nell'era di Google se i ministri non avessero sempre nomi da Corte del Re Sole, Douste- Blazy, Galozeau de Villepin, che fine ha fatto la Republique di Saint Just?) è ottimista che i rivali diranno di sì, il premier inglese Tony Blair pronostica invece una seconda risoluzione Onu, per avere in parallelo la ritirata di Israele e il dispiegamento delle forze di pace.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="doc" lang="it"&gt;&lt;div class="articolo"&gt;&lt;div class="testo"&gt;&lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202590890236BzE" style="font-weight: bold;"&gt;Secondo la rivista «Foreign Policy» ne faranno parte, &lt;/span&gt;Egitto e Turchia musulmani, con Francia — «Abbiamo sempre fatto il nostro dovere in Libano» dice sussiegoso a Le Monde il presidente Chirac, trascurando di menzionare gli esiti, non felicissimi di quei doveri —, Germania e Italia. I tedeschi dovranno puntare le armi anche sugli israeliani e soffrono l'handicap psicologico. Per gli italiani soffro io, immagino che i partiti che ci han fatto ritirare dall' Iraq e vorrebbero abbandonare Kabul saranno stavolta per il sì, in odio a Gerusalemme e persuasi di proteggere i poveri libanesi, che piangono settecento morti. Ma quando Hezbollah proverà a forzare i posti di blocco Onu (dico «quando», non «se»), che faranno i nostri? Resistere li esporrà alla carneficina che ha visto centinaia di morti americani e francesi a Beirut 1983. Sono perché l'Italia si impegni, cosciente di andare al fronte, ma detesto l'ipocrisia di chi considera la missione afgana «guerra» e quella libanese «pace» (parlo di lei, dottor Strada).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U1202590890236VJI" style="font-weight: bold;"&gt;La tana di vipere che Hezbollah ha aperto &lt;/span&gt;con astuzia, rapendo il 12 luglio due riservisti israeliani e uccidendone otto, spargerà a lungo veleni. Mahmoud Ali Suleimani, uno dei miliziani del Partito di Dio che ha preso parte al raid, ha confessato dopo la cattura di essere stato addestrato in Iran, con transito in Siria. Teheran e Damasco sono il capolinea della guerra. La Siria dice — tramite l'ambasciatore all'Onu Imad Moustapha — se Bush ci chiama diamo una mano. Bush non telefona al giovane Bashar al Assad, oftalmologo di corta vista strategica, malgrado gli inviti del New York Times. L'Iran usa Hezbollah come schermo e lavora al suo nucleare. Peter Bouckaert, dell'associazione umanitaria Human Rights Watch, conclude sconsolato «Tutti si vantano di aver ragione e ignorano i propri abusi e violenze».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="span" id="U120259089023683E" style="font-weight: bold;"&gt;La pace che auspicano le persone di buona volontà &lt;/span&gt;ha bisogno di un accordo tra Israele e Palestina, un'intesa tra Usa ed Europa per governare le crisi, un segretario nuovo alle Nazioni Unite, un negoziato a brutto muso, bastone duro e carota saporita, con la Siria, un contenimento dell' Iran populista di Ahmadinejad e un piano per l'Iraq, dopo le follie di Rumsfeld. Fino ad allora il sospirato cessate il fuoco sarà come il fresco maestrale di agosto, un annunzio di inverno gelato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;      &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="data-pubb" e="http://www.jclark.com/xt/java/FormattaData"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;da&lt;/span&gt; Corriere della Sera, 09 agosto 2006&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115513438568883335?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115513438568883335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115513438568883335' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115513438568883335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115513438568883335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/la-bacchetta-magica-non-ha-funzionato.html' title='La bacchetta magica non ha funzionato'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115651957865318037</id><published>2006-08-08T17:24:00.000+02:00</published><updated>2006-08-29T11:14:40.490+02:00</updated><title type='text'>Il manifesto del totalitarismo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/totalitarismo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/totalitarismo.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:times new roman;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt; Lino Siciliano - In uno scritto di Paolo della Sala alcune considerazioni:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p  style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;font-family:times new roman;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;Il comunismo, unico sopravvissuto dei totalitarismi, non ha mai subito rovesci in Italia, ed anzi è stato santificato dalla sconfitta della sua altera pars nazionalista, nel 1945. Ma è rimasto in ogni cosa fratello del fascismo. Privo di sconfitta e senza contraddittorio culturale, è sopravvissuto come falso presentandosi come movimento di "liberazione e promozione umana"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la crisi degli anni '70 e '80, iniziata col terrorismo e culminata con la caduta del Muro di Berlino, il socialcomunismo si è riciclato in funzione anti-americana, alleato col nazionalismo arabo. Come la cultura islamica non ha alternative culturali di fronte al coranesimo integralista, interpretato come comunque alternativo alla "plutocrazia" e a questa preferibile. Ma la vittoria dell'integralismo islamico non porterebbe al rafforzamento dello Stato  neosocialfascista, come sperano gli incapaciocrati al governo in Italia. In realtà in Francia lo Stato soffocante e accentratore è potuto sopravvivere proprio grazie alla sua capacità di presentarsi come mediatore unico tra le religioni e i gruppi etnico-sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia nel futuro europeo non ci sarà più l'attuale e fragilissimo equilibrio francese. Il rischio è il dominio dell'integralismo in tutte le sue forme, da quella irreligiosa del salafismo alla Bin Laden, alla dittatura dello Stato e della legge da questo imposta attraverso il sacerdozio di stampa, giudici, pop star e politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stessi popoli arabi, che con l'emigrazione forzosa in Europa sono costretti ad abbandonare le proprie terre. Il trasferimento forzoso in un contesto diverso produce un meccanismo di autoghettizzazione, e di riflesso e paradossalmente salva l'Islam, altrimenti condannato all'estinzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rifiuto del mercato, dell'industria, della giusta ricchezza, sono infatti comuni sia alla classe burocratica eurosocialista sia alla classe "rivoluzionaria" islamica. Per rimediare alla povertà intrinseca, dovuta a questo rifiuto, resta una sola strada: quella della guerra (oggi diventata invisibile e indichiarata) e del dominio economico sugli altri stati. Ieri la schiavitù imposta dall'Unione Sovietica ai paesi dell'est, oggi l'emigrazione forzata dai paesi arabizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comunismo si fonda sul superamento nietzschiano della regola basica di ogni civiltà: la distinzione tra bene e male. Abbattuta la distinzione tra bene e male, lo stato, il partito, e l'imamesimo rosso, diventano l'unica fonte di verità.&lt;br /&gt;Il discernimento e la responsabilità sulle azioni vengono delegati e trasferiti dal singolo alla "collettività". In questo modo il singolo viene innocentato, come avveniva nel nazismo e nel comunismo.&lt;br /&gt;Le SS e gli aguzzini di Stalin non a caso si ritenevano "innocenti". La loro giustificazione universale era non a caso il fatto di aver "fatto il proprio dovere" avendo ubbidito a degli ordini. Si dichiarano "non colpevoli" proprio in virtù del processo di purificazione dovuto al trasferimento della "colpa" e della scelta dall'individuo e dalle famiglie al Partito, allo Stato, ai leader pensanti e ai capi salafiti, siano essi no-global o binladisti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  lang="it-IT" style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Ironia della sorte, proprio i paesi che il comunismo lo hanno subìto sono i primi a rinnegarlo, così come in Italia il fascismo o in Germania il nazismo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Non a caso il riformismo proviene da Paesi che si sono immunizzati contro il socialismo, i quali sono ben contenti di essersi lasciati alle spalle quel periodo. Dal 1989 a questa parte, gli Stati dell'Europa centrale e orientale che si sono liberati dal giogo del comunismo hanno introdotto liberalizzazioni e riforme fiscali rivoluzionarie (come la flat tax). Questi Paesi obbediscono alle leggi dell'economia di mercato e ai principi della trasparenza delle spese e non a ideologie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115651957865318037?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115651957865318037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115651957865318037' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115651957865318037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115651957865318037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/il-manifesto-del-totalitarismo_08.html' title='Il manifesto del totalitarismo'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115494948021370420</id><published>2006-08-07T13:11:00.000+02:00</published><updated>2006-08-09T16:40:48.323+02:00</updated><title type='text'>Il peso dei morti non è mai lo stesso</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/warb-a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/warb-a.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;&lt;span class="span" id="U1202588393874uTE" style="font-weight: normal; font-style: italic;"&gt;di&lt;/span&gt;  &lt;/b&gt;&lt;span class="b"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="b"&gt;Andrè Glucksmann&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="b"&gt; - &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;L’indignazione di tanti indignati m’indigna.&lt;/b&gt; Per l’opinione pubblica mondiale certi morti musulmani pesano quanto una piuma, altri tonnellate. Due pesi, due misure. Il massacro quotidiano di civili a Bagdad è relegato alla rubrica delle brevi, mentre il bombardamento che uccide 28 abitanti a Cana è elevato a crimine contro l’umanità e solo spiriti rari come Bernard-Henri Lévy e Magdi Allam se ne meravigliano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Perché i 200 mila massacrati del Darfur&lt;/b&gt; non suscitano un quarto delle reazioni d’orrore risvegliate dalle vittime 200 volte meno numerose in Libano? Poiché sono musulmani a uccidere altri musulmani, bisognerà credere che l’assassinio non conti agli occhi delle autorità&lt;/span&gt; coraniche, né per la cattiva coscienza occidentale? La spiegazione non regge, poiché l’omicidio non riveste maggiore importanza quando è l’armata russa, cristiana e benedetta dai Papi, a radere al suolo la capitale dei musulmani ceceni (Grozny, 400 mila abitanti) e uccidere decine di migliaia di bambini. Il Consiglio di Sicurezza non indice riunioni su riunioni e l’Organizzazione degli Stati islamici volge piamente lo sguardo altrove. Ne consegue che solo il musulmano ucciso dagli israeliani vale l’indignazione universale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Bisognerà credere che Ahmadinejad &lt;/b&gt;dia voce a sentimenti covati in segreto dall’opinione pubblica mondiale? Eppure tante coscienze occidentali oltraggiate dai bombardamenti in Libano si proclamano doppiamente indignate se sospettate di antisemitismo. Tenderei a dar loro credito, non pensiamo che il pianeta intero sprofondi nella paranoia antigiudaica! Il mistero si infittisce ancora. Perché tale emiplegia? Perché l’indignazione mondiale monta quando si tratta di bombe israeliane? Le immagini delle devastazioni in Libano—che sconvolgono assai più degli affamati del Darfur e delle macerie in Cecenia—sono implicitamente sottese da una geopolitica surrealista. Chi si sofferma sulle cronache di Cana o Gaza non conta soltanto i feretri dei brutti giorni, gli infelici che si seppelliscono paiono circonfusi di un’aura di annuncio fatale, ignota alle centinaia di migliaia di cadaveri africani o caucasici. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Quanti esperti individuano ormai da decenni&lt;/b&gt; nel conflitto mediorientale il cuore del caos mondiale e la chiave della sua risoluzione? Quale diplomatico tralascerà di ripetere dieci volte e non una che le porte dell’inferno e il Sesamo del ritorno all’armonia internazionale stanno a Gerusalemme? Unostesso copione fisso nelle menti del XXI secolo vuole che tutto si giochi sulle rive del Giordano. Scenario «duro»: finché si contrapporranno 4 milioni di israeliani e altrettanti palestinesi, 300 milioni di arabi e un miliardo e mezzo di musulmani saranno condannati a vivere nell’odio, nel sangue e nell’oppressione. Versione «morbida »: basterà una qualsiasi pace, a Gerusalemme, perché a Teheran, Karachi, Kartum e Bagdad gli incendi si plachino e arretrino dinanzi all’armonia universale. I nostri saggi sono diventati folli? Teorizzano sinceramente e seriamente che in assenza del conflitto israelo-palestinese non si sarebbe verificato nulla di grave, non avremmo avuto la sanguinaria rivoluzione di Khomeini, né le spietate dittature dei partiti Baath siriano e iracheno, né il decennio del terrorismo islamico in Algeria, né i Talebani in Afghanistan, né gli sciami di alfieri di Dio senza fede né legge? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;Un’ipotesi triste e contraria,&lt;/b&gt; di rado evocata, è ancor più verosimile: qualsiasi cessate il fuoco intorno al Giordano resta intrinsecamente instabile finché il palazzo, la strada, buona parte dell’intellighentsia e gli stati maggiori musulmani serberanno intatta la passione antioccidentale. La «mondializzazione» si accompagna immancabilmente a reazioni di rigetto spesso dure, talvolta crudeli. Non occorreva esistesse, dal 1947, l’entità sionista per infiammare l’antioccidentalismo germanico da Fichte a Hitler, l’antioccidentalismo russo che senza sosta è risorto sotto gli Zar come sotto Stalin e ormai Putin. Solo un ingenuo può supporre che la volontà di potenza iraniana, che attinge la sua forza d’urto dalla rivoluzione khomeinista, rintracci nella «questione ebraica » altro che un pretesto a jihadizzare il mondo intero. Una volta cancellata Israele, chi crede che la rivoluzione verde festeggerà il trionfo deponendo le armi? La geopolitica della cattiva fede che consacra il Medio Oriente perno dell’ordine mondiale è diventata la religione dell’Unione europea, la fede di infedeli e poco credenti d’Occidente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="p"&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;b class="b"&gt;I pensatori postmoderni&lt;/b&gt; hanno affermato a torto la fine delle ideologie mentre navigavamo ancora in piena illusione ideologica, dopo aver barattato la speranza fallace della lotta finale con la predicazione angosciata di una catastrofe non meno assoluta e finale. Gerusalemme non è il centro del mondo ma il presunto centro della fine del mondo. La nostra funesta fantasmagoria si nutre di premonizioni apocalittiche. A forza di invocarla, si finirà per credere alla fumosa guerra di civiltà. E a forza di prevederla, la si farà, secondo il metodo ben reso nell’inglese self fullfilling prophecy, il pronostico che si conferma da sé. Il bombardamento degli abitati israeliani con missili del Partito di Dio dà forza alle promesse di annientamento del Padrino iraniano. Tuttavia, sottolinea con ironia Clausewitz, non è l’aggressore ad avviare il conflitto ma è lui a decidere di fermare l’aggressione. Dunque Israele è necessariamente colpevole. Circostanza aggravante: colpevole di una fine del mondodella quale tutto il mondo farnetica. Dalla geopolitica surrealista al delirio, la china è scivolosa.&lt;br /&gt;&lt;span class="b"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="b"&gt;da Corriere delle Sera, &lt;/span&gt;07 agosto 2006&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115494948021370420?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115494948021370420/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115494948021370420' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115494948021370420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115494948021370420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/il-peso-dei-morti-non-mai-lo-stesso.html' title='Il peso dei morti non è mai lo stesso'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115648845792448721</id><published>2006-08-06T08:45:00.000+02:00</published><updated>2006-08-29T11:13:52.490+02:00</updated><title type='text'>Europa pacifista o debole</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/europe.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/europe.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=";font-family:arial;font-size:85%;"  &gt;di Lino Siciliano - Oggi in Europa si arriva ad un paradosso, crollato il muro di Berlino, emerso in modo indiscutibile e inequivocabile il fallimento del comunismo, viene a mancare il &lt;i&gt;“comune nemico” &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;e il cemento delle relazioni transatlantiche si spezza, ed emergono tutti i limiti e le carenze dell’Europa in perenne fase costruttiva.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In realtà se l’allegra "&lt;i&gt;terra di Venere"&lt;/i&gt;, come definisce l’Europa Kagan, non è stata e non viene travolta è solo perché protetta a distanza dal potere militare statunitense.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Molti leader europei, pensano che la propria utopia kantiana della &lt;b&gt;pace universale funzioni solo per le sue intrinseche virtù morali ritenute superiori&lt;/b&gt;, e che quindi possa essere esportata ovunque con la pace e il sorriso.&lt;br /&gt;Dopo l’esperienza tragica delle due guerre mondiali nel secolo XX, gli europei hanno finito per chiudersi in un rifiuto preconcetto e acritico della guerra, e quindi per costruirsi un paradiso terrestre proprio dal quale ritengono di poter facilmente tenere a bada i nemici che la insidiano – ieri il comunismo, oggi il fondamentalismo islamico – attraverso la cultura e la diplomazia.&lt;br /&gt;Oppure più realisticamente, &lt;b&gt;i deboli favoriscono sempre la mediazione e la diplomazia, perché sono gli unici strumenti che hanno&lt;/b&gt;. All’Unione Europea non si porrà mai la questione del quando e come attaccare un altro paese, per la fondamentale ragione che non ha i mezzi per farlo. In queste condizioni, credere nella pacifica convivenza è questione di mancanza di alternative prima che di principi, il Vecchio Continente si illude che il nostro pianeta sia pronto alla pacifica convivenza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  lang="it-IT" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;Sono i forti che comandano e i deboli, se fossero forti, si comporterebbero nello stesso modo.&lt;br /&gt;L’attitudine europea alla diplomazia e alla mediazione nell’affrontare i grossi pericoli internazionali non appartiene affatto alla storia del nostro continente, ma è solo il frutto di un progressivo indebolimento degli eserciti nazionali e della riduzione delle spese per la difesa.&lt;br /&gt;L’Europa non si può permettere il lusso di essere anti-americana e gli Stati Uniti devono comprendere che non potranno mai governare il mondo da soli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  lang="it-IT" style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-size:85%;" &gt;Ma il nostro continente non è un interlocutore unitario, è un Giano bifronte in cui si mescolano vari tendenze dal gollismo, all’anti-americanismo, a un forte atlantismo. Qualcuno, giudica queste diversità come una grande vitalità europea o più realisticamente una incapacità di avere una linea comune dettata da sciovinismo, da retorica, da ideologia, da diverse vedute in un immobilismo che sovente porta alla paralisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Oggi l’Europa anzi l’&lt;b&gt;&lt;i&gt;Eurabia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è impotente anche a causa della forte immigrazione dai paesi musulmani che non permette al continente di prendere posizione, pena forti tumulti interni una sorta di “banlieueizzazione” della UE o peggio una nuova Londra.&lt;br /&gt;L’Europa è semplicemente mummificata e senza idee, e se oggi c’è Israele come capro espiatorio della comunità musulmana, domani sarà proprio il nostro continente in un &lt;i&gt;déjà vu&lt;/i&gt; degli ultimi giorni dell’impero romano con i suoi confini colabrodo che permisero l’invasione. Ma al contrario, di allora, oggi noi abbiamo un alleato che ci ha salvato dal nazismo, dal comunismo e che potrebbe salvarci da questo ulteriore pericolo. Se vogliamo partecipare al &lt;i&gt;novus orbis terranum&lt;/i&gt;, al &lt;b&gt;nuovo ordine mondiale&lt;/b&gt; bisogna che ci diamo da fare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Alle porte c'è la Cina che pacifista non è, capiremo che il nostro primato è crollato quando Taiwan sarà attaccata, perché non è un problema di "&lt;i&gt;se"&lt;/i&gt; ma di &lt;i&gt;“quando”&lt;/i&gt;, e se fino ad ora non l'ha fatto è per paura di rappresaglie.&lt;br /&gt;In altre parole l’Europa non ha più potuto fare a meno degli USA dagli anni ‘40 e tanto meno potrà farlo oggi, questo non significa, a scanso di equivoci, fare guerra ovunque ma più realisticamente fare un forte patto con gli statunitensi ed essere uniti e compatti per salvaguardare i &lt;i&gt;nostri interessi.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115648845792448721?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115648845792448721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115648845792448721' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115648845792448721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115648845792448721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/europa-pacifista-o-debole_06.html' title='Europa pacifista o debole'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115684322478963451</id><published>2006-08-05T11:15:00.000+02:00</published><updated>2006-08-29T11:20:24.796+02:00</updated><title type='text'>Il pacifismo di parte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/pace.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/pace.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: arial;"&gt;di&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; Lino Siciliano - In una manifestazioni i simboli sono parole, esprimono concetti, idee. Pensate ad un corteo in cui ci siano simboli di morte e icone di persone che hanno predicato l'odio, intollerabile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Oltretutto una pace senza &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: arial;"&gt;se&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; e senza &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: arial;"&gt;ma&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt; non può avere colori politici, o schierarsi pro o contro un paese disprezzandolo, gli eserciti o i popoli non sono colpevoli, lo sono i loro capi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:85%;" &gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Allora una bandiera con falce e martello che simbolo di pace è, la stessa issata da Stalin per fare 20 milioni di morti, da Mao per farne 50, da Pol Pot per fare 2 milioni di vittime, issata in piazza &lt;span style=""&gt;Tienanmen&lt;/span&gt; , a Budapest, a Praga, nei Gulag, da Tito, dai Kmer rossi, da Castro e qui mi fermo perché questi numeri sono maggiori dei morti della I e II guerra mondiale messe insieme.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;Ancor più in un paese come l’Italia profondamente percorso da divisioni politiche e ideologiche in cui l’odio ha partorito 100.000 morti nell’immediato dopoguerra fucilati nelle piazze e per le strade senza processi solo perché erano figli di, amici di, padri di, mogli di…. un solco che ha squarciato il bel paese regalandoci un altro ventennio (1969-89) da pseudo rivoluzionari che ha causato una guerra civile e centinaia di morti, dimenticando che una rivoluzione in un paese democratico si chiama golpe.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;L’icona più vista nei cortei è quella del Che, ma lui era un rivoluzionario e &lt;i&gt;“la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza”. &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;L&lt;/span&gt;a sua azione, impersona, come egli scrisse: &lt;i&gt;"l'odio distruttivo che fa dell'uomo un'efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere"&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#000000;"&gt;Bruciare una bandiera è il simbolo di disprezzo per il popolo che c’è dietro e uno schierarsi pro o contro, ma la pace non sta a destra o a sinistra, sopra o sotto.&lt;br /&gt;Se bisogna usare un simbolo allora perché non usare il simbolo di colui che, la pace l’ha gridata anche in mezzo al deserto, tra i “sordi”, tra le minacce e per la quale è morto su una croce si chiamava Gesù.&lt;br /&gt;Se invece si vuole una icona perché non usare quella di un ometto, coetaneo di Hitler, certo non sarà bello e fotogenico come il Che ma conosceva bene cosa era la pace, anche lui ucciso per le sue idee, si chiamava Gandhi.&lt;br /&gt;Non si può tirare la pace da un lato o dall’altro è un diritto universale e come tale deve essere trattato.&lt;br /&gt;Una splendida vignetta di Giannelli illustra la schizzofrenia a cui abbiamo assistito: "un ragazzo chiede al padre se andare in Afghanistan è un atto di guerra o no. E il padre risponde: dipende da chi la vota".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-family: arial;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;In Kossovo senza mandato dell'ONU è giusto in Iraq è sbagliato, in Afghanistan prima era sbagliato ora è giusto e chi parlava di pacifismo senza &lt;i&gt;se&lt;/i&gt; e senza &lt;i&gt;ma&lt;/i&gt; non batte ciglio se si va in Libano mentre se in Darfur ci sono 200.000 morti chi se ne frega tanto lì non ci sono gli USA o Israele, "suo braccio in medio oriente", da contestare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115684322478963451?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115684322478963451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115684322478963451' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115684322478963451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115684322478963451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/il-pacifismo-di-parte_05.html' title='Il pacifismo di parte'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115470630961841226</id><published>2006-08-02T17:44:00.000+02:00</published><updated>2006-08-08T11:23:09.983+02:00</updated><title type='text'>Se vuoi la pace prepara la guerra</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/warb.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/warb.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Lino Siciliano - “&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;Si vis pacem para bellum&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;”,se vuoi la pace prepara la guerra, dicevano i romani che conoscevano bene l’animo umano.&lt;br /&gt;La pace senza se e senza ma significa abdicare a favore di chi predica la guerra, Hitler docet.&lt;br /&gt;La guerra è la politica proseguita con altri mezzi, è un risolvere un problema quando non ci sono altri sistemi.&lt;br /&gt;Si è sentito parlare di “non proporzionalità”, facciamo un pò di chiarezza, prima di tutto la proporzionalità non è comparata all’evento, ma alla minaccia, il problema degli hezbollah non è nuovo e c’è voluta una guerra perchè l’occidente se ne accorgesse.Secondo, il partito di dio è presente al parlamento e al governo per cui un attacco deliberato era un attacco di uno stato sovrano contro un altro.&lt;br /&gt;Terzo, gli hezbollah sono stati eletti democraticamente e in un sondaggio condotto hanno l’appoggio dell’ 89% della popolazione, che quindi sapeva i rischi che correva.&lt;br /&gt;Se a tutto questo aggiungiamo un novello Hitler, presidente dell’Iran che vuole cancellare Israele il quadro è ancora incompleto ma si delineano gli scenari in cui si deve muovere lo stato israeliano.&lt;br /&gt;E tanto per completare, l’intera Eurabia, come ormai viene chiamata l’Europa che è incapace di reagire pena forti tumulti dal mondo islamico interno e dall’estrema sinistra e contro gli “ebrei” anche l’estrema destra.&lt;br /&gt;L’unico appoggio che ha avuto Israele è quello statunitense, mentre l’intera Europa si è defilata quando non era contro riuscendo a fare un vertice a Roma invitando Iran e Siria cioè i principali artefici della destabilizzazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Bisogna essere realisti e capire che una eventuale sconfitta di Israele sarà la sconfitta dell’occidente e dell’Europa in particolare, perchè loro sono l’unico ostacolo a un Islam che va “dall’Asia alla Spagna” come ha più volte detto Al Qaeda e noi non abbiamo, come più volte dimostrato, la determinazione, la volontà e il coraggio per impedirlo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115470630961841226?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115470630961841226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115470630961841226' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115470630961841226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115470630961841226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/se-vuoi-la-pace-prepara-la-guerra.html' title='Se vuoi la pace prepara la guerra'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-32185974.post-115479138900097747</id><published>2006-08-01T17:17:00.000+02:00</published><updated>2006-08-08T11:23:38.033+02:00</updated><title type='text'>Canone Rai anche per cellulari e computer</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/1600/tvb.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/537/3470/320/tvb.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Lino Siciliano - Non molti sanno che il canone Rai è un’&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;imposta&lt;/span&gt; e non una tassa e, quindi, di prestazione dovuta non in funzione della fruizione di un particolare servizio, bensì in funzione della semplice detenzione di un qualunque apparecchio astrattamente idoneo a captare l’emittenza radio televisiva.&lt;br /&gt;In altre parole &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;qualsiasi apparecchio capace di ricevere segnali televisivi è soggetto all’imposta&lt;/span&gt;, sia che oggettivamente lo usiate per tale scopo o meno, ad esempio i cellulari di nuova generazione abilitati alla ricezione televisiva indipendentemente se voi lo usiate per quello scopo o meno.&lt;br /&gt;Considerando il tempo della diffusione di nuove tecologie sui cellulare e il fatto che i cellulari in Italia sono diffusi in qualsiasi famiglia, fra un paio d’anni il 100% delle famiglie italiane pagherà il canone e se pensiamo che sono assoggettabili anche i PC anche il 100% delle aziende pagheranno.&lt;br /&gt;In una intervista su &lt;a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1592611&amp;r=PI"&gt;punto-informatico&lt;/a&gt; al dott. Vincenzo Busa direttore centrale Normativa e Contenzioso dell’ente, trincerandosi dietro una montagna di reggi decreti, leggi e leggine ammette che questo è l’andazzo.&lt;br /&gt;Si sono fatte moltissime privatizzazioni comprese quelle dell’ energia (la Francia si è guardata bene dal farlo) e delle autostrade (monopolio privato) che incidono sulla vita degli italiani mentre si guardano bene dal privatizzare la Rai che incide sulle forze politiche.&lt;br /&gt;Un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;servizio pubblico&lt;/span&gt; è (o dovrebbe essere) al servizio del cittadino, mentre la tv di stato è al servizio della maggioranza parlamentare di turno che cambia dirigenti a ogni cambio di governo.&lt;br /&gt;Allora perchè non fare una petizione per privatizzare la Rai e toglierci questo balzello medioevale prima che ci facciano pagare il frigo perchè riesce a ricevere segnali TV.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/32185974-115479138900097747?l=liberaidea.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberaidea.blogspot.com/feeds/115479138900097747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=32185974&amp;postID=115479138900097747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115479138900097747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/32185974/posts/default/115479138900097747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberaidea.blogspot.com/2006/08/canone-rai-anche-per-cellulari-e.html' title='Canone Rai anche per cellulari e computer'/><author><name>Lino Siciliano</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
